- All’itaLiane, versi dei 150 anni
Abbiamo il piacere di ospitare il primo dei sei componimenti di Dada Knorr scritti in occasione del festeggiamento dei 150 di lesbismo unito. Prosit!
n.1, Nessuna dote.
nessuna dote
per la figlia lesbica è prevista
dagl’italici usi
non cassettoni per lino fiorentino
con cifre ricamate ai matrimoni
né candide garze schiudon
olezzanti lavande atte a lenir
il piede maritale
no
solo in maturità il letto saffico fiorisce
di lenzuola ereditate,
le federe spaiate lasciano il campo
ed aviti tovaglioli ancora intonsi
con scritto “lei” e “lui” s’aprono
in bagno a deterger sol fiche
Ahi madri! Ahi nonne e zie!
eppur serbavate anche per noi
ormai scipite amanti incanutite
i punti croce ambiti, simbol di nostri
familiari riti!
e noi soffrimmo di nozze festeggiate
con affettati risi e pei perlacei rasi
sciorinati alle sorelle ingrate
che i bauli vuotaron tutte svelte
per impinguare i loro armadi a rate …
or nella maturità e nel divorzio usato
esse dispiegan stanche alla lor vista
il blasonato copriletto di batista
mentre noi, come novelle spose
con un connubio più o meno cristallino
ci emozioniamo per un set da tavolino:
esso s’appaia sì perfettamente
con le due tazze col “love” decorato
già regalate dalla zia Giovanna
quando mettemmo sù cuori e capanna,
unico segno di benedizione
obliqua, portentosa e matriarcale
al nostro candido tormenton nuziale.




febbraio 23, 2011 at 10:59 am
Pregiatissima poeta, è con piacevolissima sorpresa che m’imbatto in questo suo componimento.
Che noi donzelle non s’abbia tradizional accesso ad una dote, è certo vero, in questi tempi assai arretrati. E l’ingiustizia resta, ed è bene rammentarlo.
Soggetta come fui ad un destin siffatto, mi premeva vieppiù verseggiar di un risvolto che, segretamente, di cotanta esclusione pur mi rallegra: dell’aver acquistato di tasca mia la dote (fin pure alle stoviglie del servizio buono) mi piacque il non essermi trovata ad accettar con umiltà bovina nefasti orrori d’altri tempi (per poi pigiarli a fare massa negli armadi) – e l’aver spazzato ogni tristezza con la libertà (e il gran piacere) di giacere, e tergermi, e apparecchiare con grande stile e secondo l’ultimissima moda.
Mentre attendo prossimi versi di denuncia dall’illustre sua piuma, li chiederei più scevri (se vuole) dalle scabrosità iperboliche del carnevale. Ché la provocazione mi pare assai più ardita (e roboante) allorquando essa è sottile.
A+
febbraio 24, 2011 at 9:11 am
ma dai anche componitrice di versi…..federe spaiate ahhhhhh!