Archivio per la categoria ‘immagine femminile’

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Qualche giorno fa Angelina Jolie ha raccontato in conferenza stampa di essersi fatta asportare entrambe le mammelle in via preventiva. Ha raccontato della morte della madre, della sua paura di sviluppare la malattia, visto che ha un’alterazione del gene BRCA1, e della sua conseguente scelta di farsi asportare entrambi i seni.

Da lì è iniziato un pullulare di reazioni ed una suddivisione fra i favorevoli e i contrari con conseguente strumentalizzazione dei fatti anche da parte di chi è sensibile alle tematiche di genere. C’è infatti chi ha condiviso la scelta della Jolie a spada tratta accentrando la discussione sulla femminilità lesa o meno, piuttosto che su una possibile malattia e le sue “soluzioni”.

A. Jolie ha fatto una scelta, non la scelta. Ha deciso autonomamente del suo corpo e ha affermato che non si sente certo meno femminile per non avere più i suoi seni originari. E ha fatto bene, ma il problema non è soltanto la femminilità quanto la capacità delle persone di vivere un’esperienza di questo genere e la retorica là dove ci sono tematiche così sensibili rischia di essere oltremodo dannosa oltre che strumentale.

Diversi anni fa, a mio padre hanno asportato entrambe le mammelle perchè aveva il cancro. Mio padre ha dovuto superare un trauma, oltre a quello della malattia, dovuto alla mutilazione di una parte del suo corpo, ha affrontato il disagio di mettersi in costume avendo due lunghe cicatrici al posto dei capezzoli, di spogliarsi. Non si trattava certo di presunta lesione della femminilità, ma di ferite, di un’assenza definitiva di una parte del suo corpo. Certo il seno per noi donne è importante, ma è comunque prima di tutto una parte del corpo.

A mia volta ho dovuto decidere se fare una consulenza genetica e dopo un’attenta riflessione ho deciso di evitarmi questo stress. La positività ai test genetici parla dell’eventualità, anche alta, di sviluppare la malattia, ma non c’è certezza assoluta. Quel che è certo è che se si è positivi, l’unica via d’uscita secondo le linee guida mondiali è l’asportazione totale di mammelle ed ovaie. I figli di genitori che hanno la mutazione genetica, avranno a loro volta il 50% di possibilità di ereditare la suscettibilità genetica ai tumori di cui stiamo trattando.

Cosa prendere dalle dichiarazioni dell’attrice? Certo tutte le donne che dovranno o vorranno fare una scelta analoga, si sentiranno confortate perchè la vedranno per quello che è, cioè per una donna che non ha perso la sua bellezza. Tutte le altre donne o uomini che vorranno continuare la loro vita in modo normale, anche se positivi al test, non devono però subire un ulteriore carico. Ognuno decida del proprio corpo liberamente e evitiamo di ricorrere alla retorica ogni volta che c’è di mezzo il corpo femminile.

Claudia.

ps: uno degli articoli più discutibili.

La statua blu ricoperta pietosamente da una artista anconetana.

La statua blu ricoperta pietosamente da un’ artista anconetana.

La statua “Violata” è un insulto per le donne –
Chiediamo le dimissioni della Commissione Pari Opportunità della Regione Marche.

L’idea la Commissione regionale per le pari opportunità delle Marche forse l’aveva avuta da tempo, commissionare una statua non è cosa da due giorni. Ma la statua di Floriano Ippoliti, da circa diecimila euro (più quasi altrettanti per il resto pagati dai privati) , è saltata fuori al volo, in concomitanza con il convegno sul femminicidio “Il rispetto è un diritto di sempre” ad Ancona.

Seni scoperti, natiche ben in vista, e la provvidenziale borsetta che l’artista, “pensando alla moglie”, ha immaginato come gadget necessario alla donna appena brutalizzata e rialzatasi da terra, svestita ma “a testa alta”. Il tutto da posizionare all’imbocco di una galleria, perché, dice la Presidente Adriana Celestini, tutti vedano. Ma vedano cosa? Una statua intitolata “Violata”, come celebrazione di eroismo ed esposizione mediatica totalmente falsata, perché mescola il compiacimento erotico maschile con la violenza.
La Commissione pari opportunità si è fatta complice così di più errori :
-la negazione dei meccanismi di partecipazione propri della politica femminista, che evidentemente non funzionano con le burocrati, pronte a decidere da sole visione, soluzione e attore. Non è un caso che al convegno si siano plaudite le trovate di un’altra politica, l’assessora fanese Maria Antonia Cucuzza che da tempo gestisce la tematica del femminicidio con toni autoreferenziali, e favorendo artisti maschi (da ultimo il documentario “Mi chiamo Giulia ed ho paura” scritto da Luca Caprara e diretto da Henry Secchiaroli).
-quello quindi della rappresentazione delle donne sempre e comunque tramite sensibilità maschili: soprattutto se il tema è caldo e riguarda le politiche culturali più importanti .
-quello della convinzione che la retorica mediatica sia una sorta di “status” necessario all’affermazione di linee politiche e culturali di massa decise di chi governa, anche a costo di risultare ridicole: finalmente delle donne che inaugurano sia l’esposizione di una statua sia il loro potere… sempre attraverso luoghi comuni;
Scrive la fotografa Francesca Pieroni a proposito della raffigurazione della “Donna violata”: “le scelte “estetiche” dell’artista fanno un monumento alla spasmodica necessità che il genere femminile… ha di avere in mano una Gucci, conquistata a suon di sberle e quindi così fiera di averla fatta sua.”

