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-La “Vie d’Adèle” in italiano: parla l’autrice

maroh
Arriva in Italia il film vincitore di Cannes 2013, e tutte/i si chiedono in cosa è consistito lo scalpore e lo “scandalo” di un film che racconta dieci anni di vita di una giovane coppia lesbica, se l’aspettativa dipende dal fatto che su 3 ore di film circa dieci minuti sono scene di sesso lesbico, o se semplicemente è il fatto che il lesbismo sia protagonista la cosa che suscita curiosità e fa moda, o il fatto che sia definito “film politico” un film sul lesbismo girato da un uomo.
Abbiamo letto le sagge recensioni delle amiche di Lezpop, e il post “rivelatorio” su Aftersantana sulle critiche al film fatte dalla stessa autrice del fumetto da cui è tratto (Le bleu est un coleur chaude), Julie Maroh, visto però che non ci pare sia stato tradotto il lungo articolo scritto dalla Maroh sul suo blog, lo facciamo noi,un po’ alla buona perché non siamo perfette francesiste, ma vedrete che il testo della Maroh offre vari spunti di riflessione per chi ha voglia e tempo di riflettere: sull’invisibilità delle lesbiche, sulla libertà d’intrepretazione, sul silenzio dell’apparato della produzione.
In quanto alle scene di sesso lesbico nei film, ne parlavamo proprio alla nostra ultima iniziativa: dipende dal fatto che il regista è maschio, che le attrici sono etero, se non piacciono o sembrano false o addirittura voyeuristiche? o anche tante scene girate da registe donne ci paiono spesso false, fuori dai gangheri, assurde, “viste da maschio”?
Intanto la parola a Julie Maroh, e scusateci in anticipo per la non professionalità della traduzione:

Il colore d’origine.
Julie Maroh.

Da quasi due settimane evito di prender la parola rispetto a ‘La vita di Adele’. E per una buona ragione; come autrice del libro adattato, sto attraversando un processo troppo grande e intenso,che non può essere descritto correttamente.

Non è solo rispetto a quello che ha fatto Kechiche.

E ‘ un processo che riguarda l’idea dell’impatto delle nostre azioni, scrivere una storia ridicola, nell’estate dei miei 19 anni per arrivare a … “questo”  oggi.

E ‘un processo circa l’idea di parlare e trasmettere la vita, l’Amore, l’Umanità come artista in generale. Si tratta di un processo su di me e del cammino che ho scelto.

Quindi, sì … sto attraversando un’ indescrivibile sensazione circa la ripercussione. Sull’ alzarsi e sul parlare, e su dove ciò può portare.

Ma ciò che mi interessa è la banalizzazione dell’omosessualità.

Non ho fatto un libro per predicare  ai convinti, non ho fatto un libro solo per le lesbiche. Il mio desiderio è stato fin dall’inizio attirare l’attenzione di coloro che:

– Non dubitavano

– Si facevano idee sbagliate senza conoscere

– Mi/ci detestavano

So che alcuni fanno una lotta completamente diversa: per difendere il non convenzionale, ciò che è sovversivo. Non sto dicendo che non sono disposta a questo. Sto solo dicendo che quel che più mi interessa per me, per quelle / quelli che amo, e per tutti gli altri, è lo smettere di essere:

– Insultate/i

– Rifiutate/i

– Picchiate/i

– Violentate/i

– Assassinate/i

In strada, a scuola, sul lavoro, in famiglia, in vacanza, a casa. A causa delle nostre differenze.

Ognuno avrà potuto identificarsi e interpretare il libro a suo piacimento. Ma ho voluto ridefinire il punto di partenza. L’ho fatto anche per raccontare come si verifica un incontro, come questa storia d’amore si è costruita, decostruita, e ciò che rimane di un amore vegliato insieme dopo una rottura, un lutto, la morte. Questo è ciò che ha interessato Kechiche. Nessuno di noi aveva un’ intenzione militante, però mi sono resa conto in fretta, dopo la pubblicazione di ‘Bleu’ nel 2010, che anche solo menzionare una minoranza in quanto tale significa partecipare alla sua causa (o il contrario , dipende) e va completamente al di là del nostro controllo.

I passaggi dal fumetto al film.

Kechiche ed io ci siamo incontrati prima dell’accordo per i diritti di adattamento più di due anni fa. Ho sempre avuto un grande affetto e ammirazione per il suo lavoro. Ma soprattutto è l’incontro che abbiamo avuto, che mi ha portato a fidarmi di lui. Ho detto fin dall’inizio che non volevo prendere parte al progetto, è stato il suo film. Forse questo è ciò che lo ha spinto a fidarsi di me. In seguito ci siamo incontrati diverse volte. Mi ricordo la copia di ‘Bleu’ che aveva sotto il braccio: non c’era un centimetro quadro di spazio a margine, era tutto scarabocchiato di suoi appunti. Abbiamo discusso dei personaggi, dell’amore, del dolore, insomma della vita. Abbiamo parlato della perdita del grande amore. Avevo perso il mio l’anno prima. Quando ripenso all’ultima parte de ‘La vita di Adele’, ritrovo il sapore salato di questa ferita.

Per me questo adattamento è un’altra versione / visione / realtà della stessa storia. Una non può cancella l’altra. Quel che è venuto fuori dal film di Kechiche  mi ricorda quei sassolini che ci grattugiano la carne quando cadiamo sull’asfalto.

Questo è un film puramente alla Kechiche, con i caratteri tipici del mondo del cinema. Di conseguenza la sua eroina principale è lontana dalla mia, è vero. Ma la storia è sviluppata con coerenza, giustificata e fluida. E’ un colpo da maestro.

Non andate a vederlo sperando di sentire ciò che avete attraversato con la lettura di ‘Bleu’. Si riconosce il tono, ma troverete anche qualche altra cosa.

Prima di vedere il film a Parigi, mi avevano avvertito a colpi di “Si basa vagamente eh ohlala si basa molto liberamente,” ho vissuto l’inferno … Ai Quat’Sous Films c’erano tutte le scene tagliate girate, fissate al muro con piccole etichette. Ho sbattuto le palpebre e notato che i due terzi seguivano con chiarezza il percorso dello script del libro, riuscivo a riconoscere la scelta dei progetti, i disegni, ecc.

Come alcuni già sanno, tante ore sono state girate e tagliate da Kechiche in tutto. Eppure, come autrice di ‘Blue’ trovo sempre molto del libro. C’è il cuore pulsante in cui  riconosco tutto il mio Nord che ho cercato di ricreare nelle immagini, poi divenuto “reale”. E da questa mia affermazione si può quindi immaginare quel che ho potuto provare vedendo i piani di ripresa, le scene, i dialoghi, e gli attori e attrici coi loro corpi, simili ai miei fumetti.

Quindi tutto quello che sentite o leggete sui media (che spesso cercano di arrivare al punto e ciò può facilmente nascondere certe cose) ribadisco qui che sì, la vita Adele è un adattamento di un fumetto, e non è male.

Quanto al sesso…

Quanto al sesso … Sì, sul sesso … Dal momento che lo evocano tutti coloro che parlano del film … E’  in primo luogo utile chiarire che nelle tre ore di film, queste scene occupano solo alcuni minuti. Se ne parliamo è per la scelta fatta dal regista.

Ritengo che la visione di Kechiche e la mia siano diverse tanto da essere complementari. Il modo in cui ha scelto di girare queste scene è coerente con il resto di ciò che ha creato. Certamente mi sembra lontano dal mio processo creativo e di rappresentazione. Ma  sarebbe stupido respingere una cosa con la motivazione che è diversa dalla mia visione.

Ciò come autrice. Ora, come lesbica …

Mi sembra chiaro che questo è quello che manca sulla scena: le lesbiche.

Non conosco le fonti di informazione del regista e delle attrici (che a prima vista sono etero), e non sono stata consultata in anticipo. Forse qualcuno ha mimato grossolanamente con le mani  le  posizioni possibili, e / o ha visualizzato dei cosiddetti porno denominati lesbici (purtroppo raramente a conoscenza delle lesbiche). Perché – ad eccezione di alcuni passaggi – questo è ciò che mi ricorda: una dimostrazione brutale e chirurgica, dimostrativa e fredda del sesso lesbico, volto al porno, e che mi ha messo molto a disagio. Soprattutto quando, nel bel mezzo di una sala cinematografica, tutti ridacchiavano. I cosiddetti etero perché non capivano e trovano la scena ridicola. I gay e le altre identità perché non erano credibili e perché le scene erano altrettanto ridicole. E tra i pochi che non sentiamo ridere ci sono forse i ragazzi/e che sono troppo occupati a sgranare gli occhi davanti all’incarnazione di una delle loro fantasie.

Capisco l’intenzione di filmare il godimento. Il suo modo di filmare queste scene a mio parere è direttamente correlata ad un altro, in cui i diversi personaggi discutono il mito dell’orgasmo femminile, che … sarebbe mistico e ben superiore a quella dell’uomo. Ma in questo modo la donna è di nuovo sacralizzata in un modo che trovo pericoloso.

Come spettatrice femminista e lesbica, quindi, non posso seguire la direzione presa da Kechiche su questi temi.

Ma devo anche guardare per vedere cosa pensano le altre donne, tutto ciò è la mia posizione personale.

In ogni caso non vedo il film come un tradimento. La nozione di tradimento nel contesto dell’adattamento di un lavoro è da non considerare, a mio parere. Perché ho perso il controllo del mio libro non appena l’ho dato da leggere. È un oggetto da manipolare, filtrato, interpretato.

