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-Guerra: perché non dirlo, che siamo a mani nude?

Guerra sulla Libia, una guerra tecnologica che cade dall’alto sulle forze del dittatore caduto (finalmente) in disgrazia. Centinaia, presto migliaia, di missili,… telegiornali che mostrano le insulse immagini di lucine nella notte o pance grigie armate di bombe, presentate come meravigliosi scoop d’orgoglio nazionale, i “nostri” nuovi Typhoon, che, dice il cronista fanno guadagnare “all’Italia” tanti soldini, questa è l’ultima tappa della festa nazionale.
E la sfilata di pareri tutti discordi fa da sottofondo alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti: c’è chi vorrebbe l’italietta più attiva, e non solo ancella, chi approva ma per distinguersi ricorda alla maggioranza che fino a pochi minuti primi leccava i viscidi diademi sulle dita del dittatore, chi si astiene.
Intanto gli Stati Uniti danno una lezione della loro nuova politica internazionale: uno stop per la Cina e la Russia, troppo avide commercianti e disinibite venditrici di combustibili, un’ astuta affermazione dei propri interessi non più con le faticose occupazioni militari ma con gli accordi politici e la guerra dall’alto, così, le truppe di terra sono sostituite dalle popolazioni in cerca di democrazia e riscossa, ciò che è stato impossibile in Paesi meno pervasi dai mass media e più chiusi in culture “non global”.
In questa ennesima disfatta della politica e vittoria della strategia militare e mediatica, noi siamo a mani nude, prive di mezzi  e di possibili proposte alternative, e non possiamo defilarci come la Chiesa cattolica ufficiale, che non si è espressa sull’attacco militare ma si è astutamente limitata a dire che occorre il soccorso ai civili e ai profughi.
Dobbiamo ammettere, pur senza condividere, che In realtà nessuna alternativa è possibile all’attacco militare perché la contesa è strutturata proprio in modo da impedire ogni alternativa: inutile  prospettare utopiche “forze d’interposizione di terra” in uno scontro che è stato così rapido, e con una reazione di Gheddafi così organizzata e veloce, da escludere ogni altro coinvolgimento e l’organizzazione strutturata di una difesa. Le truppe del dittatore hanno spazzato via in pochi giorni gran parte delle postazioni ribelli.
Se nella guerra nella ex Jugoslavia gli eventi  e il terreno avrebbero consentito una presenza a scopo umanitario più efficace, qui, al di là del Mediterraneo, lo schieramento di forze d’interposizione europee è pura utopia, e causerebbe altrettanti morti tra le parti. Possiamo solo astenerci dal giudicare, tacere?
 Ammettiamolo: ci hanno fregato. Convivono e coccolano un pazzo per poi liberarsene nel momento opportuno, a popolazioni mature. Il signor Gasparri lo diceva ieri “poi metteranno le mani sul petrolio”, come un qualsiasi cittadino pronto a giurare che dietro questi “bombardamenti salvifici” ci sono già accordi con la nuova futura classe dirigente, e interessato a partecipare. Ciò significherebbe anche la capacità di pilotare una democrazia nascente da parte degli “Alleati”, ipotesi  semplicistica, che però svela la vera natura economica delle democrazie, e dell’Unione europea governata dalle lobby.
 Ancora una volta noi, donne e uomini che attivi nella solidarietà coi civili, nel dialogo interculturale, nella protesta e nel boicottaggio dei mezzi e dei discorsi militaristi, perdiamo. Perdiamo come chi, condotto a sviluppare un terribile male senza prevederlo, è messo poi di fronte all’unica possibilità di sopravvivenza: il bombardamento chimico o la distruzione chirurgica. Per me, occorre uscire dal “aut aut”, svestirci dall’abito di strateghi del risiko o del subbuteo e chiederci come invece liberarci qui, adesso, e al più presto possibile, di un governo che sta sabotando ogni meccanismo di democrazia, complice l’opposizione, su scranni di un Parlamento fantoccio e desolato. Giuliano Amato ha detto che per l’Italia il bombardamento “umanitario” è ancora precoce, le persone più giovani del nostro paese, esasperate, confuse, incazzate, sono sottoposte ogni giorno ad una “dose letale di indignazione”, è soprattutto con loro che occorre intavolare da subito un dibattito sui metodi non violenti per liberarsi nel miglior modo da un dittatore e dai suoi sistemi.

Francesca Palazzi Arduini.

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Un commento su “-Guerra: perché non dirlo, che siamo a mani nude?

  1. Cristiana
    marzo 21, 2011

    Certo è che gli scenari sono già noti per il ripetersi delle strategie adottate contro Gheddafi oggi e altri prima di lui. Un intervento militare molto repentino e subdolo a mio avviso e ben preparato prima e, concordo con Francesca, in modo tale da non lasciare troppo spazio alle alternative. Sempre e comunque contro ogni intervento militare!

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 21, 2011 da in antimilitarismo con tag , .
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