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un osservatorio sulla libertà femminile

-Cucuzza: qui lo dico … e qui lo nego?

 pregnant

Ci spiace ravvisare negli spavaldi toni di Cucuzza (nel ruolo istituzionale di Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Fano) il mostrare sicurezza tipici del maschilismo più antico, quello che quando le donne parlano in maniera scomoda (dicendo cose che sono chiare e dimostrate scientificamente e al centro del dibattito internazionale) le accusa di “parlare a sproposito”.
 Il nostro intervento si è basato su sue precise dichiarazioni riportate dalla stampa: “”Già durante le prime ecografie -spiega l’assessore alle pari opportunità del Comune di Fano Maria Antonia Cucuzza- possiamo udire distintamente il battito del cuore del feto: come si può non pensare a dare la giusta importanza e dignità all’embrione? La vita esiste sin da primo momento, nell’attimo del concepimento, e la nostra battaglia è far riconoscere questo diritto.”
Abbiamo ricordato come sia stato decisamente di cattivo gusto, proprio dopo il fatto gravissimo accaduto in Irlanda, questo intervento, ma soprattutto come esuli dal ruolo istituzionale dell’Assessora fare affermazioni di questo genere, in un paese come il nostro nel quale non si possono usare le cellule staminali totipotenti dell’ovocita fecondato per la ricerca contro le malattie genetiche, e in cui le coppie che devono ricorrere alla fecondazione assistita, perché a rischio di trasmettere malattie genetiche ai propri figli, non possono fare la diagnosi pre-impianto degli ovociti fecondati. Questo porta al doloroso paradosso, che vive sulla propria pelle la donna, di subire l’impianto delle tre cellule fecondate in vitro e solo successivamente, in caso di rischio di malattia riscontrabile nell’embrione e poi nel feto con le tecniche disponibili per ogni donna incinta, poter ricorrere all’interruzione di gravidanza. Lo sa l’Assessora Cucuzza che la Corte Europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la Legge 40/2004 sulla procreazione assistita proprio su questo punto?  

Il “convegno” patrocinato dalla Cucuzza è parte di una strategia ideologica e liberticida, ma disperata, in difesa della Legge 40, che è stata bocciata moltissime volte nei tribunali italiani, e che presenta profili di incostituzionalità in rapporto con l’Articolo 32 della Costituzione (sulla non imposizione di scelte di cura – mentre secondo questa legge una donna non può rifiutarsi di impiantare tutti gli ovociti fecondati!), che per questioni gravissime è vista in Europa come una delle più  liberticide per le scelte delle donne e tra le più distruttive per la ricerca scientifica contro gravissime malattie.

Dietro la volontà di preservare in ogni modo la famigerata Legge 40 c’è il tentativo ancora più disperato di inasprire la strategia per bloccare in tutti i modi il funzionamento della Legge 194/1978 , saturando i presidi medici con ginecologi e altri specialisti obiettori e togliendo le risorse e il personale ai consultori per le attività di informazione e di sostegno alla maternità responsabile. Pertanto invece di inveire in modo scomposto, invitiamo la nostra Assessora a svolgere il suo ruolo istituzionale con maggiore serietà, sperando che almeno sia consapevole che, per salire sulla carrozza elettorale di  chi vuole cancellare ogni conquista emancipatoria femminile, dovrebbe almeno avvalersi di conoscenze specifiche, e non esternare quello che le viene in mente, accusando poi noi, in realtà molto attente a tutto ciò che concerne la libertà femminile, di non aver capito bene.

 Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino.
21 dicembre 2012.

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Un commento su “-Cucuzza: qui lo dico … e qui lo nego?

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