femminismi.it

un osservatorio sulla libertà femminile

-La vittima colpevole di essere vittima? Noi non ci stiamo!

una immagine della "notte bianca" fanese

Sembra impossibile ed è invece una vecchia storia, quella secondo cui, chi è stato vittima di una violenza ha la sua grande parte di responsabilità nei fatti. Il meccanismo è quello della violenza comunitaria che prevede – a livello simbolico – un “capro espiatorio”.
Il gruppo che si riconosce attorno a chi è stato colpito si fa più forte e unito, questo accade a partire da un fatto: la vittima è vittima perché un po’ se lo è voluto e adesso che ha fatto un favore al gruppo – ha neutralizzato la violenza interna – il gruppo stesso – che siamo noi, le riconosciamo il suo ruolo, e diciamo a tutti gli altri che un po’ se lo è cercato: “non doveva trovarsi nel luogo della violenza se proprio non voleva essere colpita” … Del resto una vittima non c’è mai senza il suo carnefice. Il rapporto tra gli esseri umani e la violenza di cui sono capaci in gruppo, è stato sviscerato dall’antropologia e fa parte di un meccanismo profondissimo e ancestrale, è qualcosa che sta prima della politica, prima dei diritti, qualcosa che dobbiamo conoscere.

Le donne, che in Italia hanno lavorato per decenni su una revisione della Legge contro la violenza sessuale (approvata poi nel 1996), sanno molto bene che questo meccanismo del “capro espiatorio” funziona perfettamente quando la vittima è una donna. La complicità del simbolico patriarcale sul consenso della vittima ha rappresentato – da sempre – lo scoglio maggiore per raggiungere un risultato legislativo rispettoso delle donne, della loro soggettività, del loro corpo. Studiare i documenti processuali per i reati di violenza sessuale è come entrare in un film che si ripete sempre, le posizioni da parte della difesa degli stupratori sono sempre quelle: la vittima era consenziente, la violenza – pertanto – non sussiste. Si sono lette miriadi di storie del tutto campate in aria, ma giustificate da questo tipo di complicità, fino ad arrivare all’assurdità di provare nelle Sentenze che bambine di undici anni – erano state violentate ripetutamente da uomini adulti – ma in fondo erano parzialmente consenzienti perché qualcuno diceva di averle viste per strada intente a togliersi la verginità da sole … Chiedere alle storiche delle donne potrebbe servire a farsi un’idea di come la connessione tra simbolico della violenza – che necessita di un capro espiatorio – e giustificazione patriarcale della violazione di una donna, vanno da sempre braccetto. Ma chi vorrebbe essere un capro espiatorio? Chi vorrebbe il corpo scorticato dalle ferite, la propria volontà violata dalla brutalità degli altri, la propria vicenda buttata in pasto ai giornali, discussa ovunque? Chi vorrebbe sentire dire della propria figlia o della propria amica, o semplicemente di un’altra donna: “ ma sarà vero?”, “perché queste ragazzine vanno in giro tutte nude? Se la cercano”, oppure “ perché si è trovata da sola in quel luogo a quell’ora di notte?” … La risposta è una sola: NESSUNO. Nessuno di noi, padri, madri, insegnanti, ragazzi e ragazze, vorrebbe che una loro cara venisse apostrofata così … Eppure se stiamo zitte/i di fronte a chi continua a dire queste cose, siamo anche noi complici …
Per questo di fronte allo stupro compiuto a Fano durante la notte bianca, è nostra responsabilità quella di ribadire piena solidarietà alla ragazza e a sua madre. La posizione strumentale della difesa, così come riportata dal Resto del Carlino il 16 luglio, è davvero inaccettabile perché utilizza il meccanismo della vittima consenziente, che è l’ultimo appiglio ma quello più potente da un punto di vista simbolico, per una difesa che non ha altro su cui fondare le proprie argomentazioni: pertanto discredita la vittima e tenta di ridurla ad una che in fondo in fondo questo ruolo se lo è voluto e che le è piaciuto.
Indipendentemente dalla vicenda giudiziaria, nel cui merito non possiamo entrare, risulta evidente che il nostro ruolo di cittadine e cittadini responsabili, che hanno animato l’Assemblea femminista auto convocata del 29 giugno, è quello di vigilare perché nessuna complicità sia accettata rispetto a tali posizioni della difesa, che ledono la dignità e il rispetto di chi soffre e di chi vuole che questa sofferenza non sia un senso di colpa indelebile.

La colpa è di chi ha compiuto la violenza, non di chi l’ha subìta.

 

Fano, lunedì 18 luglio 2011

Prim* firmatar*:

Monia Andreani

Fedora Ruffini

Leandro Foglietta

Francesca Palazzi Arduini

Luigina Roberti

Monica Tinti

Claudia Romeo

Melanie Segal

Stefano Dionigi

Simona Ricci

Lia Didero

Giorgia Sestito

Cristiana Nasoni

Marta Orazi

Angela Galli

Laura Monteverde

Rita Carnaroli

Laura Piccioni

Bea Casalini

Annunci

2 commenti su “-La vittima colpevole di essere vittima? Noi non ci stiamo!

  1. alessandra
    luglio 19, 2011

    durante la notte bianca di fano una quindicenne finisce al pronto soccorso, denuciando di essere stata stuprata da 3 minorenni. il referto medico parla di lesioni compatibili con la violenza. i tre finiscono in carcere, una città intera si interroga su morale, violenza, famiglia, educazione, alcool, feste pseudo culturali che si rivelano feste da sballo. sabato scorso il collegio del riesame scarcera i tre giovani smontando l’accusa di violenza sessuale. i tre giovani non hanno mai negato il rapporto sessuale, ma hanno aggiunto che “lei era consenziente”. Nell’attesa che i giudici accertino la verità, resta per tutti la tragedia… ma Fano, evidentemente, dimentica in fretta… e dopo tre settimane, ci ripropone questo…
    http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/235961/fano-festeggia-le-sue-origini-con-tanto-di-corsa-delle-bighe.html#tc-s1-c1-o1-p1
    uomini e donne in mutande, seni scoperti, musica (?), ancora alcool…
    Dicevamo No alla cultura dello sballo, ma evidentemente Sì a quella della calzamaglia, al balletto sbronzo, alla tettina di traverso… una cultura al martini… (no lustrini, no party…)
    d’altronde mi dicono che sia iniziata l’era Aguzzi, speriamo che nel 2011 ci sia rimasto qualcuno…
    PS. Il portavoce del vescovo, questa volta, non ha nulla da obiettare sulla gonna del sindaco?
    al di là delle facili ironie, dei moralismi a tempo, dei richiami alla sobrietà a giorni alterni.. riprendiamoci la cultura… quella vera… non ci sfamerà con cibo e vodka… ma ci riporterà un po’ di dignità

  2. admin
    luglio 19, 2011

    …cara Alessandra, la Fano Romana è agli sgoccioli… però per dare voce alla voglia di cambiare occorre riprendersi gli spazi di questa città e cercare di uscire da questo triste infinito carnevale, bastava vedere il deprimente spettacolo della Rocca Malatestiana abitata da omini a torso nudo brandenti gladii o ricoperti di maglia di ferro! e le facce della gente con gli occhi in terra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il luglio 18, 2011 da in comunicati stampa, femminismo pesaro e urbino, immagine femminile, iniziative fano.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: