Archivio per giugno, 2011


Dall’Assemblea femminista auto convocata tante voci e verità sul fatto della Notte Bianca: nessuno è innocente.

L’affollata assemblea di mercoledì 29, convocata da Femminismi, ha visto la partecipazione attiva di tante persone, donne e uomini, rappresentanti della società civile. Due ore di lavoro partecipato da tutte/i hanno prodotto una piattaforma comune di attività da svolgere come risposta all’accaduto:
1) Solidarietà totale e concreta alla ragazza ed ai suoi cari, da parte dell’Assemblea: come genitori preoccupati per il degrado sociale e culturale cittadino, come insegnanti desiderosi di dare la parola ai loro allievi, spesso invece resi passivi e ridotti al silenzio, rispetto alla consapevolezza di sé e degli altri, e alle libertà sessuali, alle relazioni tra i generi, come donne sentendo che se una di noi è aggredita lo siamo tutte, perché è la cultura patriarcale che di nuovo ci dice che siamo oggetti da consumare e non persone da rispettare. Viene stabilito di far conoscere direttamente alla ragazza colpita il nostro affetto e la nostra solidarietà, l’abbraccio di una città ferita, di comunicare pubblicamente che l’Assemblea intende svolgere funzione di sostegno concreto, sono state segnalate proposte per costituirsi parte civile al processo.

2)Desiderio di parlare alla città per chiedere che venga sfatato il luogo comune, che dice “è successo per caso”. Uno stupro non è mai un caso ma il risultato, di una cultura, di una assenza di confronto sociale, di un clima favorevole al tutto è permesso. A Fano molti ne sono colpevoli. Anche noi, per non aver contrastato abbastanza il degrado DEL QUALE E’ RESPONSABILE una amministrazione comunale che ha azzerato gli spazi pubblici per le associazioni, che taglia i servizi agli adolescenti, che è incapace di programmare strumenti culturali che diano spazio e autonomia ai giovani come protagonisti, e non come vallette, tronisti o consumatori di alcool.
Centri d’aggregazione chiusi, iniziative e atteggiamenti dove la figura della donna è ridotta a valletta, a schiava (Fano dei Cesari), a oggetto sessuale, nottate di festa senza contenuti ma solo dedite al consumo: non basta ricordare i numeri delle forze dell’ordine per sentirsi assolti. Un’amministrazione comunale ha il dovere istituzionale di svolgere una funzione di sostegno della salute pubblica, della coesione sociale, del benessere, questa funzione è stata dimenticata dalla giunta Aguzzi. I tardivi passi indietro del sindaco Aguzzi non risolvono le incapacità intrinseche di questa Giunta che decide di costituirsi “parte civile” mentre si scorda la civiltà e soprattutto mentre sotterra le sue responsabilità smorzando un po’ i toni dei suoi programmi estivi.

3)E’ stato segnalato da tanti durante l’incontro la necessità di riprendere il confronto tra giovani e meno giovani sulla sessualità e la differenza di genere: vorremmo dare la parola agli amici e amiche di questa ragazza per capire il loro dolore, e parlare assieme agli studenti di queste tematiche, troppo spesso censurate. Non c’è solo da discutere assieme del problema dell’alcoolismo, non basta richiamarsi ai valori “tradizionali” e della famiglia perbene per risolvere la questione: perché sono questi giovani “perbene” tanto perbene che stuprano. Sono quindi la repressione sessuale e il maschilismo che covano sotto i discorsi dei perbenisti.

4)Questi e altri (tanti) spunti verranno di nuovo discussi, mentre già si annunciano le prime iniziative comuni, per le quali invitiamo tutte e tutti alla partecipazione: venerdì la presenza a Radio Fano per lo spazio del mattino alle ore 9.30, sabato dalle ore 10 alle 12 un sit in pacifico di fronte al Municipio, e prossimamente un’edizione fanese della camminata collettiva “Accendiamo la notte” contro la violenza sulle donne.

Assemblea femminista  autoconvocata, saletta Argonauta, Fano, mercoledì 29 giugno.

Sunto dell’Assemblea redatto da Femminismi.


