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un osservatorio sulla libertà femminile

R/esistenze e… gossip!

 


Resoconto dell’iniziativ del 15 aprile.
“R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista”. Paola Guazzo ha presentato il libro a Urbino il 15 aprile presso il centro Donna, grazie alla organizzazione dell’evento autogestita anche da Donne ribelli, il collettivo universitario di donne ora ri-denominato “Drude”, e Femminismi.
Per noi questa serata ha avuto il grande pregio di riempire di significato la parola Resistenza in un momento in cui le celebrazioni del 25 aprile riprendono nuovo vigore sì, in forza di un nuovo regime autoritario che in Italia si regge su uno strapotere mediatico oltre ogni misura, celebrazioni che spesso però si appiattiscono sulla questione della memoria storica e della difesa degli attacchi fascisti revisionisti del terribile periodo nero.
Ma chi sono le persone che hanno “resistito” al fascismo e al nazismo? Tra queste, chi mossa da desiderio di giustizia sociale, chi da solidarietà coi perseguitati e internati, chi per amor di patria democratica, chi per semplice istinto, sono spesso nascoste/i tra le pieghe della storia ufficiale le persone lgbt. Paola Guazzo ha sottolineato che il libro, a cura sua, di Ines Rieder e Vincenza Scuderi, ha voluto per scelta dare spazio tanto a figure centrali lesbiche impegnate nella resistenza attiva, sia a quelle comunque r/esistenti:
“Al di là dell’impegno antifascista attivo, che emerge dalle biografie di Frieda Belifante, Claude Cahun e Mopsa Sternheim nonché di molte europee presenti in questo testo – fra cui le italiane Gianna Ciao e Flafi Mazzuccato – è bene  notare che la barra posta sulla r/esistenze indica che per le lesbiche la stessa esistenza può essere considerata una forma di resistenza (all’eterosessualità obbligatoria, alla cancellazione di sé e delle proprie passioni), viepiù in periodi di forzata “normalizzazione” di tutte le donne come furono quelli dei fascismi europei del novecento. Trovare tracce di chi è “semplicemente” esistita è un lavoro difficoltoso quanto lo è scrivere la storia di chi ha resistito.” (introduzione, pag.8).
Paola ha anche fatto notare come in realtà il materiale rintracciato sia stato molto più abbondante di quello già copioso presente nel libro, anche se in alcuni paesi, come l’Ungheria, c’è ancora difficoltà a ricercare.
Se, per quel che riguarda il libro, possiamo rimandare al sito, e alla recensione di Culturagay e de Il Manifesto, è giusto qui ricordare brevemente il dibattito sviluppatosi durante l’incontro: si è infatti sottolineato come questo libro, unico in Italia per la sua sinergia tra studiose europee di vari paesi, ridia vita a quegli studi storici che sono banditi nell’università italiana, ma non in altre università europee nelle quali fanno parte di diritto dei Gender Studies.  Si sono ricordate ricerche precedenti, come quelle raccolte nel libro di Luisa Passerini e Nerina Milletti “Fuori dalla norma”, o “Homocaust” di Massimo Consoli. Seppure insomma, partendo dalle antesignane del movimento italiano come Rosanna Fiocchetto (L’amante celeste. La distruzione scientifica della lesbica) alla sociologa Daniela Danna (Amiche, compagne, amanti), si ricerchi e si scriva, l’università italiana resta vuota, se non per quelle tesi ad argomento lgbt  che docenti di buona volontà consentono e per valorizzare le quali di recente Arcilesbica ha indetto un premio.
Guazzo ci offre anche una retrospettiva-gossip sullo scampare del lesbismo dall’oppressione normalizzatrice del fascismo citando un volumetto uscito nel 1944 in cento copie “Memorie d’Irene” di Marise Ferro, nel quale di narra del’amore di Anna per la cugina Irene, che altri non sarebbe che Irene Bo, la moglie del magnifico rettore urbinate.
segue presto: il dibattito sulle ragioni dell’omofobia.

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