Archivio per marzo, 2011



Il comune di Cartoceto concede il proprio patrocinio ad una iniziativa dal titolo singolare “Era molto più libera mia nonna. La donna dal ’68 ai giorni nostri ” con tanto di foto stile Mulino bianco di una fanciulla in gonnella  su bici di altri tempi. (vedi locandina in calce)
In questa “sceneggiata” i due relatori sono sponsorizzati dal Movimento per la vita, l’associazione  antiabortista che da sempre si batte per la cancellazione della legge 194 in Italia, la legge che ha anche permesso alle donne italiane di uscire all’incubo dell’aborto clandestino.  Lo stesso movimento e la sua organizzazione dottrinale, “Scienza e vita”, ha fortemente voluto che la legge 40 sulla fecondazione assistita vietasse in Italia la fecondazione eterologa alle coppie, impedendo così l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica a molte persone desiderose di avere figli.
Sempre gli stessi, è ovvio, osteggiano i consultori pubblici, servizio essenziale per garantire l’informazione sulla contraccezione soprattutto alle fasce di reddito più basse. Ricordiamo che opporsi alla contraccezione “chimica”, che dà la possibilità di scegliere con totale sicurezza quando avere figli e che permette di avere una vita sessuale anche al di fuori della procreazione, significa impedire (una parte di) libertà per le donne.
Che adesso costoro ci vengano a raccontare che il concetto  di emancipazione femminile lo vogliono riscrivere loro, e col patrocinio di un’amministrazione pubblica, non ci va. E’ molto facile giocare sulle contraddizioni  della vita di noi donne nell’epoca attuale (superlavoro, stereotipi maschilisti ancora vivi, crisi economica che ricade sulle spalle di noi donne …) ma da qui a sconfessare, oltre che ignorare, decenni di emancipazione e femminismo per la conquista dell’autonomia del corpo e del pensiero ce ne corre!
Specularmente, mentre le donne hanno lottato contro la cultura sessista e patriarcale , molti uomini sembrano regrediti, il femminicidio è all’ordine del giorno e i rapporti tra sesso e potere si sono infittiti,  non c’è libertà  dove i corpi e la sessualità sono merce di scambio. Ma mentre le nostre nonne spesso non erano libere di scegliere SE e CHI sposare, ed erano costrette a vivere dentro la famiglia come se la loro  realizzazione fosse solo fare figli … noi non vogliamo oggi sentirci dire da persone che speculano sulle foto al microscopio elettronico degli ovuli fecondati che il nostro destino è soprattutto quello di essere contenitore e che “andava meglio quando andava peggio”. Non permettiamo che chi ogni giorno si impegna a toglierci i diritti conquistati venga a farci la predica sulla nostra LIBERTA’.
Se questi signori usano la data del “68” come inizio, secondo loro, della battaglia per la libertà sessuale, oltretutto, falsificano ancora una volta di più la storia: le nonne suffragiste, le nonne che hanno contribuito alla nascita del concetto di pianificazione familiare, le nonne che hanno riflettuto e dibattuto sulla libertà sessuale, quelle che hanno voluto in Italia la fine del delitto d’onore ed il nuovo diritto di famiglia QUELLE sono le nostre nonne, sicuramente più libere di coloro che si fanno infinocchiare oggi da questa retorica da controriforma, patrocinata dal “moderno” Comune di Cartoceto. Ci aspettiamo comunque che il Sindaco di Cartoceto si impegni anche a patrocinare le nostre iniziative.

