Archivio per luglio, 2012


Chi ha vissuto l’esperienza della pedofilia come vittima, chi la conosce da vicino perché sa cosa significa nello sguardo e nel vissuto di un’altra o un altro che ama, aver attraversato questo dolore, si sente ancora di più violato di fronte al polverone mediatico e all’affanno umano di coloro che stanno prendendo, in ogni modo – garbato o esplicito, le parti di Don Ruggeri, il prete quarantatreenne in carcere per essere stato filmato dalla polizia in atteggiamenti erotici spinti con una tredicenne in spiaggia. C’è chi dice che non si tratta di pedofilia e piuttosto di abuso di minore, chi dice che non è poi così grave perché la ragazzina è già adolescente e “si sa oggi le ragazzine come vanno in giro”. Don Ruggeri già l’anno scorso si macchiò di tale indecente e pernicioso argomento quando riprese la famiglia della minorenne violentata a Fano durante la notte bianca – scrivendo che l’abito delle ragazzine può rappresentare una provocazione. Già forse era caduto allora nella trappola del giudizio su come si veste una ragazzina, al fine di giustificare indegnamente lo sguardo laido di chi quel corpo vuole vedere e guarda.

Occorre fare chiarezza sulle considerazioni culturali che portano a minimizzare il fatto da parte dell’opinione comune ma principalmente è necessario capire,  senza paura, che cosa abbiamo di fronte. Chiamiamolo pedofilia o abuso su minore – comunque sia si tratta di un gravissimo fatto di violenza che si basa sul potere di una figura adulta – di un uomo maturo – di un educatore e per giunta prete -  che vuole eroticamente e psicologicamente avere potere sulla mente immatura, sull’immaginario in formazione, sul corpo adolescente di una ragazzina. Il legame che si instaura tra un uomo maturo che abusa di una minore e la minore abusata è quanto di più doloroso possa costituirsi in una relazione umana. Difficilmente la vittima riconoscerà tutto il male che le è stato fatto perché è stata plagiata dal potere di una mente adulta nel momento della crescita, nel momento in cui non si è capaci di scegliere con la maturità per dire sì o no di fronte a chi si pone con l’autorevolezza di un educatore. Spesso l’adescamento del minore avviene nelle maniere più facili, legate alla vita quotidiana e alle abitudini del minore ed è atto a stabilire un contatto speciale e segreto per poi costruire la gabbia della segreta relazione di potere da parte di un carnefice che si fa assecondare dalla sua vittima.

Chi tende a sminuire il gravissimo fatto che ha portato in carcere Don Ruggeri poggia le sue argomentazioni su un altro aspetto che cela una gravissima mistificazione del concetto stesso di violenza sessuale. Per motivo di immaturità civile dovuta al maschilismo imperante nella nostra ignorante società – si intende per violenza sessuale lo stupro e in particolare la penetrazione – si continua purtroppo  a credere che se non c’è la penetrazione non ci sia la violenza sessuale. Questo retaggio di una mentalità maschilista concentrata sul primato fallico e sul mito della verginità, non comprende che la violenza avviene ed è una gravissima lesione dei diritti umani, tutte le volte in cui una esperienza sessuale è imposta. La violenza sessuale c’è sempre quando si tratta di un rapporto sessuale tra un adulto e un minore affidato a questo adulto e plagiato dalla più forte, decisa e matura volontà altrui.

La Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza riconosce ai minori (bambini e adolescenti) il diritto alla protezione da ogni sfruttamento sessuale, abuso o violenza (articoli 19, 32, 34). Il processo di ratifica della Convenzione di Lanzarote contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali in Italia è in fase di completamento, permetterà di inserire nel Codice Penale molti reati che oggi non sono perseguibili: adescamento di minore, pedofilia culturale e pedopornografia. Stiamo parlando di reati gravissimi che riguardano l’abuso di potere per fini erotici con persona minorenne, qualcosa che ferisce e mette in pericolo profondamente l’equilibrio mentale della vittima di abuso, la quale avrà uno sviluppo della propria vita indipendente e matura segnato per sempre dalla sofferenza di un’esperienza di negazione o soggiogamento della propria volontà. La filosofa Martha Nussbaum, consulente per le Nazioni Unite in tema di sviluppo di programmi di protezione dei diritti umani, si concentra sul concetto di capacità umana fondamentale da sviluppare in ogni essere umano perché possa dirsi titolare di diritti umani. Nussbaum scrive che Integrità fisica è essere in grado di muoversi liberamente da un luogo all’altro; avere assicurata la sovranità sul proprio corpo, ovvero poter essere al riparo da ogni tipo di violenza, inclusa l’aggressione sessuale, l’abuso sessuale su minori e la violenza domestica; avere la possibilità di trovare soddisfazione sessuale e di scegliere in materia di riproduzione. Ma continua la sua riflessione trattando anche di Emozioni: Essere in grado di avere legami con persone e cose al di fuori di noi stessi; poter amare chi ci ama e si interessa di noi, soffrire per la loro assenza; in generale, amare, soffrire, sentire mancanza, gratitudine e rabbia giustificata. Avere uno sviluppo emotivo non rovinato da eccessiva paura e ansia, o da eventi traumatici come abusi o incuria.

