
Profittando della presentazione di un libro con questo titolo presso la Basilica di San Paterniano di Fano, siamo andate a cercare per capire se si trattasse di un’opera di satira o di qualcosa d’altro. Ebbene, non si tratta di satira, esistono tutt’ora delle donne che pensano, o meglio credono, che la loro missione nel mondo sia fare figli e accudire a una famiglia numerosa, magari con piglio da manager ma:
“Detto questo vorrei chiarire la questione della sottomissione. Quella di cui parlo io non ha molto a che fare con la divisione dei compiti pratici. Anche una donna che lavora, e che lo fa ad alto livello, può essere sottomessa se ascolta il marito, lo rispetta, tiene in gran conto le sue opinioni e le mette prima delle proprie.”
Ovviamente si tratta di una opinione prettamente ideologica… perché il marito dovrebbe avere delle opinioni “messe prima”: per rigore di logica? per questione di gradi ottenuti sul campo di quella che, la “famiglia estrema”, viene presentata con rituali da battaglia? La spiegazione è data da affermazioni di questo tenore:
“Essere donna mi ha procurato solo vantaggi: ignoro se la mia auto possegga una ruota di scorta, ed eventualmente dove si nasconda, la subdola. “
E qui casca l’asino, anzi l’asina: perché nel 2011 una donna non dovrebbe sapere dov’è il ruotino?
La genetica viene in aiuto ai mentecatti, amici di penna della “donna sottomessa” e soprattutto sposata, lo leggiamo in un blog amico segnalato dall’autrice e segnato col logo della Croce della Vandea:
“Ci sono momenti in cui uno si rende conto che è bello essere nati uomini: sono quelli in cui, ad esempio, esce utile tirare in ballo in una conversazione la spiegazione di cos’è un fusibile e di quello a cui serve.”
Cavolo, abbiamo sempre sospettato di non essere donne perché sappiamo cos’è un albero a camme e a cosa serve!
Chissà se Ratzinger lo sa cos’è un fusibile… altrimenti si potrebbe anche teorizzare che lo sanno per scienza infusa solo i maschi riproduttori mentre gli altri si ritrovano solo a sapere dov’è il ciborio.
Luoghi comuni insipidi e grotteschi, utili a smerciare poi, sotto l’egida della famigliola felice con moglie fedele, (perché il maschio “geneticamente”… non lo è?), una visione meccanicistica della vita e delle relazioni interpersonali e soprattutto un corollario di crociate contro: contro la dignità di fine vita, contro i diritti delle famiglie differenti, contro il resto del mondo che non sa di caramella mou.
Un finale a sopresa: l’autrice, che sembra molto felice di essere sottomessa in tutto ma che certo non soffre di sotto-esposizione da mass media (non vediamofoto di questo “marito-prima di tutto!”) dice di essere “cattolica e quindi quasi sempre di buono umore”, ma che c. vuol dire? Che l’attesa della resurrezione dei corpi fa l’effetto del Prozac?

AD UN MESE DALLO STUPRO: CHE FINE HA FATTO IL COMUNE DI FANO?
L’Assemblea femminista autoconvocata sui fatti della Notte bianca si è ritrovata venerdì 22 luglio, ad un mese dallo stupro alla ragazza di quindici anni compiuto da tre coetanei e lo ha fatto in modo simbolico proprio al Lido, nei pressi dello “Chalet del mare”, luogo presso il quale è avvenuta la violenza nella serata del 22 giugno. Anche se siamo in pieno periodo di vacanze, la presenza di tante persone che hanno sentito l’esigenza di rivedersi per discutere concretamente il da farsi, ha confermato un dato importantissimo: la cittadinanza di Fano che si è mobilitata, vuole confermare la solidarietà alla ragazza e alla famiglia e intende mettere in cantiere iniziative culturali di vario genere per lavorare sui modelli culturali maschili e femminili, anche in forte contraddizione con la visione acritica da “bulli/gladiatori” e “pupe”, della quale è ostaggio la città.
Molte le idee, a partire dall’individuazione di forme di concreta solidarietà alla ragazza, in modo da dare seguito alla lettera “La vittima non è colpevole di essere vittima”, firmata da molte persone e diffusa nei giorni scorsi, dopo le dichiarazioni della difesa dei tre ragazzi accusati dello stupro. Durante l’incontro dell’Assemblea è stata formulata da più parti una domanda da rivolgere all’Amministrazione comunale: Noi cittadini e cittadine stiamo facendo dal basso tutto quello che è nelle nostre capacità e possibilità per sostenere la ragazza e la famiglia, e per dare un segno di cambiamento al clima culturale cittadino, cosa fa, invece, il Comune? Sono andati tutti in vacanza dopo la Fano dei Cesari? Ricordiamo le dichiarazioni dell’Amministrazione apparse in tutti i giornali nazionali l’indomani della vicenda che ha portato la Notte bianca di Fano nella cronaca nera nazionale: “Vogliamo dare un segnale forte di sostegno alla vittima”. Adesso i fanesi vogliono sapere a distanza di un mese, se le dichiarazioni sono rimaste solo parole o se a queste sono seguiti dei fatti! Perché la politica delle belle parole vuote… non soddisfa più nessuno!