Raccoglie oltre 700 firme in pochi giorni su change.org la petizione per rimuovere la statua, “Chiediamo la rimozione della statua “Violata”, opera dell’artista Floriano Ippoliti, in quanto assolutamente inadatta a rappresentare un messaggio di riflessione sul tema della violenza sulle donne e di denuncia di ogni forma di crimine di genere, auspicando che essa venga sostituita con un’altra opera, da selezionare attraverso un regolare concorso di idee”.

Ci chiediamo come sia possibile che una istituzione attui una scelta mediatica senza alcun confronto, antifemminista nei modi e nei risultati, senza che le associazioni delle donne ma anche degli uomini chiedano le dimissioni di chi impiega soldi pubblici in questa maniera. Noi lo facciamo: chiediamo le dimissioni, per evidente incapacità, della commissione.

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino.

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Carnevale di Fano eletto campione di maschilismo.
Altroché satira!

Al Carnevale di Fano anche quest’anno sfila una satira fatta per proteggere i potenti maschi al governo. Ma non doveva essere una festa “popolare”?
Avevamo già letto la descrizione del carro “La vedova nera” sfilato anche nel 2012: “… la vedova nera … terribile ragno che approfitta del maschio per poi divorarlo … ha tessuto la sua insidiosa ragnatela mediatica ed è riuscita a intrappolare la classe politica …”.

Ci sembrò una rilettura ben strana dei recenti scandali, rifatta a danno dell’immagine femminile e rovesciando la realtà, cioè ribaltando il fatto che la corruzione politica presenta maschi che pagano giovani donne come prostitute, usandole anche come marionette al loro servizio (emblematica la frase di Rosy Bindi al “Cavaliere”: “non sono una donna a sua disposizione) mentre per le giovani donne competenti in politica e nel lavoro c’è ben poco spazio in Italia. Che siano passati i bei tempi in cui la satira colpiva nel segno, lo abbiamo capito ora anche dallo stravolgimento del “Pupo”, il tradizionale personaggio che dovrebbe rappresentare i vizi ed i difetti prima presi in giro e poi bruciati, a fine Carnevale, nella piazza. Già 2 anni fa la discussa assessora Cucuzza dichiarava di essere a conoscenza dell’intenzione di bruciare non più un “Pupo” ma una “Pupa”, ora la Pupa è stata prodotta, e rappresenta una “popputa” Dea della Fortuna. Quindi verrà bruciato un simbolo di prosperità!
E’ l’apoteosi della misoginia e del maschilismo, oltre che una contraddittoria versione della tradizione carnevalesca della città.

Fano già era stata palcoscenico di carri ben poco carnevaleschi e dal sentore xenofobo (come quello del 1996 sulla decrescita demografica, “I galli italici” che non covavano più), questo vecchiume che governa la città è a corto di idee ma purtroppo ha in mano le redini di una convivialità cittadina sempre più priva della voce e del contributo delle donne, donne che usa solo a sproposito, come immagine.

Donne, carriste, artiste! Costruiamo un Carnevale differente!

Femminismi, Fano-Pesaro-Urbino

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In via del tutto eccezzzzionale!!!

MAGA CLARISSE,

l’inefabbbile, l’infallibbile maga e sensitiva,

legge passato, presente e futuro

DOMENICA 3 FEBBRAIO

Dalle ore 16.00 in poi

E sa tutti i fatti tuoi …

Infoshop, Fano, via da Serravalle 16.

Clarisse, vera esperta nella lettura dei tarocchi, massima serietà, astenersi perditempo e Mago Monti.

Ingresso libero (una alla volta!) a ‘due lire’.
Musica esotica d’ambiente.

Partecipate numerose e numerosi!!!

Organizza come sostegno alle prossime iniziative: FEMMINISMI.

In contemporanea effettueremo un volantinaggio informativo sulla misoginia nel Carnevale in relazione al carro di prima categoria in sfilata “La vedova nera” , il comunicato stampa su questo carro ed altri episodi simbolici misogini verrà diffuso sabato 2 febbraio.

Evento Facebook.
L’articolo su “La vedova nera” del 2012 sul nostro Blog .
L’articolo sulle bordate reazionarie al Carnevale di Fano sul blog Rimarchevole.


“Folle d’amore” “Amore e sangue”, questi i titoli cubitali che campeggiano su Il Resto del Carlino edizione di Pesaro per descrivere il gravissimo fatto di violenza (tentato omicidio e sequestro di persona) accaduto ieri notte tra Cagli e Fossombrone ai danni di Andrea, una giovane ragazza.
E’ ora di finirla! basta mettere in mezzo l’amore in quelli che non sono altro che episodi di violenza e odio contro le donne, “ree” di rifuitarsi a questo e quelllo spasimante! “Colpevoli” di voler decidere della propria vita.
In Italia non solo non esiste più il delitto “d’onore”, ma non siamo più disposte ad accettare che i giornalisti chiamino “amore” quella che non è altro una escalation di odio.
Il movente di questi gravissimi fatto non è l’amore, ma la mancanza di rispetto per le donne, una cultura di violenza che purtroppo anche tra i giovani mima atteggiamenti retrogradi di possesso della donna, di controllo di ciò che fa e di cò che pensa. Il MOVENTE è una cultura che considera le donne come oggetti.
Altroché amore…

Da Facebook echeggia l’invito a protestare inviando email al direttore de Il Resto del Carlino (direttore@ilrestodelcarlino.it ma anche cronaca.pesaro@ilcarlino.net), invito che sottoscrivo in pieno in attesa che da Femminismi giunga un intervento più definito, mentre stiamo seguendo l’evolversi della vicenda, auguriamo ad Andrea una pronta ripresa.

Dada

 Avevamo visto l’intervista della Rai regionale ai due ideatori del carro di Prima categoria del Carnevale di Fano, “La vedova nera” e il giornalista che chiedeva … “non avete paura delle femministe? Abbiamo potuto approfondire, leggendo sul pieghevole distribuito in occasione del Carnevale di Fano edizione 2012, la descrizione di questo carro: “… la vedova nera … terribile ragno che approfitta del maschio per poi divorarlo … ha tessuto la sua insidiosa ragnatela mediatica ed è riuscita a intrappolare la classe politica …”. Ci è sembrata una fantasiosa rilettura dei recenti scandali, rifatta a danno dell’immagine femminile e in spregio della realtà dei fatti. Altro che satira!  Due uomini, quindi, pensano ad un carro che mette in mostra una fantomatica figura femminile onnipotente che seduce con le sue arti attraverso le veline e le ragazze compiacenti i “poveri politici” (sic) e uomini di potere. I malcapitati cadono come prede della terribile donna mostruosa e velata, il vero incubo dei due carristi. Chi c’è dietro quella veletta di vedova? La Donna Mostro (quasi una dea) che muove con il suo potere sessuale ogni reazione maschile è la più antica e becera mistificazione della femminilità per cui ogni male del mondo deve essere ricondotto alla donna che seduce e rovina l’uomo. E’ come se a dirigere i palinsesti delle TV generaliste (la “ragnatela mediatica”), al posto di una classe dirigente che ha anche governato il Paese, rovinandoci, ci fosse stata una donna – accidenti non ce ne eravamo accorte!
Una donna più potente del Papa, di Obama e di Putin messi insieme, una che può portare via il cervello agli uomini solo con le sue arti magiche fatte di corpi esposti come in macelleria. Che ciò sia falso, perché queste donne non hanno autorità, autonomia e libertà ma sono solo oggetti a misura del desiderio maschile,ormai è stato capito anche nella nostra provinciale italietta,la realtà è invece ancora fatta di violenze, femminicidio, disparità sul lavoro e nella società. Sembra che al Carnevale di Fano dove tra i carristi scelti non c’è neppure una donna, siano ormai fuori tempo massimo (certe cose facevano ridere pochi ottusi fino al 2011… ma siamo nel 2012). In tutto il Paese soffia un vento di rinnovamento della coscienza dopo un ventennio asfissiante di manipolazione e sovra-esposizione del corpo delle donne usato dal potere mediatico e politico (ultimi rigurgiti senili a Sanremo). Ovunque si promuovono riflessioni e si lavora sull’educazione per promuovere il rispetto e la libertà femminile e una migliore relazione tra i generi . Proprio ora la finta satira di una piccola fetta della città del carnevale, che vede solo il proprio ombelico e non il resto del mondo – si concentra su qualcosa che non riesce a far ridere più nessuno. E rischia di rovinare una festa fatta per i bambini e per la gioia dello stare insieme, dando il via all’ultimo di una serie di avvilimenti della figura femminile. Soprattutto a Fano, che già era stata palcoscenico di carri ben poco carnevaleschi e dal sentore xenofobo (come quello sulla decrescita demografica del 1996, “I galli italici” che non covavano più) auspichiamo che al prossimo Carnevale, i nostri campioni del vittimismo possano aggiustare questo terrore del femminile con un bel carro sul Viagra ed il suo potere maschile che distrugge la psiche degli uomini e li riduce schiavi dei loro peggiori incubi, un po’ di salutare autocoscienza! Femminismi , donne di Fano-Pesaro-Urbino. 24 febbraio 2012. http://femminismi.wordpress.com

Una campagna sui rischi del ricorso ad estetiste “irregolari” ha bisogno di una donna ridotta in stato di coercizione?
Le braccia sono tirate dietro la schiena, il busto è nudo, la bocca spalancata (con un rossetto fiammante che ne sottolinea il carattere erotizzato, però), non andava bene una ceretta ai baffi andata male? o una depilazione al polpaccio un pò chiazzata…?
Fa male la CNA a replicare alle critiche al manifesto in maniera piccata, perché lo strafalcione di questo progetto pubblicitario è evidente: ancora una volta si esula dalla tematica e dai fatti per lavorare di fantasia sul fantasma della donna vittima, e sulla vittima come prodotto dell’immaginario culturale di un paese, il nostro, dove non si riesce neanche a mettere al femminile un aggettivo, in questo caso “abusivo” che riguarda le donne (le estetiste).
La solita risposta fantasiosa: e se avessimo messo un uomo… . Bene, perché non lo avete fatto?

Federica.

La brochure Cna: CNA PESARO URBINO BROCHURE 2011

 

 

 

Pensavamo che l’accoppiamento “donne e motori” e le battute maschiliste sulla “carrozzeria” di donne che sono femminili perché “non sanno dov’è la ruota di scorta” fossero retaggio di antiquati omini del tempo che fu e dei cattolici integralisti di cui al post precedente… e invece ancora sono in circolazione contenuti e immagini che relegano le donne al simpatico ruolo di chiappa di camoscio.

Purtroppo anche nella nostra provincia, a Barchi, circolano iniziative che non avrebbero niente di fastidioso, se non il rombo delle marmitte cromate, se non fosse che:

l’iniziativa usa lo specchietto per allodole del “sexy car wash” come attrattiva in testa al programma. La nostra amica Alessandra ha sollecitato in questi giorni l’invio di email di protesta per la sponsorizzazione da parte del comune di Barchi di questo tipo di messaggio ma nessuna risposta è arrivata, ci propone allora di estendere la protesta e inviare anche questa lettera, segnalando il manifesto anche all’autorità per l’autodisciplina pubblicitaria, lo IAP.

All’attenzione di:

Presidente Regione Marche segreteria.presidenza@regione.marche.it
Presidente Provincia di Pesaro matteo.ricci@provincia.ps.it
Sindaco di Barchi comune.barchi@provincia.ps.it
Istituto Autodisciplina pubblicitaria iap@iap.it
Pc Consigliera di Pari Opportunità della provincia di Pesaro segreteria.parita@provincia.ps.it

Oggetto: Sexy car wash

 Con la presente si intende sollecitare l’annullamento del “Sexy car wash” inserito nel programma della manifestazione “IV Urban Race” a Barchi (PU) e organizzato dall’Urban Racer Team, perché indegno, sessista, umiliante per tutte le donne, inadatto e pericoloso per i minori.

Riteniamo che sia inaccettabile concedere il patrocinio del Comune (lo stemma appare infatti tra gli “sponsor” nella locandina nel link: http://www.fuorigirimotore.com/raduno-tuning_911.html) a un tal evento, che contraddice gli scopi istituzionali dell’ente stesso: siamo al 74° posto per parità tra uomo e donna e alla politica viene chiesto di promuovere iniziative che riducano il divario tra i generi anziché ampliarlo.

Secondo le Nazioni Unite in Italia persistono profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo della donna e la pongono in una situazione di svantaggio, incidendo negativamente sulle sue scelte professionali ed esistenziali.

“In Italia le donne sono rappresentate come oggetti sessuali.”

Questa è una delle principali critiche recentemente sollevate all’Italia dal Comitato delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) negli Stati che l’hanno ratificata.

L’accostamento di donne e motori è uno stereotipo duro a morire, a tal proposito riportiamo l’interessante intervento del sociologo Luca Piras riguardo la discussa vicenda del “sexy car wash” inserito nel programma della Notte Bianca di Ronciglione, conclusasi con l’annullamento dell’evento: «Dovrebbe essere un dovere civico quello di proporre lo sviluppo dei rapporti tra i sessi improntati alla pariteticità, alla

consapevolezza dei comportamenti e dei ruoli nonché della valorizzazione dell’identità femminile. Il “Sexy car wash” rappresentava un esempio opposto: la rinuncia da parte di alcune istituzioni all’esercizio di un ruolo pedagogico-culturale nei confronti di modelli civili ed evoluti sul rapporto tra uomo e donna nella nostra società».

Piras continua: «Era un’evidente collusione culturale con un’idea della donna implicita nel modello veicolato delle tivvù commerciali in cui essa è ridotta al suo solo corpo spettacolarizzato e subalterno al maschio spettatore. Oggi, però, nella società si può rilevare una considerazione diversa della donna, soprattutto da parte di giovani, che considerano il rapporto con l’altro genere un indice significativo del più ampio livello di civiltà diffuso e del proprio modo di vivere accanto al sesso opposto». 

Lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ci ricorda che:

“Uno stile di comunicazione che offende le donne nei media, nelle pubblicità, nel dibattito pubblico può offrire un contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche, se non veri e propri atti di violenza anche da parte di giovanissimi.”

Nella speranza che nessun Comune decida di patrocinare eventi in cui la donna è trattata alla stregua di un panno daino,

cordiali saluti.

(Firma).

Chi invia per favore ce lo segnali in modo che si possa avere idea di quante persone si muovono.


Profittando della presentazione di un libro con questo titolo presso la Basilica di San Paterniano di Fano, siamo andate a cercare per capire se si trattasse di un’opera di satira o di qualcosa d’altro. Ebbene, non si tratta di satira, esistono tutt’ora delle donne che pensano, o meglio credono, che la loro missione nel mondo sia fare figli e accudire a una famiglia numerosa, magari con piglio da manager ma:

“Detto questo vorrei chiarire la questione della sottomissione. Quella di cui parlo io non ha molto a che fare con la divisione dei compiti pratici. Anche una donna che lavora, e che lo fa ad alto livello, può essere sottomessa se ascolta il marito, lo rispetta, tiene in gran conto le sue opinioni e le mette prima delle proprie.”

Ovviamente si tratta di una opinione prettamente ideologica… perché il marito dovrebbe avere delle opinioni “messe prima”: per rigore di logica? per questione di gradi ottenuti sul campo di quella che, la “famiglia estrema”, viene presentata con rituali da battaglia? La spiegazione è data da affermazioni di questo tenore:

“Essere donna mi ha procurato solo vantaggi: ignoro se la mia auto possegga una ruota di scorta, ed eventualmente dove si nasconda, la subdola. “

E qui casca l’asino, anzi l’asina: perché nel 2011 una donna non dovrebbe sapere dov’è il ruotino?
La genetica viene in aiuto ai mentecatti, amici di penna della “donna sottomessa” e soprattutto sposata, lo leggiamo in un blog amico segnalato dall’autrice e segnato col logo della Croce della Vandea:

“Ci sono momenti in cui uno si rende conto che è bello essere nati uomini: sono quelli in cui, ad esempio, esce utile tirare in ballo in una conversazione la spiegazione di cos’è un fusibile e di quello a cui serve.”

Cavolo, abbiamo sempre sospettato di non essere donne perché sappiamo cos’è un albero a camme e a cosa serve!
Chissà se Ratzinger lo sa cos’è un fusibile… altrimenti si potrebbe anche teorizzare che lo sanno per scienza infusa solo i maschi riproduttori mentre gli altri si ritrovano solo a sapere dov’è il ciborio.

Luoghi comuni insipidi e grotteschi, utili a smerciare poi, sotto l’egida della famigliola felice con moglie fedele, (perché il maschio “geneticamente”… non lo è?), una visione meccanicistica della vita e delle relazioni interpersonali e soprattutto un corollario di crociate contro: contro la dignità di fine vita, contro i diritti delle famiglie differenti, contro il resto del mondo che non sa di caramella mou.

Un finale a sopresa: l’autrice, che sembra molto felice di essere sottomessa in tutto ma che certo non soffre di sotto-esposizione da mass media (non vediamofoto di questo “marito-prima di tutto!”) dice di essere “cattolica e quindi quasi sempre di buono umore”, ma che c. vuol dire? Che l’attesa della resurrezione dei corpi fa l’effetto del Prozac?

una immagine della "notte bianca" fanese

Sembra impossibile ed è invece una vecchia storia, quella secondo cui, chi è stato vittima di una violenza ha la sua grande parte di responsabilità nei fatti. Il meccanismo è quello della violenza comunitaria che prevede – a livello simbolico – un “capro espiatorio”.
Il gruppo che si riconosce attorno a chi è stato colpito si fa più forte e unito, questo accade a partire da un fatto: la vittima è vittima perché un po’ se lo è voluto e adesso che ha fatto un favore al gruppo – ha neutralizzato la violenza interna – il gruppo stesso – che siamo noi, le riconosciamo il suo ruolo, e diciamo a tutti gli altri che un po’ se lo è cercato: “non doveva trovarsi nel luogo della violenza se proprio non voleva essere colpita” … Del resto una vittima non c’è mai senza il suo carnefice. Il rapporto tra gli esseri umani e la violenza di cui sono capaci in gruppo, è stato sviscerato dall’antropologia e fa parte di un meccanismo profondissimo e ancestrale, è qualcosa che sta prima della politica, prima dei diritti, qualcosa che dobbiamo conoscere.

Le donne, che in Italia hanno lavorato per decenni su una revisione della Legge contro la violenza sessuale (approvata poi nel 1996), sanno molto bene che questo meccanismo del “capro espiatorio” funziona perfettamente quando la vittima è una donna. La complicità del simbolico patriarcale sul consenso della vittima ha rappresentato – da sempre – lo scoglio maggiore per raggiungere un risultato legislativo rispettoso delle donne, della loro soggettività, del loro corpo. Studiare i documenti processuali per i reati di violenza sessuale è come entrare in un film che si ripete sempre, le posizioni da parte della difesa degli stupratori sono sempre quelle: la vittima era consenziente, la violenza – pertanto – non sussiste. Si sono lette miriadi di storie del tutto campate in aria, ma giustificate da questo tipo di complicità, fino ad arrivare all’assurdità di provare nelle Sentenze che bambine di undici anni – erano state violentate ripetutamente da uomini adulti – ma in fondo erano parzialmente consenzienti perché qualcuno diceva di averle viste per strada intente a togliersi la verginità da sole … Chiedere alle storiche delle donne potrebbe servire a farsi un’idea di come la connessione tra simbolico della violenza – che necessita di un capro espiatorio – e giustificazione patriarcale della violazione di una donna, vanno da sempre braccetto. Ma chi vorrebbe essere un capro espiatorio? Chi vorrebbe il corpo scorticato dalle ferite, la propria volontà violata dalla brutalità degli altri, la propria vicenda buttata in pasto ai giornali, discussa ovunque? Chi vorrebbe sentire dire della propria figlia o della propria amica, o semplicemente di un’altra donna: “ ma sarà vero?”, “perché queste ragazzine vanno in giro tutte nude? Se la cercano”, oppure “ perché si è trovata da sola in quel luogo a quell’ora di notte?” … La risposta è una sola: NESSUNO. Nessuno di noi, padri, madri, insegnanti, ragazzi e ragazze, vorrebbe che una loro cara venisse apostrofata così … Eppure se stiamo zitte/i di fronte a chi continua a dire queste cose, siamo anche noi complici …
Per questo di fronte allo stupro compiuto a Fano durante la notte bianca, è nostra responsabilità quella di ribadire piena solidarietà alla ragazza e a sua madre. La posizione strumentale della difesa, così come riportata dal Resto del Carlino il 16 luglio, è davvero inaccettabile perché utilizza il meccanismo della vittima consenziente, che è l’ultimo appiglio ma quello più potente da un punto di vista simbolico, per una difesa che non ha altro su cui fondare le proprie argomentazioni: pertanto discredita la vittima e tenta di ridurla ad una che in fondo in fondo questo ruolo se lo è voluto e che le è piaciuto.
Indipendentemente dalla vicenda giudiziaria, nel cui merito non possiamo entrare, risulta evidente che il nostro ruolo di cittadine e cittadini responsabili, che hanno animato l’Assemblea femminista auto convocata del 29 giugno, è quello di vigilare perché nessuna complicità sia accettata rispetto a tali posizioni della difesa, che ledono la dignità e il rispetto di chi soffre e di chi vuole che questa sofferenza non sia un senso di colpa indelebile.

La colpa è di chi ha compiuto la violenza, non di chi l’ha subìta.

 

Fano, lunedì 18 luglio 2011

Prim* firmatar*:

Monia Andreani

Fedora Ruffini

Leandro Foglietta

Francesca Palazzi Arduini

Luigina Roberti

Monica Tinti

Claudia Romeo

Melanie Segal

Stefano Dionigi

Simona Ricci

Lia Didero

Giorgia Sestito

Cristiana Nasoni

Marta Orazi

Angela Galli

Laura Monteverde

Rita Carnaroli

Laura Piccioni

Bea Casalini


E’ online il Rapporto ombra realizzato da studiose, sindacaliste, rappresentanti dell’associazionismo femminista italiano (Il tavolo di lavoro si è voluto chiamare Lavori in corsa) in occasione del trentesimo anniversario della convenzione ONU contro la discriminazione delle donne (CEDAW) e in riferimento al rapporto presentato invece dal governo italiano nel 2009.
Il rapporto, che si è giovato di una sinergia di interventi e analisi molto vasta, “risponde” punto per punto agli articoli e ale raccomandazioni Cedaw illustrando la situazione italiana per quel che riguarda discriminazione, disparità, disvalore, violenza. Molto interessante anche il paragrafo riguardante l’immagine della donne nei mass media e la rappresentazione femminile nell’informazione, argomento giunto all’apice mediatico il 13 febbraio scorso con la manifestazione “Se non ora quando” , le cui promotrici della quale, invece, si sono attivate per un incontro nazionale a Siena sabato 9 luglio.

Rapporto Ombra CEDAW 2011_ITA


Dall’Assemblea femminista auto convocata tante voci e verità sul fatto della Notte Bianca: nessuno è innocente.