Nell’abuso o pedofilia, nella violenza così come è stata configurata nel caso fanese, questi punti fondamentali che orientano oggi i diritti umani, sono stati violati. Sminuire o giustificare o insabbiare è sostenere il clima di violazione di tali diritti, per noi è essere conniventi con il clima culturale che rende possibile tale violenza.

A nostro avviso è grave che il padre della ragazza abbia esternato alla stampa la sua convinzione circa l’ inconsistenza dei fatti prima di aver visionato le prove e prima che sua figlia potesse essere ascoltata da psicologa e giudice. In questo modo può aver condizionato la possibilità della figlia di esprimersi liberamente.

Grave anche che non si oda provenire da parte della Curia fanese né della comunità cattolica locale né da quella politica una parola critica; sappiamo bene che purtroppo all’interno della Chiesa cattolica, istituzione fortemente patriarcale, sono scarsi gli strumenti per trattare della questione maschile e quindi anche della violenza maschile sulle donne e sui minori. Ma le parole che vorremmo ascoltare, e con noi sicuramente tante e tanti credenti, sono almeno quelle del Cardinale Scicluna che ha criticato le recenti Linee Guida della Cei, le quali sostengono il non obbligo di denunciare alle autorità civili i casi di pedofilia, e nemmeno si pongono il problema di chi convince a non denunciare. Le Linee Guida confermano purtroppo la liceità di non portare a conoscenza della magistratura le eventuali prove di cui possono essere a conoscenza i Vescovi. Di fronte alla considerazione che tale istituzione gestisce servizi all’infanzia e all’adolescenza, spesso finanziati dallo Stato, chiediamoci quali garanzie di tutela abbiamo noi genitori nei confronti della serenità e della felicità dei nostri figli se la politica che persegue la Chiesa cattolica è questa ed è criticata – anche se con voce minoritaria – al suo interno.

