Archivio per dicembre, 2010

Leggo su una prestigiosa rivista di moda:
“Tacco 12? No problem.
Tacchi vertiginosi senza mal di piedi grazie al filler all’acido ialuronico. Si riempie la pianta del piede con acido ialuronico denso, in modo da creare una specie di soletta. In questo modo si allevia la pressione che si esercita sulle dita dei piedi quando si indossano i tacchi alti. Il trattamento va ripetuto: una sola fiala di acido ialuronico, iniettato in forma densa per formare una bolla morbida, può durare anche sei mesi e viene assorbito nel tempo. il costo: circa 265 euro.”
Non c’è di ché… il tacco Vertigo è diventato emblema, status sociale per la donna che vuole dimostrare la sua carica erotica, di stampo prettamente patriarcale in quanto il tacco modifica la postura del fondoschiena. Ma tra depilazioni radicali, gommage della pelle, iniezioni di collagene, shock acidi per lisciare i capelli… l’eterno femminino sembra ormai vicino alla trasformazione in Alien. Pronte a ogni sacrificio, altroché cilicio! E chi vede i surreali confronti tra lifting e botulini televisivi non vede ormai niente di diverso da un film dell’orrore…
Sull’acido ialuronico ho trovato una interessante rassegna sul blog Sai cosa ti spalmi? “come farsi belle senza distruggere il pianeta”
Dada.
Chiude il ciclo di proiezioni, per ora, in provincia, l’appumento di domani alle 21, ingresso libero, presso il centro sociale Oltrefrontiera (via Leoncavallo 15, villa san Martino), del documentario di Katia Bernardi sulla vita delle badanti in Italia. Emozionante, istruttivo, ci fa capire che sono queste le donne che ci chiedono oggi di sfidare la nostra cultura, e di essere loro amiche, di capire perché nel nostro Paese nascondiamo il problema dell’anzianità scaricando spesso tutto sulle loro spalle. Molto belle le interviste fatte nei loro paesi ai loro famigliari. Partecipate!
I “fuochi della Venuta”… senza i fumi della retorica.
Sul comunicato del circolo Nuova Italia Fano che annuncia l’accensione del fuoco da parte di G. D’Anna (Pdl).
Isthar, Iside, Demetra, Artemide, Cibele, Core, Diana, questi erano i nomi della divinità femminile, regolatrice della fertilità della terra, che veniva salutata o la sera dell’8 o quella del 9 dicembre in tante civiltà pre-cristiane prive ancora del nostro calendario.
Con la definizione in Italia del cattolicesimo, la tradizione di accendere fuochi, già conosciuti nelle campagne come “Faoni” o “Faugni”, viene recuperata come “Fuochi della venuta”, celebrativi del passaggio della Casa di Nazareth dal territorio minacciato della Palestina, teatro di sanguinose guerre di religione e del colonialismo Crociato, verso Loreto.
I fuochi, ridenominati volgarmente nel 14esimo secolo “Fuochi della Madonna” sono quindi la versione “cattolicizzata” dei fuochi pagani di saluto alla fertile terra che proprio nei primi giorni di dicembre vede le prime gelate; il silenzioso letargo dell’inverno veniva così salutato con l’augurio del ritorno del caldo e la speranza di raccolti abbondanti espressa nel momento della preparazione finale dei terreni.
Fa senso che su questa tradizione si esprima ora il tentativo demagogico di formazioni politiche di destra, alla ricerca di una propria identità, che vogliono mostrare dei fuochi solo il lato tradizionalista cattolico.
Ancora più senso fa vedere Giancarlo d’Anna, del Pdl, ed un sacerdote, accendere e benedire il loro Fuoco impregnato di ideologia:
due uomini che si eleggono celebratori di una tradizione in realtà in una Italia dove proprio la politica Pidiellina sta cementificando anche gli ultimi spazi di campagna ai margini della città, gli “orti”.
La tradizione dei fuochi, che spontaneamente vedeva noi donne quali protagoniste, è così stravolta.
Il culto della Madonna Nera di Loreto del resto era già esempio di revisionismo: anche su questa infatti è scesa la scure ideologica che vuole manipolare e separare le tradizioni popolari l’una dall’altra stendendovi sopra il velo dogmatico.
La Chiesa ha sempre infatti affermato che il volto della Madonna di Loreto sarebbe nero perché “affumicato dalle candele dei devoti”, in realtà la Madonna è nera perché simbolo di antiche divinità madri, nera di pelle per una questione non solo simbolica (il nero come colore dell’infinito generatore) ma anche storica. Altroché candele!
Del resto in una Paese come l’Italia, con un presidente del consiglio che dice che Obama è “abbronzato” e con politici come lo stesso d’Anna, che hanno spesso fatto della battaglia contro la presenza di una sparuta e povera minoranza Rom il loro armamento caricato a salve di luoghi comuni … non c’è da stupirsi che anche i fuochi del 9 dicembre diventino triste occasione retorica.
Un’occasione che, a detta degli organizzatori autoproclamatisi custodi della “tradizione” si chiude a salsiccia e vino … quando in alcune culture contadine del mezzogiorno proprio in questa occasione si mangiava durante il giorno solo pane … e senza circoli pidiellini.
Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino. In occasione dell’otto dicembre 2010.

Abbiamo notato che molte donne trovano il nostro blog cercando nel web informazioni sull’uso della pillola del giorno dopo e sulle sedi dei consultori presenti nella nostra provincia (Pesaro e Urbino, Marche).
Pensiamo di fare quindi cosa utile a tutte pubblicando un riepilogo degli indirizzi dei Consultori della provincia, strutture pubbliche presso le quali è possibile rivolgersi anche, tra l’altro, per la prescrizione di questo contraccettivo, che potete da oggi trovare nella nostra pagina: Consultori in provincia.
Qui di seguito pubblichiamo un sommario dei casi nei quali è possibile e consigliato servirsi della “pillola del giorno dopo” . La pillola del giorno dopo è un farmaco contraccettivo, che evita cioè allo spermatozoo di fecondare l’ovulo, utile per evitare gravidanze indesiderate. Una descrizione dei principi chimici della pillola del giorno dopo la trovate anche qui in Wikipedia.
Ricordiamo che esiste anche il consultorio laico Aied , presente nelle Marche ad Ascoli Piceno (tel. 0736.259457).
Da “La pillola del giorno dopo. Dal silfio al levonorgestrel” di Carlo Flamigni e Corrado Melega, edizioni L’asino d’oro 2010, Aied, Associazione italiana per l’educazione demografica.
“La pillola del giorno dopo: quando?
-Se si usano metodi naturali (astinenza nei giorni fertili) e si realizza di aver fatto male i conti
-nel caso si siano avuti rapporti sessuali non protetti negli ultimi 5 giorni
-nel caso in cui negli ultimi 5 giorni si sia utilizzato in modo improprio il metodo anticoncezionale abitualmente impiegato o ci si sia resi conto che il metodo è fallito
-se si è usato un preservativo ma non per tutto il tempo del rapporto, oppure se il preservativo si è rotto, o si è sfilato quando il pene era ancora in vagina
-se la donna ha dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale per più di 3 giorni, oppure se si è accorta di aver assunto la “minipillola” (cioè il progestinico a basso dosaggio) con 3 o più ore di ritardo rispetto all’ora stabilita
…” e in tutti gli alri casi (diaframma anticoncezionale spostato o rimosso, coito interrotto fallito (cioè con eiaculazione in vagina o sui genitali), compressa spermicida che non si è sciolta, dispositivo IUD espulso accidentalmente, uso di farmaci che possono aver neutralizzato l’effetto della pillola anticoncezionale…) che consigliano il parere medico e la prescrizione della pillola del giorno dopo.
Femminismi.