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino

Guerra sulla Libia, una guerra tecnologica che cade dall’alto sulle forze del dittatore caduto (finalmente) in disgrazia. Centinaia, presto migliaia, di missili,… telegiornali che mostrano le insulse immagini di lucine nella notte o pance grigie armate di bombe, presentate come meravigliosi scoop d’orgoglio nazionale, i “nostri” nuovi Typhoon, che, dice il cronista fanno guadagnare “all’Italia” tanti soldini, questa è l’ultima tappa della festa nazionale.
E la sfilata di pareri tutti discordi fa da sottofondo alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti: c’è chi vorrebbe l’italietta più attiva, e non solo ancella, chi approva ma per distinguersi ricorda alla maggioranza che fino a pochi minuti primi leccava i viscidi diademi sulle dita del dittatore, chi si astiene.
Intanto gli Stati Uniti danno una lezione della loro nuova politica internazionale: uno stop per la Cina e la Russia, troppo avide commercianti e disinibite venditrici di combustibili, un’ astuta affermazione dei propri interessi non più con le faticose occupazioni militari ma con gli accordi politici e la guerra dall’alto, così, le truppe di terra sono sostituite dalle popolazioni in cerca di democrazia e riscossa, ciò che è stato impossibile in Paesi meno pervasi dai mass media e più chiusi in culture “non global”.
In questa ennesima disfatta della politica e vittoria della strategia militare e mediatica, noi siamo a mani nude, prive di mezzi  e di possibili proposte alternative, e non possiamo defilarci come la Chiesa cattolica ufficiale, che non si è espressa sull’attacco militare ma si è astutamente limitata a dire che occorre il soccorso ai civili e ai profughi.
Dobbiamo ammettere, pur senza condividere, che In realtà nessuna alternativa è possibile all’attacco militare perché la contesa è strutturata proprio in modo da impedire ogni alternativa: inutile  prospettare utopiche “forze d’interposizione di terra” in uno scontro che è stato così rapido, e con una reazione di Gheddafi così organizzata e veloce, da escludere ogni altro coinvolgimento e l’organizzazione strutturata di una difesa. Le truppe del dittatore hanno spazzato via in pochi giorni gran parte delle postazioni ribelli.
Se nella guerra nella ex Jugoslavia gli eventi  e il terreno avrebbero consentito una presenza a scopo umanitario più efficace, qui, al di là del Mediterraneo, lo schieramento di forze d’interposizione europee è pura utopia, e causerebbe altrettanti morti tra le parti. Possiamo solo astenerci dal giudicare, tacere?
 Ammettiamolo: ci hanno fregato. Convivono e coccolano un pazzo per poi liberarsene nel momento opportuno, a popolazioni mature. Il signor Gasparri lo diceva ieri “poi metteranno le mani sul petrolio”, come un qualsiasi cittadino pronto a giurare che dietro questi “bombardamenti salvifici” ci sono già accordi con la nuova futura classe dirigente, e interessato a partecipare. Ciò significherebbe anche la capacità di pilotare una democrazia nascente da parte degli “Alleati”, ipotesi  semplicistica, che però svela la vera natura economica delle democrazie, e dell’Unione europea governata dalle lobby.
 Ancora una volta noi, donne e uomini che attivi nella solidarietà coi civili, nel dialogo interculturale, nella protesta e nel boicottaggio dei mezzi e dei discorsi militaristi, perdiamo. Perdiamo come chi, condotto a sviluppare un terribile male senza prevederlo, è messo poi di fronte all’unica possibilità di sopravvivenza: il bombardamento chimico o la distruzione chirurgica. Per me, occorre uscire dal “aut aut”, svestirci dall’abito di strateghi del risiko o del subbuteo e chiederci come invece liberarci qui, adesso, e al più presto possibile, di un governo che sta sabotando ogni meccanismo di democrazia, complice l’opposizione, su scranni di un Parlamento fantoccio e desolato. Giuliano Amato ha detto che per l’Italia il bombardamento “umanitario” è ancora precoce, le persone più giovani del nostro paese, esasperate, confuse, incazzate, sono sottoposte ogni giorno ad una “dose letale di indignazione”, è soprattutto con loro che occorre intavolare da subito un dibattito sui metodi non violenti per liberarsi nel miglior modo da un dittatore e dai suoi sistemi.

Francesca Palazzi Arduini.


Sembrerebbe che la raccolta differenziata debba essere rilanciata anche  a Perugia, città sulla quale aleggia la paurosa ombra di un prospettato mega inceneritore di rifiuti, e l’ente che si occupa di rifiuti, Gesenu, assieme a Comune ed Ambito territoriale, non sanno fare di meglio che dedicare per l’otto marzo i sacchetti  di carta alle donne, con l’ambiguo slogan “Ecologia, sostantivo femminile. Le donne fanno nascere, le donne fanno rinascere“. Così i furboni ci richiamano ai nostri compiti, che sono quelli di ramazzare, accudire, sistemare anche quell’immenso pattume che viene prodotto senza pensare al riutilizzo…
quindi, visto che il sostantivo “ecologia” è femminile, tocca a noi beccarci il sacchetto della pizza che qualcuno sicuramente avrà cura di passarci, nel casalingo gioco italico della scopa. Sarebbe interessante sapere quanti sono i maschi perugini che fanno la suddivisione per la differenziata in casa.
Intanto, per non sprecare l’ipotesi inceneritorista, sul sacchetto di carta, alla voce “da plastica“, ci si spiega che questa può essere trasformata in “energia, tubi, panchine, maglioni“, “energia” è al primo posto, con un ovvio occhiolino a chi ha tutto l’interesse a non differenziare che una parte dei rifiuti e a lasciarne un po’ per le avide e inquinanti bocche delle fornaci, magari di quelle dei cementifici che stanno appestando una delle regioni più verdi d’Italia.