Nota stesa in conclusione della Assemblea da Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino.
Sembra impossibile ed è invece una vecchia storia, quella secondo cui, chi è stato vittima di una violenza ha la sua grande parte di responsabilità nei fatti. Il meccanismo è quello della violenza comunitaria che prevede – a livello simbolico – un “capro espiatorio”.
Il gruppo che si riconosce attorno a chi è stato colpito si fa più forte e unito, questo accade a partire da un fatto: la vittima è vittima perché un po’ se lo è voluto e adesso che ha fatto un favore al gruppo – ha neutralizzato la violenza interna – il gruppo stesso – che siamo noi, le riconosciamo il suo ruolo, e diciamo a tutti gli altri che un po’ se lo è cercato: “non doveva trovarsi nel luogo della violenza se proprio non voleva essere colpita” … Del resto una vittima non c’è mai senza il suo carnefice. Il rapporto tra gli esseri umani e la violenza di cui sono capaci in gruppo, è stato sviscerato dall’antropologia e fa parte di un meccanismo profondissimo e ancestrale, è qualcosa che sta prima della politica, prima dei diritti, qualcosa che dobbiamo conoscere.
Le donne, che in Italia hanno lavorato per decenni su una revisione della Legge contro la violenza sessuale (approvata poi nel 1996), sanno molto bene che questo meccanismo del “capro espiatorio” funziona perfettamente quando la vittima è una donna. La complicità del simbolico patriarcale sul consenso della vittima ha rappresentato – da sempre – lo scoglio maggiore per raggiungere un risultato legislativo rispettoso delle donne, della loro soggettività, del loro corpo. Studiare i documenti processuali per i reati di violenza sessuale è come entrare in un film che si ripete sempre, le posizioni da parte della difesa degli stupratori sono sempre quelle: la vittima era consenziente, la violenza – pertanto – non sussiste. Si sono lette miriadi di storie del tutto campate in aria, ma giustificate da questo tipo di complicità, fino ad arrivare all’assurdità di provare nelle Sentenze che bambine di undici anni – erano state violentate ripetutamente da uomini adulti – ma in fondo erano parzialmente consenzienti perché qualcuno diceva di averle viste per strada intente a togliersi la verginità da sole … Chiedere alle storiche delle donne potrebbe servire a farsi un’idea di come la connessione tra simbolico della violenza – che necessita di un capro espiatorio – e giustificazione patriarcale della violazione di una donna, vanno da sempre braccetto. Ma chi vorrebbe essere un capro espiatorio? Chi vorrebbe il corpo scorticato dalle ferite, la propria volontà violata dalla brutalità degli altri, la propria vicenda buttata in pasto ai giornali, discussa ovunque? Chi vorrebbe sentire dire della propria figlia o della propria amica, o semplicemente di un’altra donna: “ ma sarà vero?”, “perché queste ragazzine vanno in giro tutte nude? Se la cercano”, oppure “ perché si è trovata da sola in quel luogo a quell’ora di notte?” … La risposta è una sola: NESSUNO. Nessuno di noi, padri, madri, insegnanti, ragazzi e ragazze, vorrebbe che una loro cara venisse apostrofata così … Eppure se stiamo zitte/i di fronte a chi continua a dire queste cose, siamo anche noi complici …
Per questo di fronte allo stupro compiuto a Fano durante la notte bianca, è nostra responsabilità quella di ribadire piena solidarietà alla ragazza e a sua madre. La posizione strumentale della difesa, così come riportata dal Resto del Carlino il 16 luglio, è davvero inaccettabile perché utilizza il meccanismo della vittima consenziente, che è l’ultimo appiglio ma quello più potente da un punto di vista simbolico, per una difesa che non ha altro su cui fondare le proprie argomentazioni: pertanto discredita la vittima e tenta di ridurla ad una che in fondo in fondo questo ruolo se lo è voluto e che le è piaciuto.