L’affollata assemblea di mercoledì 29, convocata da Femminismi, ha visto la partecipazione attiva di tante persone, donne e uomini, rappresentanti della società civile. Due ore di lavoro partecipato da tutte/i hanno prodotto una piattaforma comune di attività da svolgere come risposta all’accaduto:
1) Solidarietà totale e concreta alla ragazza ed ai suoi cari, da parte dell’Assemblea: come genitori preoccupati per il degrado sociale e culturale cittadino, come insegnanti desiderosi di dare la parola ai loro allievi, spesso invece resi passivi e ridotti al silenzio, rispetto alla consapevolezza di sé e degli altri, e alle libertà sessuali, alle relazioni tra i generi, come donne sentendo che se una di noi è aggredita lo siamo tutte, perché è la cultura patriarcale che di nuovo ci dice che siamo oggetti da consumare e non persone da rispettare. Viene stabilito di far conoscere direttamente alla ragazza colpita il nostro affetto e la nostra solidarietà, l’abbraccio di una città ferita, di comunicare pubblicamente che l’Assemblea intende svolgere funzione di sostegno concreto, sono state segnalate proposte per costituirsi parte civile al processo.

2)Desiderio di parlare alla città per chiedere che venga sfatato il luogo comune, che dice “è successo per caso”. Uno stupro non è mai un caso ma il risultato, di una cultura, di una assenza di confronto sociale, di un clima favorevole al tutto è permesso. A Fano molti ne sono colpevoli. Anche noi, per non aver contrastato abbastanza il degrado DEL QUALE E’ RESPONSABILE una amministrazione comunale che ha azzerato gli spazi pubblici per le associazioni, che taglia i servizi agli adolescenti, che è incapace di programmare strumenti culturali che diano spazio e autonomia ai giovani come protagonisti, e non come vallette, tronisti o consumatori di alcool.
Centri d’aggregazione chiusi, iniziative e atteggiamenti dove la figura della donna è ridotta a valletta, a schiava (Fano dei Cesari), a oggetto sessuale, nottate di festa senza contenuti ma solo dedite al consumo: non basta ricordare i numeri delle forze dell’ordine per sentirsi assolti. Un’amministrazione comunale ha il dovere istituzionale di svolgere una funzione di sostegno della salute pubblica, della coesione sociale, del benessere, questa funzione è stata dimenticata dalla giunta Aguzzi. I tardivi passi indietro del sindaco Aguzzi non risolvono le incapacità intrinseche di questa Giunta che decide di costituirsi “parte civile” mentre si scorda la civiltà e soprattutto mentre sotterra le sue responsabilità smorzando un po’ i toni dei suoi programmi estivi.

3)E’ stato segnalato da tanti durante l’incontro la necessità di riprendere il confronto tra giovani e meno giovani sulla sessualità e la differenza di genere: vorremmo dare la parola agli amici e amiche di questa ragazza per capire il loro dolore, e parlare assieme agli studenti di queste tematiche, troppo spesso censurate. Non c’è solo da discutere assieme del problema dell’alcoolismo, non basta richiamarsi ai valori “tradizionali” e della famiglia perbene per risolvere la questione: perché sono questi giovani “perbene” tanto perbene che stuprano. Sono quindi la repressione sessuale e il maschilismo che covano sotto i discorsi dei perbenisti.

4)Questi e altri (tanti) spunti verranno di nuovo discussi, mentre già si annunciano le prime iniziative comuni, per le quali invitiamo tutte e tutti alla partecipazione: venerdì la presenza a Radio Fano per lo spazio del mattino alle ore 9.30, sabato dalle ore 10 alle 12 un sit in pacifico di fronte al Municipio, e prossimamente un’edizione fanese della camminata collettiva “Accendiamo la notte” contro la violenza sulle donne.

Assemblea femminista  autoconvocata, saletta Argonauta, Fano, mercoledì 29 giugno.

Sunto dell’Assemblea redatto da Femminismi.


