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un osservatorio sulla libertà femminile

-Coltivare la differenza

Dopo la presentazione ufficiale di “Coltivare la differenza“, di Alessandra Vincenti e Monia Andreani, edito da Unicopli da pochissimo, presso il dipartimento studi economici DESP dell’università di Urbino, il libro scende in provincia con prima tappa alla biblioteca civica di Villanova di Montemaggiore, lunedì 12 dicembre alle 21.

DI GENERE DisUguale– conversazione su Coltivare la differenza. La socializzazione di genere e il contesto multiculturale con la co-autrice Monia Andreani. Coltivare la differenza inizia con questa citazione:

 Farci delle domande sulle distinzioni fondamentali che accettiamo come normali (W. Langewiesche)

 

Forse è proprio questo il segreto per “uscire dalle cornici”, mettere in discussione lo status quo, lasciando affiorare la differenza e l’eterogeneità sociale e culturale. Solo coltivando la differenza è possibile far emergere le soggettività che altrimenti si ritroverebbero soffocate in un mondo che vuole le persone cristallizzate in ruoli predefiniti.

Questo libro, tramite i saggi delle autrici e le tesine di studentesse e studenti, ci porta ad un’analisi critica di quello che avviene intorno e dentro di noi, che spesso accettiamo come normale senza andare a fondo nelle questioni.  Ed allora poniamoci insieme qualche domanda.

 

Il testo ci aiuta a valutare in modo più profondo cartoni animati come le Winxclub ed i Gormiti, ad interrogarci sull’accelerazione della crescita di bambini e soprattutto di bambine, che risultano ipersessualizzate nell’abbigliamento e nei modi. Quali modelli di maschile e femminile apprendono? Perché c’è un pullulare di merchandising nei programmi rivolti a loro?

 

E se è vero, come dice  la filosofa Irigaray, che le donne sono differenti dagli uomini ma sono anche differenti tra di loro per il semplice fatto che non esiste un solo modo di essere donna, dobbiamo dedurre che non esiste un solo modo di essere uomo. Questo concetto risulta evidente nell’analisi del film Berlinguer ti voglio bene, il cui protagonista maschile prova un grande disagio interiore che in fondo nasce dal suo modo diverso di essere uomo, dal fatto che non corrisponde ai canoni classici del macho. Da dove parte la cosiddetta crisi del maschio dei nostri giorni? Che modello di mascolinità propongono riviste come For Man e L’uomo di Vogue?

 

Ed ancora, qual è il ruolo delle badanti nella nostra società? Sono necessarie, ma emarginate. Partendo dall’analisi del film, Io, loro e Lara, capiamo meglio l’emarginazione delle donne ed, in particolare, di quelle che si occupano del lavoro di cura. Ma da dove parte tutto questo? Anche in questi giorni, parlando di età pensionabile delle donne, assistiamo ad un ridimensionamento di un aspetto indispensabile per la vita di ognuno di noi, cioè il lavoro non riconosciuto di cura che grava ancora soprattutto sul sesso femminile. Perché non dare il giusto valore al lavoro di cura?

 

Infine, viviamo sempre più in una società multiculturale, quali atteggiamenti derivano dalla non accettazione dell’altro? A cosa porta la nostra chiusura? Mi viene in mente un principio fisico: “ Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Forse la chiusura genera altra chiusura? Sarà forse questo il motivo per cui i gruppi etnici che vivono al di fuori della lora patria si chiudono e diventano a volte più intransigenti dei loro concittadini rimasti nelle terre natie?

 

Concludo così questa analisi basata sulle domande che mi sono posta leggendo “Coltivare la differenza”: la chiusura genera un’uguale chiusura e ci limita nella possibilità di vivere una vita variegata; la chiusura, la non accettazione delle differenze altrui, ci mette le catene ai piedi e ci impedisce di proseguire in un cammino di libertà. ( LiberaMente).

Dalla Postfazione al libro di Riccardo Bellofiore:

Questo libro affronta la questione della differenza che è sempre più vissuta nel contesto contemporaneo in campo sociale, politico e morale. Nel segno dell’incontro tra la sociologia e la filosofia, questo libro si compone di due saggi iniziali.

Alessandra Vincenti sottolinea come una delle differenze che segnano la costruzione dell’identità personale sia quella di genere. Porre l’attenzione sul continuo divenire e sulle discontinuità delle narrazioni di genere, in un’epoca che enfatizza la concezione tradizionale dei sessi, consente di disvelare le molte possibilità nascoste della società multiculturale in cui viviamo. Monia Andreani pone l’attenzione sul concetto di differenza e sul continuo e ambiguo utilizzo che ne ha fatto la democrazia occidentale durante l’intero arco della sua storia, per garantire l’accesso e allo stesso tempo l’esclusione dalla cittadinanza politica soprattutto alle donne.

L’elemento di novità di questo libro è poi costituito dalla pubblicazione di otto saggi scritti dagli studenti e dalle studentesse da cui emerge l’esperienza della “differenza” fatta dentro un percorso di studio, attraverso l’analisi di prodotti mediatici diversi, approfonditi e discussi utilizzando il concetto di genere in un quadro di differenza culturale.

Infine, una scheda metodologica che si compone di una parte teorica dedicata dall’analisi del concetto di genere e al suo utilizzo, e di una parte dedicata a strumenti di didattica partecipata in cui si illustra come far interagire il concetto di genere con le differenze multiculturali.

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Un commento su “-Coltivare la differenza

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 12, 2011 da in comunicati stampa, femminismo pesaro e urbino, filosofia femminista con tag .
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