Kechiche ha attraversato lo stesso processo come qualsiasi altro fruitore, ognuno lo ha interpretato e si è identificato in modo univoco. Come scrittrice ho completamente perso il controllo di esso, e non mi sarebbe mai venuto in mente di aspettarmi che Kechiche andasse in una direzione o in un’altra, con questo film, perché è normale – umano, emotivo –e una storia non appartiene più a me, non appena appare sugli scaffali di una libreria.

La palma

La conclusione a Cannes è ovviamente bella, mozzafiato.

Come ho accennato prima, ciò che mi ha attraversato in quei giorni è così fuori dal comune che non posso trascriverla.

Resto assolutamente riempita, stupita, grata per il corso degli eventi.

Quella notte mi sono resa conto che era la prima volta nella storia del cinema che un fumetto aveva ispirato un film Palma d’oro, e questa idea mi ha lasciato pietrificata. E’ pesante da sostenere.

Voglio ringraziare tutti coloro che sono stati sorpresi, scioccati, disgustati che Kechiche non abbia avuto una parola per me ricevendo il premio. Certo avrà avuto buone ragioni per non farlo, come per  non per darmi visibilità sul tappeto rosso a Cannes, dopo che avevo attraversato la Francia per unirmi a loro, e per non ricevermi – neanche per un’ora – sul set del film, per non aver delegato nessuno a tenermi informata sullo stato di avanzamento del film tra il giugno 2012 e l’aprile 2013, o per non rispondere alle mie e-mail dal 2011 . Ma a coloro che hanno reagito con forza, voglio dire che non serbo rancore. Non l’ha detto alle telecamere, ma la notte della proiezione ufficiale a Cannes ci sono stati testimoni che l’hanno ascoltato dirmi “Grazie, sei stata il punto di partenza”, stringendomi forte la mano.

 

 

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6 commenti su “-La “Vie d’Adèle” in italiano: parla l’autrice

  1. Paolo1984
    ottobre 26, 2013

    Io ho visto il film e l’ho apprezzato. E’ il racconto di una storia d’amore con tutti i problemi comuni a molte storie d’amore di qualsiasi orientamento sessuale. Quelli che ridono davanti alle scene di sesso lesbico..bè il problema può essere di certi spettatori non necessariamente del film. a me non è venuto da ridere
    Anche le lesbiche fanno sesso e in un film che parla di un amore lesbico è giusto che si veda e che il cineasta lo giri nel modo che ritiene opportuno

  2. Paolo1984
    ottobre 26, 2013

    e parlare di porno mi pare fuori luogo e mi pare fuori luogo fare riferimento all’eterosessualità delle attrici: i due cowboy gay di Brokeback Mountain sono stati interpretati da attori etero, un gay dichiarato interpreta un dongiovanni etero nella sitcom How i met your mother e non c’è nulla di strano

  3. Paolo1984
    ottobre 26, 2013

    io comunque sono dell’idea che molte scene d’amore e sesso che si vedono oggi siano plausibili, molto belle a prescindere dal sesso del regista.
    Le scene di sesso del film di Kechiche sono realistiche, assai esplicite e assolutamente non patinate, nè edulcorate in nessun modo..credo volesse farci sentire la “carnalità” e per me c’è riuscito

  4. Paolo1984
    ottobre 27, 2013

    preciso che non ho nulla contro il patinato, è adatto a certi contesti e apprezzo anche scene di sesso più dolci quando sono ben girate e spesso lo sono.
    Quanto alla frase sull’orgasmo femminile..è l’opinione un personaggio citando anche il mito di Tiresia..non so se e quanto sia corretto attribuire la stessa opinione all’autore

  5. admin
    ottobre 27, 2013

    Forse l’autrice del fumetto ha voluto far notare un che di artificioso sentito da molte nel vedere il film, la sensazione di qualcosa di troppo voluto dal regista, appunto, privo della sensibilià artistica lesbica che avrebbe reso perlomeno meno artefatte certe situazioni, leggi anche la recensione del fumetto apparsa su culturagay se ti interessa confrontare, e grazie dei commenti.

  6. Paolo1984
    ottobre 27, 2013

    ho letto in internet diversi pareri di donne lesbiche su Lezpop e altrove: alcune hanno apprezzato il film anche nelle scene di sesso, altre no..come è anche legittimo che sia (però non sono d’accordo con chi addirittura l’ha definito lesbofobo).
    Quanto alla sensibilità artistica lesbica (ma esiste davvero una sensibilità artistica gay ontologicamente diversa da quella etero? una maschile ontologicamente diversa da una femminile?)..bè Kechiche è un maschio eterosessuale indubbiamente ma ciò secondo me non impedisce necessariamente di saper raccontare una realtà diversa dalla propria.
    E trovo legittimo anche che un cineasta parta da un romanzo e poi giri il “suo” film e dia la “sua” visione di quella storia..succede spesso e ci sono precedenti illustri: Stephen King è tutt’ora assai risentito per come Kubrick ha reso cinematograficamente il suo romanzo Shining ma, checchè ne dica lui (che per inciso amo come scrittore ma ritengo che di cinema capisca poco) il film è un capolavoro.

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