Quando accade una violenza così grave come lo stupro di una minorenne compiuto da altri minorenni, durante una manifestazione culturale fortemente voluta e sponsorizzata da una amministrazione comunale, e pensata proprio per i giovani, le parole sembrano sfuggire e il senso di: sconfitta, disgusto, depressione, ci invade. Ma come femministe dobbiamo alzare la testa, prendere in mano la situazione, analizzare e denunciare l’accaduto e in particolare puntare l’attenzione sul clima culturale cittadino creato da questa Amministrazione. La città manca completamente di attività culturale rivolta ai giovani, si stanno smantellando i centri di aggregazione giovanili con la solita motivazione della mancanza di fondi. Questi fondi però si decide di spenderli, anche se saltuariamente, per iniziative populiste come le notti bianche – chiamate tragicamente in questo caso – Social night, dove di sociale non c’è niente, e che sono percepite come zone franche in cui tutto sembra permesso, almeno per una notte. Questo con l’alibi di un “imponente spiegamento di forze dell’ordine” in realtà specchio di una militarizzazione del territorio inefficace rispetto ai problemi che sono innanzitutto sociali e culturali.
Tale scelta culturale di Fano non rispecchia affatto le energie di una città ricca di associazionismo, di volontariato.
A Fano adesso l’attività di sensibilizzazione sulla relazione tra i generi, contro la violenza alle donne, sull’attività dei consultori e sull’accesso ai servizi, è appannaggio di piccole realtà associative che si muovono a partire dal basso. L’attività della giunta – anche in relazione alle scelte per l’8marzo – non è rivolta al territorio e ai giovani, ma quest’anno  ha presentato una mostra sulle vittime di violenza, completamente scollegata dal contesto, una mostra che mostrava volti di personaggi famosi che dicevano no alla violenza, una iniziativa la cui pochezza culturale e politica è auto-evidente, e già denunciata.

Un clima di totale mancanza di rispetto dell’altra, in cui una coetanea è vista solo come un corpo da usare, non è frutto della cattiveria dei giovani o dell’alcool, ma è di certo alimentato dall’atteggiamento “viriloide” e “populista” di certe manifestazioni culturali, che spesso sono anche spazi dove si incentiva alla spettacolarizzazione del corpo delle donne (le vallette della Fano dei Cesari o quelle del Carnevale, meglio se giovani e poco vestite), senza investimento culturale su modalità corrette e rispettose delle relazioni umane e sociali tra i generi.

Ai nostri amministratori che hanno più volte desiderato di portare Fano sulle pagine nazionali, per l’eccellenza della proposta turistica e culturale, chiediamo proprio ora, che gli occhi sono tutti puntati su Fano, e per un fatto di gravità inaudita, la coerenza e il senso di responsabilità di dimettersi in quanto: 1- responsabili del contenuto culturale di certe iniziative; 2- responsabili della organizzazione di questa notte bianca: chiediamo pertanto le dimissioni immediate dell’Assessore Mancinelli e quelle dell’Assessore Santorelli.

Riteniamo giusto inoltre che le associazioni femministe si costituiscano parte civile nel procedimento a carico dei tre stupratori.

Femminismi – donne di Fano, Pesaro, Urbino


Da Notte Bianca a Notte in bianco: Per chi? Per una donna, naturalmente
, una ragazza stuprata al Lido di Fano da tre ragazzi. Il manifesto dell’iniziativa che, tanto per cambiare, usava l’immagine di una donna con una espressione incomprensibile è stato tristemente premonitore.
Il Sindaco Aguzzi e l’assessore Santorelli giustificano gli esiti della Notte dando i numeri di quell ”imponente” schieramento di forze di polizia che a loro dire avrebbe garantito lo svolgimento della nottata senza disguidi. Per questi maschi deve essere sempre tutto “imponente”, …e poi si rivela “impotente”.
E’ che non hanno capito una cosa essenziale: non sono i controlli delle patenti, non sono le divise, non sono le mitragliette a creare una atmosfera di festa e di offerta culturale se non ci sono i presupposti di CONTENUTI che facciano sì che, soprattutto i più giovani, non anneghino la noia del solito concertino già visto quattro volte, della decima birretta, della ‘ vasca’  sulla quale si è passeggiato agghindati per mostrarsi col proprio look del cavolo per ore, …una gigantesca sagra dall’orario interminabile.
Questo episodio atroce non va collegato alla Notte bianca di per sé, sarebbe potuto succedere anche oggi invece di ieri,
ma non ci vengano a dire che è un caso, perché ogni scelta di violenza, perché di SCELTA si tratta anche se diranno che erano ubriachi,  deriva da mentalità e mancanza di cultura del rispetto.
Le scelte culturali del Comune di Fano  hanno appiattito l’offerta e creato un pericoloso AUT AUT: o a recitare i rosari nella Notte dello spirito, promossa dalla  curia e amata da assessore deferente, oppure a bere nei bar della Notte bianca, una kermesse di aperitivi con buoni tassi d’alcol: lo testimoniano i tanti ritiri di patente e persone fermate, nonostante ci sia chi afferma che la somministrazione di alcolici sia cessata alle 3.00.
Così, deferenti al potentato cattolico-perbenista che regge Banca e Comune, i politici nostrani, epurato il Teatro, posto il visto di censura alle Stagioni, chiusi gli spazi pubblici, tagliati i finanziamenti all’aggregazione sociale, concessi  bonus a chi di dovere… si ritrovano con una Notte in bianco nella quale l’unico proposito di tanti, l’unica differenza da una serata come tante, è quella di qualche ora di sonno in meno. “Social Night”? una trovata  priva di qualsiasi sostanza, se non nello scimmiottamento dei nomi delle vie e delle piazze. Manco c’è il wi-fi pubblico a Fano, ma che di network parlano?