Indipendentemente dalla vicenda giudiziaria, nel cui merito non possiamo entrare, risulta evidente che il nostro ruolo di cittadine e cittadini responsabili, che hanno animato l’Assemblea femminista auto convocata del 29 giugno, è quello di vigilare perché nessuna complicità sia accettata rispetto a tali posizioni della difesa, che ledono la dignità e il rispetto di chi soffre e di chi vuole che questa sofferenza non sia un senso di colpa indelebile.
La colpa è di chi ha compiuto la violenza, non di chi l’ha subìta.
Fano, lunedì 18 luglio 2011
Prim* firmatar*:
Monia Andreani
Fedora Ruffini
Leandro Foglietta
Francesca Palazzi Arduini
Luigina Roberti
Monica Tinti
Claudia Romeo
Melanie Segal
Stefano Dionigi
Simona Ricci
Lia Didero
Giorgia Sestito
Cristiana Nasoni
Marta Orazi
Angela Galli
Laura Monteverde
Rita Carnaroli
Laura Piccioni
Bea Casalini

E’ online il Rapporto ombra realizzato da studiose, sindacaliste, rappresentanti dell’associazionismo femminista italiano (Il tavolo di lavoro si è voluto chiamare Lavori in corsa) in occasione del trentesimo anniversario della convenzione ONU contro la discriminazione delle donne (CEDAW) e in riferimento al rapporto presentato invece dal governo italiano nel 2009.
Il rapporto, che si è giovato di una sinergia di interventi e analisi molto vasta, “risponde” punto per punto agli articoli e ale raccomandazioni Cedaw illustrando la situazione italiana per quel che riguarda discriminazione, disparità, disvalore, violenza. Molto interessante anche il paragrafo riguardante l’immagine della donne nei mass media e la rappresentazione femminile nell’informazione, argomento giunto all’apice mediatico il 13 febbraio scorso con la manifestazione “Se non ora quando” , le cui promotrici della quale, invece, si sono attivate per un incontro nazionale a Siena sabato 9 luglio.
Dall’Assemblea femminista auto convocata tante voci e verità sul fatto della Notte Bianca: nessuno è innocente.
L’affollata assemblea di mercoledì 29, convocata da Femminismi, ha visto la partecipazione attiva di tante persone, donne e uomini, rappresentanti della società civile. Due ore di lavoro partecipato da tutte/i hanno prodotto una piattaforma comune di attività da svolgere come risposta all’accaduto:
1) Solidarietà totale e concreta alla ragazza ed ai suoi cari, da parte dell’Assemblea: come genitori preoccupati per il degrado sociale e culturale cittadino, come insegnanti desiderosi di dare la parola ai loro allievi, spesso invece resi passivi e ridotti al silenzio, rispetto alla consapevolezza di sé e degli altri, e alle libertà sessuali, alle relazioni tra i generi, come donne sentendo che se una di noi è aggredita lo siamo tutte, perché è la cultura patriarcale che di nuovo ci dice che siamo oggetti da consumare e non persone da rispettare. Viene stabilito di far conoscere direttamente alla ragazza colpita il nostro affetto e la nostra solidarietà, l’abbraccio di una città ferita, di comunicare pubblicamente che l’Assemblea intende svolgere funzione di sostegno concreto, sono state segnalate proposte per costituirsi parte civile al processo.
2)Desiderio di parlare alla città per chiedere che venga sfatato il luogo comune, che dice “è successo per caso”. Uno stupro non è mai un caso ma il risultato, di una cultura, di una assenza di confronto sociale, di un clima favorevole al tutto è permesso. A Fano molti ne sono colpevoli. Anche noi, per non aver contrastato abbastanza il degrado DEL QUALE E’ RESPONSABILE una amministrazione comunale che ha azzerato gli spazi pubblici per le associazioni, che taglia i servizi agli adolescenti, che è incapace di programmare strumenti culturali che diano spazio e autonomia ai giovani come protagonisti, e non come vallette, tronisti o consumatori di alcool.
Centri d’aggregazione chiusi, iniziative e atteggiamenti dove la figura della donna è ridotta a valletta, a schiava (Fano dei Cesari), a oggetto sessuale, nottate di festa senza contenuti ma solo dedite al consumo: non basta ricordare i numeri delle forze dell’ordine per sentirsi assolti. Un’amministrazione comunale ha il dovere istituzionale di svolgere una funzione di sostegno della salute pubblica, della coesione sociale, del benessere, questa funzione è stata dimenticata dalla giunta Aguzzi. I tardivi passi indietro del sindaco Aguzzi non risolvono le incapacità intrinseche di questa Giunta che decide di costituirsi “parte civile” mentre si scorda la civiltà e soprattutto mentre sotterra le sue responsabilità smorzando un po’ i toni dei suoi programmi estivi.