Da Notte Bianca a Notte in bianco: Per chi? Per una donna, naturalmente
, una ragazza stuprata al Lido di Fano da tre ragazzi. Il manifesto dell’iniziativa che, tanto per cambiare, usava l’immagine di una donna con una espressione incomprensibile è stato tristemente premonitore.
Il Sindaco Aguzzi e l’assessore Santorelli giustificano gli esiti della Notte dando i numeri di quell ”imponente” schieramento di forze di polizia che a loro dire avrebbe garantito lo svolgimento della nottata senza disguidi. Per questi maschi deve essere sempre tutto “imponente”, …e poi si rivela “impotente”.
E’ che non hanno capito una cosa essenziale: non sono i controlli delle patenti, non sono le divise, non sono le mitragliette a creare una atmosfera di festa e di offerta culturale se non ci sono i presupposti di CONTENUTI che facciano sì che, soprattutto i più giovani, non anneghino la noia del solito concertino già visto quattro volte, della decima birretta, della ‘ vasca’  sulla quale si è passeggiato agghindati per mostrarsi col proprio look del cavolo per ore, …una gigantesca sagra dall’orario interminabile.
Questo episodio atroce non va collegato alla Notte bianca di per sé, sarebbe potuto succedere anche oggi invece di ieri,
ma non ci vengano a dire che è un caso, perché ogni scelta di violenza, perché di SCELTA si tratta anche se diranno che erano ubriachi,  deriva da mentalità e mancanza di cultura del rispetto.
Le scelte culturali del Comune di Fano  hanno appiattito l’offerta e creato un pericoloso AUT AUT: o a recitare i rosari nella Notte dello spirito, promossa dalla  curia e amata da assessore deferente, oppure a bere nei bar della Notte bianca, una kermesse di aperitivi con buoni tassi d’alcol: lo testimoniano i tanti ritiri di patente e persone fermate, nonostante ci sia chi afferma che la somministrazione di alcolici sia cessata alle 3.00.
Così, deferenti al potentato cattolico-perbenista che regge Banca e Comune, i politici nostrani, epurato il Teatro, posto il visto di censura alle Stagioni, chiusi gli spazi pubblici, tagliati i finanziamenti all’aggregazione sociale, concessi  bonus a chi di dovere… si ritrovano con una Notte in bianco nella quale l’unico proposito di tanti, l’unica differenza da una serata come tante, è quella di qualche ora di sonno in meno. “Social Night”? una trovata  priva di qualsiasi sostanza, se non nello scimmiottamento dei nomi delle vie e delle piazze. Manco c’è il wi-fi pubblico a Fano, ma che di network parlano?

Ma  a noi quella che spiace è la notte che ha dovuto passare questa nostra giovane simile.
Quando sentirete parlare politici, preti, assessori vari, per qualche giorno, di questa vicenda, tutti “vicini” alla vittima e tutti innocenti, ricordate che a Fano, ormai, non si può più fare una iniziativa su suolo pubblico senza aspettare fino a un mese per la “concessione”, che non vi sono festival organizzati dai giovani, che le poche conferenze si tengono in sale affittate dalla Curia, che il Comune sta togliendo le stanze ai centri d’aggregazione, che i Consultori, che dovrebbero fare educazione sessuale nelle scuole (insegnando la differenza di genere e il rispetto) interessano gli amministratori solo quando si tratta di tagliargli i fondi o di cacciarci dentro il movimento per la vita. Che non è mai stata fatta una campagna per le adolescenti sulla contraccezione e sulla difesa dalle violenze.
Alle ragazze diciamo: e allora facciomocela da sole! E Aguzzi vada in giro col suo fucile… .

Dada.

Femminismi invita le donne fanesi alla sua campagna autogestita contro la violenza, sulla sessualità, sulla differenza di genere e sull’autodifesa.


Ebbene sì, Barbara Benedettelli è sbarcata a Fano col suo prodotto: la mostra con le foto dei vip che gridano “basta!” e il libro “Vittime per sempre”. Invitata ovviamente da una assessora di centro destra che non ha trovato prodotto migliore per trasformare l’otto marzo in una serie di appuntamenti tutti incentrari sulle donne come vittime. Anche se il  lavoro pubblicitario della Benedettelli non è incentrato solo sulle donne.
Il giudizio critico del blog locale Rimarchevole ha scatenato le ire dei fan della giornalista Mediaset e già fondatrice con la Santanché del Mpi, che evidentemente vedono come fumo negli occhi qualsiasi punto di vista che non esalti questo fine lavoro di riconduzione delle persone alla lotta con lo Stato per l’inasprimento delle pene e alla divisione del mondo in vittime e carnefici. Chi vuole può commentare l’articolo.


Sembrerebbe che la raccolta differenziata debba essere rilanciata anche  a Perugia, città sulla quale aleggia la paurosa ombra di un prospettato mega inceneritore di rifiuti, e l’ente che si occupa di rifiuti, Gesenu, assieme a Comune ed Ambito territoriale, non sanno fare di meglio che dedicare per l’otto marzo i sacchetti  di carta alle donne, con l’ambiguo slogan “Ecologia, sostantivo femminile. Le donne fanno nascere, le donne fanno rinascere“. Così i furboni ci richiamano ai nostri compiti, che sono quelli di ramazzare, accudire, sistemare anche quell’immenso pattume che viene prodotto senza pensare al riutilizzo…
quindi, visto che il sostantivo “ecologia” è femminile, tocca a noi beccarci il sacchetto della pizza che qualcuno sicuramente avrà cura di passarci, nel casalingo gioco italico della scopa. Sarebbe interessante sapere quanti sono i maschi perugini che fanno la suddivisione per la differenziata in casa.
Intanto, per non sprecare l’ipotesi inceneritorista, sul sacchetto di carta, alla voce “da plastica“, ci si spiega che questa può essere trasformata in “energia, tubi, panchine, maglioni“, “energia” è al primo posto, con un ovvio occhiolino a chi ha tutto l’interesse a non differenziare che una parte dei rifiuti e a lasciarne un po’ per le avide e inquinanti bocche delle fornaci, magari di quelle dei cementifici che stanno appestando una delle regioni più verdi d’Italia.





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