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino, Femminismi.it

23 luglio 2012

Dalla promulgazione della lettera De delictis gravioribus, nel 2001, redatta dalla Congregazione per la dottrina della fede a firma Joseph Ratzinger, il mondo si è chiesto cosa impedisse alla Chiesa cattolica una collaborazione più piena con le autorità giudiziarie al fine di perseguire i reati di abuso su minori. La risposta sta nella ostinazione con cui, sia col Diritto canonico del 1983 che poi con questo aggiornamento riguardo gli abusi sessuali, viene difeso il privilegio ecclesiale di giudicare i reati commessi dal clero attraverso i propri tribunali, e non solo i reati attinenti la pedofilia, notiamo quanto anche in questi ultimi decenni sia stata forte la resistenza e l’omertà anche di fronte a tragedie come quella di Calvi, di Emanuela Orlandi, e ai recenti scandali finanziari per i quali il papato rischia una grave crisi interna ma sta comunque evitando di essere sottoposto all’autorità giudiziaria italiana.
L’atteggiamento della Chiesa sui reati connessi alla pedofilia, ribadito nel documento del 2001 (dapprima riservato e scritto in solo latino) che prevedeva una vaga e non obbligatoria “collaborazione” con le autorità giudiziarie civili, ha contribuito in questi anni a coprire una sterminata quantità di casi di gravi abusi sessuali compiuti sia in ambienti religiosi che al di fuori di essi, come nel caso dell’abuso su minore a Fano.
Dobbiamo pensare al grave atteggiamento dei tribunali religiosi che prevedono che il giudizio su questi casi si svolga senza nessun obbligo di riferire alle autorità civili. Possiamo immaginare quanto un Tribunale ecclesiastico, che moralmente si rifà alle convinzioni fortemente maschiliste e sessuofobiche presenti nel cattolicesimo canonico, possa servire il punto di vista del giudicato, integrato nella istituzione-Chiesa e ad essa obbediente, invece che quello della vittima, soprattutto se donna!
Non è certo un caso che il parroco di Fano arrestato per abuso su minore fosse precedentemente noto alla stampa per una lettera infamatoria spedita ai famigliari della vittima di violenza sessuale del’estate del 2011, nella quale ricercava le “colpe” della ragazza, che rischiava di essere definita all’opinione pubblica come una “lolita” compiacente, forse proprio come quella la cui “compiacenza” lui stesso cercava di suscitare sulla spiaggia.
Non è nemmeno un caso che, mentre il dibattito sulla sessualità all’interno della Chiesa resta relegato ai margini, il clero più reazionario si spinga in attacchi a quelli che a suo dire sarebbero i “costumi immorali” degli italiani, un modo facile per additare la pagliuzza nell’occhio altrui e non mostrare il grave problema della repressione sessuale, e del maschilismo più retrivo, nel clero.
E’ abbastanza stupefacente invece che molti non vogliano vedere le gravi responsabilità morali della Curia fanese non solo dopo il fatto della lettera del 2011, visto che il comportamento di questo parroco, così a suo agio nel battere il litorale, non sembra certo un “raptus” momentaneo bensì una collaudata abitudine. Non è vero forse che il pastore deve non punire “dopo” le pecorelle, ma sorvegliarle attentamente prima?
Circa la visione distorta che un quarantenne sessualmente immaturo può avere rispetto ad una ragazza tredicenne, il mito della “lolita” sicura e compiacente è proprio quello che vediamo costruito spesso nei tribunali per giustificare il molestatore. Ma è il passaggio da bambina a ragazzina è la molla che fa scattare in queste persone l’attenzione verso caratteristiche sessuali che ancora non sono di un individuo in grado di rapportarsi in maniera adulta, e quindi alla pari, con loro. E’ un rapporto di potere che viene dunque messo in scena con l’abuso, un abuso dal quale la minore non può difendersi soprattutto se attuato da persone che agiscono ammantate da quella aura di autorevolezza di cui il clero è abile attore.
Anche ora, nel maggio del 2012, le ‘Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte dei chierici’ confermano la segretezza e l’omertà e sono state approvate dalla CEI senza il coinvolgimento di alcun interlocutore, dai settori più marginali della Chiesa si levano voci di protesta: “Il testo ricorda che il vescovo non è tenuto, in base alla legge italiana, a deferire il prete accusato all’autorità giudiziaria. Lo sapevamo già. … ovunque nelle nostre diocesi, è stata prassi consolidata quella di “coprire” i colpevoli e l’istituzione-Chiesa, con ben scarso interesse per le vittime. … Amareggiati come ci è capitato raramente di esserlo, non ci resta che sperare che la nostra magistratura applichi con rigore il secondo comma dell’art. 40 del codice penale là dove recita : “Non impedire un reato, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo” e che, a questo titolo, si proceda nei confronti dei vescovi, ogni volta che ce ne siano le condizioni oggettive.” Questo è l’accorato parere, diffuso qualche settimana fa da Noi siamo chiesa, con cui non possiamo che solidarizzare.

Francesca Palazzi Arduini

Altri articoli di Francesca Palazzi Arduini sull’argomento “pedofilia”:

-Sulla fuga di fedeli dalla chiesa cattolica a causa degli scandali per pedofilia:
http://www.criticaliberale.it/news/3657

-Sulla pedofilia e l’abuso sessuale come metafora sociale
http://www.criticaliberale.it/news/3657

Questo il testo scritto da Don Ruggeri il 26 giugno scorso ai genitori della ragazzina stuprata a Fano durante la notte bianca, nel quale sono contenute forti allusioni all’atteggiamento “provocante” , classicamente invocato dal maschilismo come attenuante degli stupri:
http://www.oltrefano.it/2011/06/27/fano-ragazzina-stuprata-durante-la-notte-bianca-lamarezza-della-diocesi/





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