3)E’ stato segnalato da tanti durante l’incontro la necessità di riprendere il confronto tra giovani e meno giovani sulla sessualità e la differenza di genere: vorremmo dare la parola agli amici e amiche di questa ragazza per capire il loro dolore, e parlare assieme agli studenti di queste tematiche, troppo spesso censurate. Non c’è solo da discutere assieme del problema dell’alcoolismo, non basta richiamarsi ai valori “tradizionali” e della famiglia perbene per risolvere la questione: perché sono questi giovani “perbene” tanto perbene che stuprano. Sono quindi la repressione sessuale e il maschilismo che covano sotto i discorsi dei perbenisti.
4)Questi e altri (tanti) spunti verranno di nuovo discussi, mentre già si annunciano le prime iniziative comuni, per le quali invitiamo tutte e tutti alla partecipazione: venerdì la presenza a Radio Fano per lo spazio del mattino alle ore 9.30, sabato dalle ore 10 alle 12 un sit in pacifico di fronte al Municipio, e prossimamente un’edizione fanese della camminata collettiva “Accendiamo la notte” contro la violenza sulle donne.
Assemblea femminista autoconvocata, saletta Argonauta, Fano, mercoledì 29 giugno.
Sunto dell’Assemblea redatto da Femminismi.

Quando accade una violenza così grave come lo stupro di una minorenne compiuto da altri minorenni, durante una manifestazione culturale fortemente voluta e sponsorizzata da una amministrazione comunale, e pensata proprio per i giovani, le parole sembrano sfuggire e il senso di: sconfitta, disgusto, depressione, ci invade. Ma come femministe dobbiamo alzare la testa, prendere in mano la situazione, analizzare e denunciare l’accaduto e in particolare puntare l’attenzione sul clima culturale cittadino creato da questa Amministrazione. La città manca completamente di attività culturale rivolta ai giovani, si stanno smantellando i centri di aggregazione giovanili con la solita motivazione della mancanza di fondi. Questi fondi però si decide di spenderli, anche se saltuariamente, per iniziative populiste come le notti bianche – chiamate tragicamente in questo caso – Social night, dove di sociale non c’è niente, e che sono percepite come zone franche in cui tutto sembra permesso, almeno per una notte. Questo con l’alibi di un “imponente spiegamento di forze dell’ordine” in realtà specchio di una militarizzazione del territorio inefficace rispetto ai problemi che sono innanzitutto sociali e culturali.
Tale scelta culturale di Fano non rispecchia affatto le energie di una città ricca di associazionismo, di volontariato.
A Fano adesso l’attività di sensibilizzazione sulla relazione tra i generi, contro la violenza alle donne, sull’attività dei consultori e sull’accesso ai servizi, è appannaggio di piccole realtà associative che si muovono a partire dal basso. L’attività della giunta – anche in relazione alle scelte per l’8marzo – non è rivolta al territorio e ai giovani, ma quest’anno ha presentato una mostra sulle vittime di violenza, completamente scollegata dal contesto, una mostra che mostrava volti di personaggi famosi che dicevano no alla violenza, una iniziativa la cui pochezza culturale e politica è auto-evidente, e già denunciata.
Un clima di totale mancanza di rispetto dell’altra, in cui una coetanea è vista solo come un corpo da usare, non è frutto della cattiveria dei giovani o dell’alcool, ma è di certo alimentato dall’atteggiamento “viriloide” e “populista” di certe manifestazioni culturali, che spesso sono anche spazi dove si incentiva alla spettacolarizzazione del corpo delle donne (le vallette della Fano dei Cesari o quelle del Carnevale, meglio se giovani e poco vestite), senza investimento culturale su modalità corrette e rispettose delle relazioni umane e sociali tra i generi.
Ai nostri amministratori che hanno più volte desiderato di portare Fano sulle pagine nazionali, per l’eccellenza della proposta turistica e culturale, chiediamo proprio ora, che gli occhi sono tutti puntati su Fano, e per un fatto di gravità inaudita, la coerenza e il senso di responsabilità di dimettersi in quanto: 1- responsabili del contenuto culturale di certe iniziative; 2- responsabili della organizzazione di questa notte bianca: chiediamo pertanto le dimissioni immediate dell’Assessore Mancinelli e quelle dell’Assessore Santorelli.
Riteniamo giusto inoltre che le associazioni femministe si costituiscano parte civile nel procedimento a carico dei tre stupratori.
