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un osservatorio sulla libertà femminile

-Violenza di genere: l’occhio NON vuole la sua parte

concorso_ue Una delle immagini  del  concorso UE sul femminicidio.

Ci sono messaggi importantissimi che tardano ad essere presi anche solo in considerazione.
Ci sono realtà che hanno una marcia in meno, Comuni e Province in cui si fa fatica a far passare dei concetti ormai chiari a livello internazionale.
E così mentre si moltiplicano le realtà in cui si fa propria la risoluzione del 2008 del Parlamento europeo, da noi quell’anno deve ancora arrivare.
Cinque anni fa, a livello europeo si è scritto nero su bianco che la pubblicità è una di quelle forme di comunicazione che consolidano gli stereotipi di genere, che ogni volta che la donna viene raffigurata come un oggetto si contribuisce a rafforzare tutti quei meccanismi che sfociano nella violenza contro le donne.
Questa correlazione diretta è assodata e non è un caso che siamo al 74esimo posto a livello mondiale per ciò che concerne le pari opportunità.
Ma qualcosa piano piano, con molta fatica, comincia a cambiare nella mentalità e sempre più persone cominciano a recepire questo messaggio. Siamo lontani dal 2008, ma ci siamo mossi. Così non è nella nostra Provincia dove si arriva al paradosso che proprio chi vuole difendere i diritti delle donne usa messaggi che veicolano la violenza.
É iniziato, infatti, il 22 gennaio e si concluderà il 26 febbraio un ciclo di incontri dal titolo “Esco da sola (?)” che si terrà nei comuni di Saltara, Montemaggiore al Metauro, Cartoceto con il patrocinio della Provincia di Pesaro-Urbino.
Gli incontri sono tenuti dalla dott.ssa Giada Bellucci che, scrivono gli organizzatori, “collabora con il centro antiviolenza Parla con noi” e hanno come scopo quello di parlare della violenza sulle donne e di far conoscere le strutture provinciali a cui ci si può rivolgere.
Peccato che lo stesso Centro antiviolenza provinciale ‘Parla con noi’ riferisca invece di aver saputo della iniziativa solo dai comunicati stampa.
Ma passiamo al problema: il titolo degli incontri è discutibile perché quel punto interrogativo è una sospensione, un punto di domanda, quindi, si insinua il dubbio sulla possibilità di poter uscire da sole e con esso la paura. Non si può essere ambigui quando si parla di violenza.
Ma il massimo della superficialità si è raggiunto con l’immagine della locandina.

offerta_speciale

C’è una donna nuda rannicchiata sul fianco che ci guarda e sorride in modo ammiccante. La donna è inserita in una confezione come quelle della carne del supermercato. La confezione riporta la scritta “In offerta. Ideale per pubblicità, televisione, sfilate.”

E’ proprio un paradosso. Chi si occupa di violenza, chi dovrebbe tutelare le cittadine del suo territorio (Provincia e i tre comuni sopraindicati) favorisce con immagini gli stereotipi di genere e, di conseguenza, tutto il loro carico di violenza, lede la dignità delle cittadine e parla loro usando una immagine che in realtà era stata creata per una campagna contro l’uso improprio del corpo femminile nella pubblicità, ma che in questo caso risulta sganciata dal tema, e quindi privata di  ironia e controproducente.

Speriamo che prima di scegliere immagini sessiste e di patrocinare eventi con immagini sessiste, si pensi di più al messaggio che si vuole trasmettere e alla dignità di tutte noi.

Femminismi, 14 febbraio 2013.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 15, 2013 da in codice etico per la stampa, femminismo pesaro e urbino, violenza e femminicidio con tag .
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