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-Raccontala giusta: con “Giulia” a Pesaro sul femminicidio

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Venerdì 7 dicembre 2012, nell’accogliente spazio della biblioteca V. Bobbato di Pesaro, si è svolto il primo incontro pubblico di presentazione del “Codice etico per la stampa in caso di femminicidio”, testo che avevamo già presentato e discusso sul nostro blog. La nostra proposta di attenzione etica alla comunicazione nel nome del rispetto delle donne come soggetti titolari di diritti umani, redatta a punti per sollecitare la categoria professionale dei giornalisti e delle giornaliste al dialogo con le utenti/clienti, ha aperto un dibattito nazionale. Per proporlo a livello locale abbiamo invitato Maria Teresa Manuelli, giornalista e rappresentante di Giulia, che è l’ acronimo di “giornaliste unite, libere, autonome”, associazione nazionale.

Monia Andreani filosofa e docente di Diritti umani (Università per Stranieri di Perugia), ha introdotto per Femminismi l’argomento. Ha fatto il punto sul continuum di violenza simbolica, fisica, economica, sociale, che si cela dietro i casi di violenza contro le donne che arrivano alla cronaca nera e ha sollecitato la stampa a prendere in esame il fatto che la comunicazione degli eventi più tragici sia presa in esame non in modo voyeuristico ma come segnale di un’emergenza culturale e sociale. Ha poi parlato dell’idea di dare il nome “Codice Etico” al nostro strumento, sottolineando come la nostra “provocazione” è un appello da parte di chi legge e guarda il giornalismo ai professionisti e alle professioniste. Così come i primi tribunali del malato e la spinta ad un’attenzione etica alla comunicazione in medicina in Italia proviene da una sollecitazione da parte dell’utenza e in particolare da parte di giornalisti “pazienti” di una medicina paternalista, anche le utenti e gli utenti della stampa chiedono più rispetto, oggi alla comunicazione della violenza e dell’omicidio delle donne in quanto donne.

Maria Teresa Manuelli ci ha poi fornito una panoramica della comunicazione stereotipica nazionale sulle donne, presentando alcune prime pagine dei quotidiani nazionali. Ha quindi illustrato la condizione femminile nel giornalismo professionista indicando nei rapporti di potere in redazione tra uomini e donne e nel divario culturale di attenzione a certe tematiche, una delle principali cause della scarsa sensibilità ai temi della differenza di genere e del femminicidio dentro le redazioni dei giornali. Ha riportato anche i dati dell’ istituto di previdenza dei giornalisti fornendo i dati di una presenza sbilanciata nelle redazioni, soprattutto negli incarichi di dirigenza(direttore, caporedattore …). E’ facile quindi che la comunicazione sul femminicidio resti improntata ai luoghi più comuni, primo fra tutti la preminenza come soggetto nelle cronache del carnefice e la presentazione della vittima come oggetto.
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Maria Teresa, oltre a presentarci alcuni dei “must” della comunicazione giornalistica maschilista ha segnalato il recente intervento di Michela Murgia la quale, citando proprio il nostro Codice, ha proposto alcuni esempi di riscrittura di articoli di cronaca in un’ottica di rispetto per le vittime di restituzione di valore al soggetto-donna. In “Giulia”, ha sottolineato, c’è la convinzione che un Codice, come testo prescrittivo, non sia però lo strumento utile ad un rinnovamento; serve un lavoro sul campo, per questo Maria Teresa ha fatto breve panoramica delle interessanti attività che Giulia mette in campo per i prossimi mesi (dai rapporti con le scuole di giornalismo allo spettacolo teatrale sul femminicidio nella letteratura e su come le donne sono “narrate” ). Per concludere, da segnalare l’intervento dell’assessora alle pari opportunità della Provincia di Pesaro e Urbino (Daniela Ciaroni) e della presidente della biblioteca Bobbato (Simonetta Romagna) che hanno mostrato interesse a supportare queste attività. Simonetta ha in calce ricordato come la problematica della rappresentazione dell’immagine femminile sia tragicamente scadente e stereotipata nei programmi televisivi della fascia pomeridiana. A tale proposito giova ricordare come proprio Femminismi, due anni fa, abbia presentato in più occasioni in maniera critica una riflessione su questi materiali video, cercando di fare con l’aiuto della sociologa dei media Emanuela Ciuffoli (Università di Urbino) una lettura analitica del messaggio e di allargare a tutti i media l’attenzione, non solo quindi ad alcune emittenti tv ma anche ai serial, alla fiction, ai cartoni. Su questi ultimi Monia Andreani ha ricordato l’esempio della narrazione stereotipata del modello femminile nelle “Winx”, analizzata dai suoi studenti durante il laboratorio condotto da lei e da Alessandra Vincenti (Università di Urbino)che ha dato poi luce ad un testo “Coltivare la differenza. Socializzazione di genere e contesto multiculturale”.
Da segnalare anche l’intervento di Antonella Pompilio, Udi Pesaro, che ha ricordato le attività che Udi da molto tempo porta avanti in questo campo (ricordiamo ad esempio la campagna contro il femminicidio del 2008, e quella delle Immagini amiche, varata nel 2010).

Femminismi, dicembre 2012.

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Un commento su “-Raccontala giusta: con “Giulia” a Pesaro sul femminicidio

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