Femminismi – donne di Fano, Pesaro, Urbino

Da Notte Bianca a Notte in bianco: Per chi? Per una donna, naturalmente, una ragazza stuprata al Lido di Fano da tre ragazzi. Il manifesto dell’iniziativa che, tanto per cambiare, usava l’immagine di una donna con una espressione incomprensibile è stato tristemente premonitore.
Il Sindaco Aguzzi e l’assessore Santorelli giustificano gli esiti della Notte dando i numeri di quell ”imponente” schieramento di forze di polizia che a loro dire avrebbe garantito lo svolgimento della nottata senza disguidi. Per questi maschi deve essere sempre tutto “imponente”, …e poi si rivela “impotente”.
E’ che non hanno capito una cosa essenziale: non sono i controlli delle patenti, non sono le divise, non sono le mitragliette a creare una atmosfera di festa e di offerta culturale se non ci sono i presupposti di CONTENUTI che facciano sì che, soprattutto i più giovani, non anneghino la noia del solito concertino già visto quattro volte, della decima birretta, della ‘ vasca’ sulla quale si è passeggiato agghindati per mostrarsi col proprio look del cavolo per ore, …una gigantesca sagra dall’orario interminabile.
Questo episodio atroce non va collegato alla Notte bianca di per sé, sarebbe potuto succedere anche oggi invece di ieri,
ma non ci vengano a dire che è un caso, perché ogni scelta di violenza, perché di SCELTA si tratta anche se diranno che erano ubriachi, deriva da mentalità e mancanza di cultura del rispetto.
Le scelte culturali del Comune di Fano hanno appiattito l’offerta e creato un pericoloso AUT AUT: o a recitare i rosari nella Notte dello spirito, promossa dalla curia e amata da assessore deferente, oppure a bere nei bar della Notte bianca, una kermesse di aperitivi con buoni tassi d’alcol: lo testimoniano i tanti ritiri di patente e persone fermate, nonostante ci sia chi afferma che la somministrazione di alcolici sia cessata alle 3.00.
Così, deferenti al potentato cattolico-perbenista che regge Banca e Comune, i politici nostrani, epurato il Teatro, posto il visto di censura alle Stagioni, chiusi gli spazi pubblici, tagliati i finanziamenti all’aggregazione sociale, concessi bonus a chi di dovere… si ritrovano con una Notte in bianco nella quale l’unico proposito di tanti, l’unica differenza da una serata come tante, è quella di qualche ora di sonno in meno. “Social Night”? una trovata priva di qualsiasi sostanza, se non nello scimmiottamento dei nomi delle vie e delle piazze. Manco c’è il wi-fi pubblico a Fano, ma che di network parlano?
Ma a noi quella che spiace è la notte che ha dovuto passare questa nostra giovane simile.
Quando sentirete parlare politici, preti, assessori vari, per qualche giorno, di questa vicenda, tutti “vicini” alla vittima e tutti innocenti, ricordate che a Fano, ormai, non si può più fare una iniziativa su suolo pubblico senza aspettare fino a un mese per la “concessione”, che non vi sono festival organizzati dai giovani, che le poche conferenze si tengono in sale affittate dalla Curia, che il Comune sta togliendo le stanze ai centri d’aggregazione, che i Consultori, che dovrebbero fare educazione sessuale nelle scuole (insegnando la differenza di genere e il rispetto) interessano gli amministratori solo quando si tratta di tagliargli i fondi o di cacciarci dentro il movimento per la vita. Che non è mai stata fatta una campagna per le adolescenti sulla contraccezione e sulla difesa dalle violenze.
Alle ragazze diciamo: e allora facciomocela da sole! E Aguzzi vada in giro col suo fucile… .
Dada.
Femminismi invita le donne fanesi alla sua campagna autogestita contro la violenza, sulla sessualità, sulla differenza di genere e sull’autodifesa.

Martedì 14 giugno, alle 21, presso il Centro donna di Urbino (via Valerio 8, in centro nei pressi del municipio), sarà proiettato il documentario “La politica del desiderio”,di Manuela Vigorita, Flaminia Cardini, Italia 2010 , a seguire dibattito sulla storia e i punti caldi del femminismo con la filosofa e bioeticista Monia Andreani.
Il documentario traccia la storia del femminismo “della differenza” narrato dalle stesse protagoniste, una storia che parte dagli anni ’60 differenziandosi dall’emancipazionismo e arriva ai nostri giorni, spesso in contrasto con le teoriche del Genere e con il femminismo politico movimentista delle più giovani.
L’incontro è attuato grazie alla sinergia tra Centro donna, collettivo Le Drude e Femminismi.
Da Pride a Parade: la genesi normalista del Gay pride italiano.
