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-Oltre le nostre colline: diritti civili in Romania e Italia

E’ uscito nelle sale cinema italiane in questi giorni il film del regista rumeno Cristian Mungiu “Oltre le colline”, uno sguardo pulito sul rapporto tra la società urbana laica rumena, con le sue contraddizioni post-regime socialista, e la società arcaica rurale, legata al tradizionalismo ortodosso.

In questo film è protagonista una storia vera, tratta dal romanzo” Deadly confession” di Tatiana Niculescu Bran, pubblicato nel 2006, che ha suscitato scalpore non solo per la esplicitazione di un amore lesbico “puro” ma anche per la denuncia delle condizioni di vita degli adolescenti negli orfanatrofi di stato rumeni.

Il ritratto crudo di una società in cui la comunità chiusa religiosa e superstiziosa è ancora punto di approdo per chi non riesce a trovare una collocazione sociale che favorisca la sua autonomia e libertà, sembrerebbe presentarci un paese molto diverso dal nostro, soprattutto  per quel che riguarda i rapporti Stato-Chiese ed i diritti civili delle persone Lgbt. Ma vale la pena ricordare quello che accadeva in Italia sempre pochi giorni fa:

nonostante le sollecitazioni del Parlamento europeo agli stati che ne sono ancora sprovvisti, a munirsi di una legislazione che preveda l’aggravante dell’omofobia per i delitti contro la persona e la reputazione, il 7 novembre  in Commissione Giustizia e’ stato bocciato il testo base contro l’omofobia e la transfobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino. PDL, Lega e Udc hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria. Esemplare il “rammarico” espresso dai mastini (comeFornero) al governo, che intendono infiorettarsi di “civiltà” nonostante le loro politiche antisociali.
In Italia quindi continua a essere un tabù persino la difesa della persona da attacchi incentrati o aggravati sull’odio omofobico, non è così in Romania, dove la legge che sanzionava i comportamenti omosessuali in pubblico è stata finalmente abrogata nel 2000, e dove nel 2001 è stata introdotta una legge che vieta ogni discriminazione delle persone in base all’orientamento sessuale. Nel 2005 e 2006 inoltre sono stati varati articoli di legge che considerano l’omofobia una aggravante nei reati comuni permettono alle donne lesbiche di accedere al servizio pubblico per la fecondazione assistita in vitro. Ciò mentre in Italia non è permessa nemmeno la fecondazione eterologa per coppie sposate!

L’arrivo di un film crudo come quello di Mungiu ci ricorda non solo quindi sul grande coraggio del movimento per i diritti Lgbt rumeno, nel quale spicca l’associazione Accept, la quale che nell’ottobre 2000, mentre l’articolo 200 contro la promozione pubblica dell’omosessualità era ancora in vigore, ha ospitato la 22a Conferenza europea dell’ILGA, la International Lesbian Gay Association e a Bucarest, con circa 100 partecipanti provenienti da 27 paesi, dando una spinta fondamentale per i diritti LGBT in Romania.

Il film ci fa riflettere anche sull’arretratezza del nostro paese, nel quale, mentre è sempre notizia di questi giorni che in Francia il governo porta in Parlamento una legge che prevede la modifica della definizione di matrimonio in ”Il matrimonio e’ contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso”, non si riesce nemmeno a varare una legge che difenda l’incolumità fisica delle persone Lgbt.
La notizia della nuova vittoria di Barack Obama negli USA, sollecita la stessa riflessione, visto che ha portato con sé l’approvazione di emendamenti che permettono l’unione civile gay e lesbica negli stati americani di Washington, del Maryland e del Maine. Una vittoria importante che segna un progresso nell’opinione estremamente conservatrice e reazionario-religiosa degli USA.

“Oltre le colline” è un termine quindi che richiama a tutti gli ostacoli che incontriamo anche in una società come quella italiana, all’apparenza più aperta e piena di possibilità per le minoranze (se minoranza si può definire un orientamento sessuale in realtà molto più diffuso di quel che si crede ), in realtà vittima di un sortilegio che, mentre il consumismo più sfrenato ci fa credere i essere liberi e capaci di tutto, ci rifiuta persino i diritti più essenziali nella conduzione libera, più normale e semplice delle nostra vita sociale, affettiva, professionale, ponendo ancora una volta il pregiudizio della “diversità” , che si porta dietro l’infamia della “non attendibilità”, della “dissolutezza”, della “perversione” , da sempre patrimonio regalato dalle classi dominanti e dal genere maschile alle donne, come condizione negativa nelle nostre vite.

 Dada Knorr

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 11, 2012 da in biopolitiche e destra, lesbismo, movimento lgbt pesaro fano urbino, omofobia con tag .
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