Ma  a noi quella che spiace è la notte che ha dovuto passare questa nostra giovane simile.
Quando sentirete parlare politici, preti, assessori vari, per qualche giorno, di questa vicenda, tutti “vicini” alla vittima e tutti innocenti, ricordate che a Fano, ormai, non si può più fare una iniziativa su suolo pubblico senza aspettare fino a un mese per la “concessione”, che non vi sono festival organizzati dai giovani, che le poche conferenze si tengono in sale affittate dalla Curia, che il Comune sta togliendo le stanze ai centri d’aggregazione, che i Consultori, che dovrebbero fare educazione sessuale nelle scuole (insegnando la differenza di genere e il rispetto) interessano gli amministratori solo quando si tratta di tagliargli i fondi o di cacciarci dentro il movimento per la vita. Che non è mai stata fatta una campagna per le adolescenti sulla contraccezione e sulla difesa dalle violenze.
Alle ragazze diciamo: e allora facciomocela da sole! E Aguzzi vada in giro col suo fucile… .

Dada.

Femminismi invita le donne fanesi alla sua campagna autogestita contro la violenza, sulla sessualità, sulla differenza di genere e sull’autodifesa.


Martedì 14 giugno
, alle 21, presso il Centro donna di Urbino (via Valerio 8, in centro nei pressi del municipio), sarà proiettato il documentario “La politica del desiderio”,di Manuela Vigorita, Flaminia Cardini, Italia 2010 , a seguire dibattito sulla storia e i punti caldi del femminismo con  la filosofa  e bioeticista Monia Andreani.
Il documentario traccia la storia del femminismo “della differenza” narrato dalle stesse protagoniste, una storia che parte dagli anni ’60 differenziandosi dall’emancipazionismo e arriva ai nostri giorni, spesso in contrasto con le teoriche del Genere e con il femminismo politico movimentista delle più giovani.
L’incontro è attuato grazie alla sinergia tra Centro donna, collettivo Le Drude e Femminismi.

Da Pride a Parade: la genesi normalista del Gay pride italiano.    
Riflessioni ipercritiche di Dada Knorr                                                                                   