Riflessioni ipercritiche di Dada Knorr
L’Italia è un paese ancora cattolico, con un Papa esule che predica in Croazia a favore delle famiglie cattoliche croate, le famiglie che producono bambini, a ciò strettamente ritualizzate, un Papa costretto all’esilio perché qua i cattolici italiani vivono il record dei divorzi e delle sveltine all’ombra, del si fa ma non si dice.
Il “si fa e si dice” è invece estremamente attuale nei media, e ci rigetta addosso il contrappasso della nostra agognata visibilità: gossip, scandaletti, marchette lgbt in ogni sceneggiato a volte belle spesso insulse, Gaga imminenti, creste della notizia sulle quali surfano velocemente, ripieni di parole vuote e narcisismo, anche coloro che vorrebbero parlare a favore di un discorso differente, come quello che presenta una sessualità non industrializzata.
Ci siamo illuse, noi femministe e lesbiche, di scendere in piazza parlando un linguaggio scomodo e diverso, per ottenere spazio e libertà. Il culto della personalità e dell’immagine era in generale relegato al leaderismo e non così onnipresente e “popular”, la convinzione di dover stupire per essere visti si è fatta strada attraverso questi anni di intasamento d’informazione, delle armi di distrazione di massa, di ritorno di Priapo e Priapa.
Ora si scende in piazza a margine di convegni sul Mercato lgbt presso i quali certamente sapremo come far cassa al meglio, magari chiudendo un occhio in nome del … Capitale su ciò che non va, nel rispetto dello spirito di lobby di cui vive il mondo: una religione veramente universale, quella del profitto. E’ come se celebrassimo i nostri fallimenti politici mentre costruiamo la nostra casa dei sogni del merchandising.
Quest’anno l’europride ha un manifesto quasi privo di parole, e anche di ogni vocabolo lgbt, come annunciasse l’europride agli addetti ai lavori, perché certo nessuno che non sappia già cosa è l’europride può capirlo. Un manifesto che è già un programma, privo soprattutto di rivendicazioni. Cosa diranno delle annose rivendicazioni del movimento lgbt le stelle del firmamento della sinistra del Pd e di Sel, stra-invitate nell’arco del programma delle “celebrazioni”?
Cosa dirà Paola Concia della sua scelta di tenere dibattito dai neofascisti di Casa Pound, a casa loro, piuttosto che altrove? Cosa dirà l’ingegnera Alicata “lesbica, ingegnera Fiat e scrittrice” delle recenti dichiarazioni di Marchionne a favore del precariato lavorativo? Cosa dirà Patané di un Arcigay che poco tempo fa celebrò la bontà del presidente Cossiga, ringraziandolo da morto perché forse una volta ed una tantum aveva proferito a favore?
Una cosa è certa: il movimento Lgbt italiano non riesce a mantenere rapporti di autonomia dalla politica istituzionale, che dovrebbe esprimersi e rappresentarne le istanze, e non fargli da incombente padrino.
Il movimento Lgbt italiano vorrebbe rappresentare tutti/e, ma gli riesce di rappresentare al meglio chi deve farsi votare o comprare. Il movimento è comitato che fa marketing.
Nel panorama devastato del liberismo europeo, nel momento in cui molti stanno già pagando le speculazioni liberiste con la propria vita, la perdita del lavoro e dei diritti sociali, la miseria, il ricatto, l’Europride si dedica a dibattiti sulla religiosità tra religiosi e studiosi illuminati … interessanti ,certo! ma del tutto marginali in questo momento se relegati al dibattito, non considerando ad esempio l’emergenza delle nuove leggi fiscalmente punitive per le persone senza figli e della balcanizzazione dell’istruzione pubblica.
Come possiamo ottenere diritti da una politica che con una mano dà e con altre cento prende?
Forse anche l’omogenitorialità, sacrosanta (sino all’utero in affitto per coppie gay benestanti?), diventa strano soggetto centrale di un discorso che, più che mettere in crisi la politica e esigere finalmente i diritti individuali, rappresenta il desiderio delle coppie gay e lesbiche di normalità, nel senso di allineamento alla visione comune della coppia regolare e produttiva di prole. Quello che dobbiamo dimostrare è che siamo ottimi genitori e ne abbiamo i diritti? Certo, non ci piove. Ma nel frattempo l’incubo di “The kids are all right” ci imprigiona in una società nella quale le coppie, come quella rappresentata dal film, non vivono più una socialità alternativa e rigenerante ma solo il compimento di parole d’ordine: lavoro, figli, normalità, un ordine nel quale la sessualità rappresentabile e smerciabile ovviamente è solo quella maschile, nella trasgressione come nella norma.