Da quando Aung San Suu Kyi è stata liberata il dittatore birmano Than Shwe si dà un gran daffare, pauroso com’è del seguito internazionale della leader. E così, forse per paura di una profezia che prevede che il prossimo capo del paese darà una donna, si è presentato in pubblico con un sarong di foggia femminile, riportante antichi ricami tradizionali che in Birmania vestono solo le donne.
E’ proprio vero: l’astuzia del travestimento non è propria solo del clero occidentale. Dopo i “Rubacuori”, cognome affibbiato come patronimico alla accompagnatrice del prèmier italiano, noto “tombeur” de femmes, arrivano i “Rubagonne”.

Finalmente un otto marzo nella città, con le studentesse ( Aula C1 autogestita) e anche le docenti (tra le quali Donatella Marchi del Centro di sperimentazione teatrale dell’Università, CUST), col Centro donna di Urbino. Qui sopra uno dei cartelli più pieni di certezze. La Marchi ha un berretto rosso di lana da giacobina. Quella nella foto è Cristiana  del Centro donna.

Musica, letture, poesie varie da Cvetaeva al nostrano Volponi… un freddo boia ma una signora paludata con un cappotto color porpora mi si avvicina con un’aria di ragazzina perché stasera vuole andare al cineforum all’università, ed è così spontanea e piena di energia che smaschera tutto il mio ageismo… lei ha meno freddo di me, e mi ricorda l’eleganza degli anni’60, un certo tipo di eleganza.

il banchino “venale” di sottoscrizione intavolato da Femminismi… in primo piano Angela Davis… Alice, la nostra venditrice orgogliosamente minorenne… ci chiede una percentuale del 10 per cento sulle vendite! queste giovani generazioni!

 

incredibile: la trascinatrice degli Obelisco Nero si svela anche ottima conferenziera e legge Sylvia Plath!

“pensierini” con frasi di Lipperini… e altre, pure noi!
è proprio vero: basta uscire dai musei e dai mausolei dell’otto marzo e si rimette in moto la fantasia.  Altroché “Vittime per sempre”! (Reportage di Dada).

Per un 8 marzo veramente nostro

Buttiamo fuori il “bunga bunga” dalla storia.
“La mia presidentessa, … quello che si dice una bella tusa…”, così un sorridente Berlusconi ha apostrofato la presidente di Confindustria di fronte alla stampa il 23 febbraio 2011. Così qualunque donna, qualunque cosa essa sia o faccia, è pur sempre la sua “figliola“, e quindi automaticamente oggetto della tutela maschile del paparino.

Questo è accaduto 10 giorni dopo una manifestazione che ha portato in piazza in tutta Italia un milione di persone, in maggioranza donne. Manifestazione che la ministra Gelmini ha definito ai giornalisti quella di “poche radical chic”. Le somiglianze con le recenti dichiarazioni del dittatore Gheddafi, che ha definito le rivolte di piazza quelle di “pochi giovani drogati”, sono evidenti.
Proprio in questi giorni è diventato LAMPANTE che la strategia dei partiti di opposizione italiani per ricacciare il Pdl, un partito che vive della faccia di B., all’opposizione, è inevitabilmente perdente. Hanno perso da un momento storico ben preciso: quello in cui il Parlamento ha permesso a B. di acquistare la maggioranza dei mezzi di comunicazione di questo paese, prima col Decreto B. nel 1984, atto a proteggere Finivest da interventi della magistratura contro il monopolio, e poi con la legge Mammì nel 1991…

Ora sembra mancare nel Paese il coraggio di chiedere uno sciopero generale ad oltranza affinché vengano riviste le regole del gioco mediatico senza le quali mister B. perderebbe immediatamente ogni presa sul pubblico, bombardato quotidianamente. Il coraggio manca perché, contagiati dal virus di B., non si ha più la forza di fare quello in cui si crede anche a costo di RISCHIARE una sconfitta.
Berlusconi ha contagiato tutti con il circo del confronto mediatico stralunato e urlato, con la negazione sprezzante dell’evidenza e soprattutto con la paura di perdere.

