femminismi.it

un osservatorio sulla libertà femminile

-Il male dentro, sull’omicidio della giovane donna a San Lorenzo

Quando c’è un male che sta dentro la nostra società e che ci attraversa in tutti i diversi livelli, un male che può colpire ovunque e attivarsi anche nelle “migliori famiglie”, allora è nostra responsabilità di donne e uomini, della società civile, della scuola, dei media, della amministrazione e della politica, fermarsi, riflettere e trovare soluzioni che siano condivise.
Il male si chiama violenza contro le donne, il male si chiama femminicidio, uno specifico reato che è l’omicidio contro le donne in quanto donne.
Una donna di 42 anni è stata uccisa a San Lorenzo in Campo, il suo assassino è l’ex compagno che, scrivono i giornali, non si “rassegnava” alla storia che era finita, allora ha ucciso lei accoltellandola in casa.
Quante di queste vicende abbiamo letto? Quante di queste notizie ci riempiono le orecchie? Di fronte a questa emergenza il linguaggio con cui i media danno le notizie e si interessano dei fatti, è determinante.
Quando un uomo uccide la sua ex “perché lo ha lasciato”, o per gelosia, o per motivi di proprietà, non si può parlare in termini generali di “raptus”, si deve condannare questo fatto e chiamarlo per quello che è, si tratta di un reato di genere, di un omicidio che troppo spesso è protetto dai discorsi “medici” su istinto e violenza o disagio (il poverino è “sotto shock”), si tratta di un omicidio senza prova di appello, senza motivo, si tratta di una piaga della società di una gravità inaudita … di un peso che grava sulla testa di tutti e di tutte quelli, quelle che pensano che sia normale che le donne siano trattate come oggetti, come immagini, come proprietà di qualcuno.
La libertà è soprattutto quella di dire NO, di decidere per la propria esistenza, di non accettare che questi atti di violenza vengano giustificati da una cultura che teorizza il “troppo amore” che giustifica in qualche maniera la punizione della donna, il “troppo desiderio” che giustifica lo stupro, come se noi donne fossimo oggetti su cui è lecito prevedere un eccesso di proprietà maschile.

Come se gli uomini fossero, nei casi del femminicidio, giustificabili in quanto mentalmente “instabili”, mentre in altri tipi di violenza e omicidio queste attenuanti non vengono certe prese in considerazione! Non si dice “uccide il negoziante perché colto da raptus in quanto “ama troppo il denaro”, .e invece quando una donna viene uccisa subito la “passione” all’italiana stende sulle cronache locali un velo di accettazione culturale del fatto.
Alcuni dei casi nella nostra provincia: una ballerina uccisa a martellate dal convivente perchè “non voleva cambiare vita”: si chiamava Sofia, era il 2008, lei aveva 21 anni. Franca aveva 53 anni, il marito è venuto da Padova per freddarla con due colpi di pistola. Varvara era moldava e aveva 45 anni, era il 2005, l’omicida aveva avuto una breve relazione con lei. Tutte e tre uccise a Fano. Mariangela aveva la sua stessa età, è stata uccisa a Urbania da un “amico” a cui aveva “detto di no”, era il 2009. Donatella aveva 36 anni, è stata uccisa dal fidanzato che “aveva paura che lei non lo amasse più”. A Saltara.
E le vittime del femminicidio, dall’inizio di quest’anno, in Italia sono oltre 103.
E’ ora di dire basta. E’ ora di cambiare questa cultura.

Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino,

https://femminismi.wordpress.com

12 settembre 2011

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2 commenti su “-Il male dentro, sull’omicidio della giovane donna a San Lorenzo

  1. fra
    settembre 12, 2011

    Mi sento colpita come adulta appartenente ad una comunità. Donne e uomini con identità fragili. Pervasa da profonda tristezza temo che la nostra umanità si stia perdendo. Credo in un lento e costante impegno etico e solidale.

  2. Claudia
    settembre 12, 2011

    E’ ora di dire basta, è ora di fare qualcosa.
    Il femminicidio deve diventare un delitto contro l’umanità, come dovrebbe essere. Deve esserci una volontà politica di fermare questi atti barbarici e noi della società “civile” abbiamo il dovere di lottare affinchè le istituzioni ne prendano atto e si muovano di conseguenza.
    Vorrei ricordare che in America Latina sono state le donne a costringere le istituzioni a smettere di sminuire i femminicidi.

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