Lisa Cholodenko ci ha/ si è presa in giro raccontando l’evoluzione dall’Eros alla Volvo. E Lady Gaga ci prende in giro spacciandoci per nuovo il suo discorso rappresentante l’omologazione generale alla dittatura nonsense del feticismo. Per questo, se sarà sul palco o non ci sarà, il suo spirito è con noi, e ci dice che Pride e Parade sono termini molto legati tra loro, indipendentemente dai contenuti: basta sfilare per esserne orgogliosi. Sta a noi dimostrare di possedere capacità critica e politica reale per cambiamenti più sostantivi. Prosit.
-Lunedì 23 Maggio Ore 18,15 Pesaro. Sede dell’UDI, via Martini, 27
Casa Sacchetti e centro antiviolenza: due luoghi della città di Pesaro a sostegno dlle donne. L’incontro vuole essere l’occasione per conoscere due servizi rivolti alle donne. Casa Sacchetti che accoglie donne con disagio sociale e il Centro antiviolenza, ce ne parleranno le donne che quotidianamente sono a contatto con le donne che hanno bisogno di un sostegno…. UDI Unione Donne in Italia sede di Pesaro Via Martini, 27 0721 414228
-25 maggio 2011 Aula C3 – Magistero ore 12-15.00 Monia Andreani, Facoltà di Sociologia “Vogliamo il pane e anche le rose”: femminismi e pluralismo nell’epoca della crisi della democrazia
Sarà proiettato il documentario di Alina Marazzi Vogliamo anche le rose (2007). Il film ripercorre attraverso la vita di tre giovani donne negli anni settanta, intrecci ed esperienze di vita vissuta del movimento di liberazione delle donne. Introduce l’incontro Fatima Farina, Facoltà di Sociologia. evento facebook: fb
-in serata ai collegi Prato del colle, Urbino, il collettivo Drude invita tutte al maggio selvaggio, dalle ore 20.00
Contro Ogni Forma di Razzismo – Sessismo – Fascismo
Ore 21.30: Sottochock/ HC da Fossombrone
Ore 22.30: electromusic By Dj ViC
Con la partecipazione del comitato “Studenti per i beni comuni” e dei Comitati “2 si per l’acqua bene comune” e “Vota si per fermare il nucleare”.
-Pomeriggio e sera del 3 e 4 giugno Femminismi sarà presente assieme ad Aied in un gazebo espositivo al Festival antirazzista di Pesaro organizzato da Uisp e Centro sociale Oltrefrontiera: opuscoli, mini mostra e magliette… passate a trovarci!!!

Care ragazze, sto ascoltando Radio tre, in trasmissione c’è l’autrice del libro su “Dieci gay che salvano l’Italia oggi”, Daniela Gambino, a colazione sfogliavo “Gioia” (ebbene sì) e leggevo l’intervista a Cristiana Alicata “ingegnere fiat, lesbica, scrittrice” (niente altro?), se cambio canale radio, una radio locale, Radio Veronica (forse Lario) intermezza due brani pop con la notizia degli stupri correttivi in Sudafrica invitando in pratica a schierarsi con le lesbiche sudafricane … allora mi domando: quanto ancora dobbiamo affogare nel mare del conformismo vaticano prima che da questi scogli affioranti si palesi un segnale giuridico concreto e coerente?
Siamo un popolo di pavoni, palloni, chiaccheroni/e?
Oggi è la giornata contro l’omofobia, nel 1990 l’Oms ha tolto l’omosessualità dal manuale delle patologie.
Per la discussione parlamentare in italia sull’omofobia rimando all’articolo “Rocco e i suoi fratelli“, scritto per A rivista da Francesca Palazzi Arduini.
Ero pazza nel ’90.
ero pazza nel novanta,
si diceva ch’ero strana
e volevan che portassi
sul lavoro la sottana
forse avevo un cromosoma
privo della sua gambetta
nel corredo che la mamma
cucì in pancia troppo in fretta
o, chissà, il quarantuno
che calzavo ignara al piede
segnalava ai dottoroni
le mie oscure inclinazioni
sta di fatto ch’ero pazza, nell’elenco
universale dei malanni accreditati
c’era un punto in cui i miei affetti
eran sottolineati
pensa un po’ cos’ho rischiato:
schede, prediche, ingiunzioni,
lunghi forcipi nei lobi
tempie pronte agli scossoni
e nemmeno la patente
da invalida, demente
ecco che, un anno dopo
nel manuale dei dolori
scrivon che da quella lista
certo, è certo che sono fuori
niente posta sequestrata
e nessuna interdizione, anzi
ora nel duemila sono quasi
un’attrazione.
Dada Knorr.

Presso il Centro donna in via Valerio, organizza il collettivo le Drude, il 14 giugno saremo presenti come Femminismi per il dibattito: inizio proiezione alle ore 22:00

Martedì 10 maggio: Libera, amore mio di Mauro Bolognini
Martedì 17 maggio: Agorà di Alejandro Amenàbar 2009
Martedì 24 maggio: Aperitivo ore 19.30 e proiezione film a sorpresa!
Martedì 31 maggio: Ragazze… la vita trema di P. Sangiovanni 2009
Martedì 7 giugno: Mar nero di Federico Bondi 2008
info: centrodonnaurbino (at) alice.it

Resoconto dell’iniziativ del 15 aprile.
“R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista”. Paola Guazzo ha presentato il libro a Urbino il 15 aprile presso il centro Donna, grazie alla organizzazione dell’evento autogestita anche da Donne ribelli, il collettivo universitario di donne ora ri-denominato “Drude”, e Femminismi.
Per noi questa serata ha avuto il grande pregio di riempire di significato la parola Resistenza in un momento in cui le celebrazioni del 25 aprile riprendono nuovo vigore sì, in forza di un nuovo regime autoritario che in Italia si regge su uno strapotere mediatico oltre ogni misura, celebrazioni che spesso però si appiattiscono sulla questione della memoria storica e della difesa degli attacchi fascisti revisionisti del terribile periodo nero.
Ma chi sono le persone che hanno “resistito” al fascismo e al nazismo? Tra queste, chi mossa da desiderio di giustizia sociale, chi da solidarietà coi perseguitati e internati, chi per amor di patria democratica, chi per semplice istinto, sono spesso nascoste/i tra le pieghe della storia ufficiale le persone lgbt. Paola Guazzo ha sottolineato che il libro, a cura sua, di Ines Rieder e Vincenza Scuderi, ha voluto per scelta dare spazio tanto a figure centrali lesbiche impegnate nella resistenza attiva, sia a quelle comunque r/esistenti:
“Al di là dell’impegno antifascista attivo, che emerge dalle biografie di Frieda Belifante, Claude Cahun e Mopsa Sternheim nonché di molte europee presenti in questo testo – fra cui le italiane Gianna Ciao e Flafi Mazzuccato – è bene notare che la barra posta sulla r/esistenze indica che per le lesbiche la stessa esistenza può essere considerata una forma di resistenza (all’eterosessualità obbligatoria, alla cancellazione di sé e delle proprie passioni), viepiù in periodi di forzata “normalizzazione” di tutte le donne come furono quelli dei fascismi europei del novecento. Trovare tracce di chi è “semplicemente” esistita è un lavoro difficoltoso quanto lo è scrivere la storia di chi ha resistito.” (introduzione, pag.8).
Paola ha anche fatto notare come in realtà il materiale rintracciato sia stato molto più abbondante di quello già copioso presente nel libro, anche se in alcuni paesi, come l’Ungheria, c’è ancora difficoltà a ricercare.
Se, per quel che riguarda il libro, possiamo rimandare al sito, e alla recensione di Culturagay e de Il Manifesto, è giusto qui ricordare brevemente il dibattito sviluppatosi durante l’incontro: si è infatti sottolineato come questo libro, unico in Italia per la sua sinergia tra studiose europee di vari paesi, ridia vita a quegli studi storici che sono banditi nell’università italiana, ma non in altre università europee nelle quali fanno parte di diritto dei Gender Studies. Si sono ricordate ricerche precedenti, come quelle raccolte nel libro di Luisa Passerini e Nerina Milletti “Fuori dalla norma”, o “Homocaust” di Massimo Consoli. Seppure insomma, partendo dalle antesignane del movimento italiano come Rosanna Fiocchetto (L’amante celeste. La distruzione scientifica della lesbica) alla sociologa Daniela Danna (Amiche, compagne, amanti), si ricerchi e si scriva, l’università italiana resta vuota, se non per quelle tesi ad argomento lgbt che docenti di buona volontà consentono e per valorizzare le quali di recente Arcilesbica ha indetto un premio.
Guazzo ci offre anche una retrospettiva-gossip sullo scampare del lesbismo dall’oppressione normalizzatrice del fascismo citando un volumetto uscito nel 1944 in cento copie “Memorie d’Irene” di Marise Ferro, nel quale di narra del’amore di Anna per la cugina Irene, che altri non sarebbe che Irene Bo, la moglie del magnifico rettore urbinate.
segue presto: il dibattito sulle ragioni dell’omofobia.