Mentre ciò accade, stiamo perdendo alcune delle “conquiste” fondamentali delle donne di questi ultimi anni: la libertà di poter gestire la nostra sessualità e la procreazione pur con tutti i limiti imposti anche dalla Legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita.
In questi decenni abbiamo avuto la capacità di ribellarci a tutti quelli che ci hanno sempre detto che siamo deboli, fuori moda, non capaci di autonomia. Ecco la cellulite non è una malattia anche se la pubblicità lo afferma, verrebbe da dire oltre a “il corpo è mio e lo gestisco io”.
Ora dopo che stiamo perdendo i pochi diritti conquistati nel campo giuridico ma difficilmente digeriti in quello culturale, stiamo tornando vorticosamente indietro, i Consultori pubblici vengono insidiati, i tempi del lavoro tornano a modelli da schiavismo, e ci si propone un duplice modello di donna, o badante e sottomessa, o donna che vive solo del suo aspetto, e che si finanzia i vari ritocchi estetici o la vita quotidiana concedendosi a vecchiacci danarosi coi quali altrimenti non andrebbe mai.
Nel frattempo la crisi, la povertà, la rottura di tutti i principi di solidarietà sociale in nome del profitto di pochi va di pari passo con l’integralismo religioso, che ci vuole divise per nazionalità e religioni:

così anche l’Unione Europea sembra piegarsi a chi vuole una società fatta di steccati, ad iniziare dalla chiusura delle strutture pubbliche come i Consultori, e partendo dalla scuola pubblica, l’unica in grado di mettere in comunicazione diverse culture senza indottrinamenti esclusivi.

In molti Paesi d’Europa si permette la considerazione delle donne immigrate come soggette al diritto di famiglia dei Paesi di origine che le definisce non autonome, e così le donne non possono fare riferimento alle leggi del Paese ospite. In 5 paesi dell’Unione europea ancora l’interruzione di gravidanza è considerata reato! In alcuni Paesi europei si progettano “ospedali islamici” in cui le donne sarebbero soggette a grandi restrizioni. La laicità e la speranza di molte donne immigrate di potersi liberare dagli orpelli di sottomissione dei loro Paesi una volta espatriate cozza contro il muro del patriarcato che si unisce in una lotta comune contro noi donne e la nostra libertà.

E alle donne della Regione Marche e dei consigli comunali come quello di Fano, governato dal PDL, che hanno scelto di celebrare l’otto marzo scommettendo tutto solo sulla campagna contro la violenza, a tutte loro e a noi stesse diciamo: la violenza non è solo quella contro i corpi ma anche quella più sottile che oltraggia le menti e le idee, che propone nuove forme di segregazione delle donne, o quella fatta con le battute, dette col sorriso dal vostro leader, che ora ha “ironicamente” inaugurato il termine “bunga bunga” (la sodomizzazione punitiva) come ha raccontato la “donna del secolo” Noemi Letizia, per definire i suoi divertenti (per lui) spettacolini serali.

CHE DIRE, CHE FARE?

BISOGNA RICOMINCIARE A PARTIRE DA NOI E DIRE: BASTA!

 Femminismi – donne di Fano, Pesaro,  Urbino

Sulla scia delle manifestazioni del 13 febbraio, il Centro Donna di Urbino sta organizzando una giornata di mobilitazione per l’8 marzo.

L’obiettivo è di riflettere, confrontarci e invitare a riflettere sulla situazione delle donne in Italia, da diversi punti di vista: 

- quello del lavoro e delle pari opportunità (l’Italia è al 74esimo posto tra i paesi Ocse, ultima in Europa per opportunità di lavoro per le donne)

- dei servizi e delle donne che fanno da supplenti per un welfare che non c’è (più)

- della ripartizione del lavoro domestico e di cura dentro le mura domestiche

- della rappresentazione umiliante delle donne da parte dei mass media…

Non vogliamo che l’8 marzo sia un giorno di festa, da risolvere con un rametto di mimose. Vogliamo che sia una giornata di rivendicazione di diritti, per questo vogliamo tornare in piazza e riempirla di contenuti, con striscioni, cartelli, biglietti, documenti, parole e poesie……

… e tutto quanto vi verrà in mente!