L’Italia è un paese ancora cattolico, con un Papa esule che predica in Croazia a favore delle famiglie cattoliche croate, le famiglie che producono bambini, a ciò strettamente ritualizzate, un Papa costretto all’esilio perché qua i cattolici italiani vivono il record dei divorzi e delle sveltine all’ombra, del si fa ma non si dice.
Il “si fa e si dice” è invece estremamente attuale nei media, e ci rigetta addosso il contrappasso della nostra agognata visibilità: gossip, scandaletti, marchette lgbt in ogni sceneggiato a volte belle spesso insulse, Gaga imminenti, creste della notizia sulle quali surfano velocemente, ripieni di parole vuote e narcisismo, anche coloro che vorrebbero parlare a favore di un discorso differente, come quello che presenta una sessualità non industrializzata.
Ci siamo illuse, noi femministe e lesbiche, di scendere in piazza parlando un linguaggio scomodo e diverso, per ottenere spazio e libertà. Il culto della personalità e dell’immagine era in generale relegato al leaderismo e non così onnipresente e “popular”, la convinzione di dover stupire per essere visti si è fatta strada attraverso questi anni di intasamento d’informazione, delle armi di distrazione di massa, di ritorno di Priapo e Priapa.
Ora si scende in piazza a margine di convegni sul Mercato lgbt presso i quali certamente sapremo come far cassa al meglio, magari chiudendo un occhio in nome del … Capitale su ciò che non va, nel rispetto dello spirito di lobby di cui vive il mondo: una religione veramente universale, quella del profitto. E’ come se celebrassimo i nostri fallimenti politici mentre costruiamo la nostra casa dei sogni del merchandising.
Quest’anno l’europride ha un manifesto quasi privo di parole, e anche di ogni vocabolo lgbt, come annunciasse l’europride agli addetti ai lavori, perché certo nessuno che non sappia già cosa è l’europride può capirlo. Un manifesto che è già un programma, privo soprattutto di rivendicazioni. Cosa diranno delle annose rivendicazioni del movimento lgbt le stelle del firmamento della sinistra del Pd e di Sel, stra-invitate nell’arco del programma delle “celebrazioni”?
Cosa dirà Paola Concia della sua scelta di tenere dibattito dai neofascisti di Casa Pound, a casa loro, piuttosto che altrove? Cosa dirà l’ingegnera Alicata “lesbica, ingegnera Fiat e scrittrice” delle recenti dichiarazioni di Marchionne a favore del precariato lavorativo? Cosa dirà Patané di un Arcigay che poco tempo fa celebrò la bontà del presidente Cossiga, ringraziandolo da morto perché forse una volta ed una tantum aveva proferito a favore?
Una cosa è certa: il movimento Lgbt italiano non riesce a mantenere rapporti di autonomia dalla politica istituzionale, che dovrebbe esprimersi e rappresentarne le istanze, e non fargli da incombente padrino.
Il movimento Lgbt italiano vorrebbe rappresentare tutti/e, ma gli riesce di rappresentare al meglio chi deve farsi votare o comprare. Il movimento è comitato che fa marketing.
Nel panorama devastato del liberismo europeo, nel momento in cui molti stanno già pagando le speculazioni liberiste con la propria vita, la perdita del lavoro e dei diritti sociali, la miseria, il ricatto, l’Europride si dedica a dibattiti sulla religiosità tra religiosi e studiosi illuminati … interessanti ,certo! ma del tutto marginali in questo momento se relegati al dibattito, non considerando ad esempio l’emergenza delle nuove leggi fiscalmente punitive per le persone senza figli e della balcanizzazione dell’istruzione pubblica.
Come possiamo ottenere diritti da una politica che con una mano dà e con altre cento prende?
Forse anche l’omogenitorialità, sacrosanta (sino all’utero in affitto per coppie gay benestanti?), diventa strano soggetto centrale di un discorso che, più che mettere in crisi la politica e esigere finalmente i diritti individuali, rappresenta il desiderio delle coppie gay e lesbiche di normalità, nel senso di allineamento alla visione comune della coppia regolare e produttiva di prole. Quello che dobbiamo dimostrare è che siamo ottimi genitori e ne abbiamo i diritti? Certo, non ci piove. Ma nel frattempo l’incubo di “The kids are all right” ci imprigiona in una società nella quale le coppie, come quella rappresentata dal film, non vivono più una socialità alternativa e rigenerante ma solo il compimento di parole d’ordine: lavoro, figli, normalità, un ordine nel quale la sessualità rappresentabile e smerciabile ovviamente è solo quella maschile, nella trasgressione come nella norma.
Lisa Cholodenko ci ha/ si è presa in giro raccontando l’evoluzione dall’Eros alla Volvo. E Lady Gaga ci prende in giro spacciandoci per nuovo il suo discorso rappresentante l’omologazione generale alla dittatura nonsense del feticismo. Per questo, se sarà sul palco o non ci sarà, il suo spirito è con noi, e ci dice che Pride e Parade sono termini molto legati tra loro, indipendentemente dai contenuti: basta sfilare per esserne orgogliosi. Sta a noi dimostrare di possedere capacità critica e politica reale per cambiamenti più sostantivi. Prosit.





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