Invitiamo donne, uomini, associazioni ad aderire all’iniziativa e a portare il proprio contributo, una testimonianza da raccontare o qualcosa da leggere in piazza, le proprie parole su cartelli o sul proprio corpo (è anche martedì grasso!).

Appuntamento l’8 marzo in piazza della Repubblica, Urbino, dalle ore 16 in poi.

Partecipate, portate i vostri contributi, aiutateci a colorare la piazza!

 info: centrodonnaurbino@alice.it


C’è sempre un secondo round quando ci si impegna a ritagliare e fare collages dei “peccati” altrui:
ecco quindi che il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo è stato copiato (per il 98% delle citazioni, afferma Mediaset) dal noto programma Striscia la notizia, per mostrare come sulla stampa del gruppo editoriale L’Espresso, definita in questo Corpo2 “stampa progressista”, si faccia uso a larghe mani di pubblicità, articoli, video (esempi tratti da Repubblica TV) di corpi femminili porno-sexy-fetish in tutte le salse e per ogni occasione. Ovviamente in pole position la famosa copertina de L’Espresso con la donnina crocifissa… .
Che dire? Lo sapevamo che sarebbe successo, che cioè un prodotto utile come quello della Zanardo ma limitato (molta Mediaset, poca Rai, niente del resto) avrebbe suscitato una controffensiva. Se da un lato però Mediaset si limita a proporre col Corpo2 immagini di pubblicità e spot pubblicitari, mentre Zanardo faceva una critica anche dei modi di presentare e interloquire con le donne durante delle trasmissioni… c’è da dire che a questa mancanza il documentario di Striscia rimedia offrendoci interessanti passaggi: il discorso sulla bellezza femminile, sull’obbligo a piacere delle donne, è fatto forse meglio che nel documentario originale (la comparazione tra la foto a tutta pagina dell’uomo intellettuale Eugenio Scalfari, con le sue macchie d’età… e quella della modella a fianco che cura col laser una invisibile macchiolina).
Scandalo da tutte le parti per questo Ilcorpo2, articolo critici anche su Femminismo a sud, un punto di riferimento per il femminismo giovane e non istituzionalizzato… ma a me pare più che altro un utile invito alla riflessione sulla diffusione generale del modello della donna oggetto, seppure travestito da “contraerea” berlusconiana.
Vi segnalo, in questa (necessaria) pausa critica, anche il testo che sta uscendo a puntate sulla “rivista di varia donnità” XXdonne.net, nella cui rubrica “Ci girano le ovaie”, ho scelto di non censurarmi dicendo ciò che penso della scelta di Lorella Zanardo di fare del titolo del suo documentario “Il corpo delle donne” un marchio, attraverso il quale gestire l’ampio (e in parte acritico) mercato soprattutto di gran parte di circoli femminili del Pd e affini, la grande richiesta di pop star della cultura, in questo caso “femminista”, ad uso di conferenze, incontri, serate dell’otto marzo, insomma ad uso di tutti quei momenti nei quali ora va di gran moda proporre qualcosa di chiara fama e che possibilmente punti il dito altrove rimandando al dopo-Silvio l’analisi di quanto il maschilismo viva radicato nella sinistra italiana.
C’è una parola che definisce la convinzione, o la strategia, del fare apparire tutti uguali nei meriti e nei demeriti, “qualunquismo”: noi femministe però, nel momento in cui analizziamo la realtà, non dobbiamo avere paura di vedere dove sta il maschilismo e la strumentalizzazione delle nostre politiche. Non volendo Ilcorpo2, nella sua strumentale operazione difensiva, può fornirci degli imput. Alle donne di Mediaset che hanno forse (perché nel video non sono riportati i nomi di chi ha prodotto il pezzo) hanno contribuito al Corpo2 diciamo: e voi venite in piazza a palesarvi e protestare per un cambiamento o producete critica solo su comando di Ricci?

Francesca Palazzi Arduini





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