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un osservatorio sulla libertà femminile

-Rivoluzione e responsabilità: una riflessione femminista.

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Riportiamo qui l’incipit dell’articolo scritto questa settimana da Monia Andreani per Critica liberale, sulla responsabilità nella società cosiddetta democratica.
La sparizione del concetto di cittadinanza dietro le cortine del capitalismo avanzato e globalizzato ci coinvolge in uno sforzo di comprensione e resistenza come donne, e quindi due volte oppresse: nella politica e nella biopolitica.
La riflessione sulla reponsabilità personale nella vita sociale e politica non dovrebbe essere molto lontana, nel nostro Paese soprattutto dove si tramandano e moltiplicano via mass media tanti stereotipi maschilisti (e populisti intrisi di leaderismo maschile), dalla riflessione sulle responsabilità sulla cultura della violenza contro le donne, leggi Femminicidio; sappiamo già a quale moltiplicarsi di iniziative istituzionali e no, celebrative e/o retoriche, con profusione di denaro pubblico e privato, dovremo assistere in occasione della prossima Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre…eppure proprio ieri sera, chi si fosse messa a guardare RaiNews, avrebbe ad esempio assistito alla nota “tecnica” di uno psicanalista intervistato sulla vicenda della retata per prostituzione minorile svoltasi a Roma:
incredibile la prospettiva di questo signore, che non ha fatto altro che predicare contro la “mercificazione del corpo”, alludendo alle minorenni e mai nominando i clienti (maschi maggiorenni), iniziando la predica con una annotazione sul fatto che questi fenomeni si diffonderebbero a causa della mancanza “della figura paterna nelle famiglie“, nelle quali le madri separate non sarebbero in grado a suo dire di fornire regole morali alle figlie. Ovviamente cogliendo al volo ol fatto che una delle madri delle ragazzine è stata arrestata per fare una filippica paternalista.Ci chiediamo se il foraggiato psicanalista Rai, di cui non ricordiamo il nome, possa chiedersi se tra i clienti delle ragazzine ci fossero o no padri separati.

Democrazia e responsabilità (appunti sulla democrazia).
“Come diceva bene Michel Foucault, siamo tutti figli della Rivoluzione francese, dalla quale abbiamo ereditato un lungo periodo di due secoli in cui il concetto di Rivoluzione è stato al centro del dibattito filosofico politico e dei movimenti per l’emancipazione di classi sociali e di popoli. Anche per il movimento delle donne a livello internazionale – il concetto di Rivoluzione è stato importante ma nell’ottica anche critica di chi non ha dimenticato che nella Rivoluzione fatta da uomini e da donne, queste ultime poi sono state escluse dal nuovo assetto di potere, che ha cancellato le differenze a partire dalla principale – quella di genere. Le donne, pertanto, hanno modificato molto il concetto di Rivoluzione, apportando discorsi completamente nuovi come quelli di una politica gestita in maniera antiautoritaria e collegata alle esigenze di vita materiale e quotidiana, concentrata su necessità pratiche come educazione scolastica, salute e cultura della convivenza.

L’ultimo atto del processo di espansione del concetto di Rivoluzione nelle pratiche politiche di emancipazione, le cosiddette “rivoluzioni arabe” (che poi sia corretto chiamarle, invece, rivolte, è un discorso lungo e complesso), non cambia una realtà – la parabola della Rivoluzione è ormai al tramonto. Ci troviamo in una situazione storica che deve essere ripensata attraverso nuove lenti di analisi e soprattutto qualche prospettiva per il futuro. Ricominciamo a riflettere su ciò che della rivoluzione non vediamo più, ad esempio l’obiettivo di cambiamento per il meglio. Perché se la Rivoluzione come concetto ci può insegnare qualcosa è senza dubbio una prospettiva di futuro migliore, in cui il concetto di migliore lo possiamo pensare come allargabile a tutti e tutte, ma è a vantaggio delle generazioni future. Se non capiamo che sta nella proiezione di futuro la forza di ogni processo di emancipazione figlio della Rivoluzione, ci ritroveremo sempre a fare i conti con il terrore giacobino e con l’appetito di potere nella dinamica dialettica tra vincenti e perdenti.
Altro concetto importante che la Rivoluzione ci ha lasciato, e che è stato sviluppato da chi non ha vissuto il male della violenza rivoluzionaria, ma solo gli echi di rinnovamento e di progettualità politica – peraltro altrettanto fondativi della nostra democrazia occidentale moderna e contemporanea – è quello della cittadinanza responsabile. Oggi la chiamiamo senso civico, ma se la analizziamo per quello che è a livello originario, capiamo che una democrazia può funzionare solo se la responsabilità è diffusa, e poi dobbiamo capire cosa significa anche il concetto di responsabilità. Il senso civico non è solo leggere la Costituzione o insegnarla ai giovani, ma è soprattutto rintracciare quello che la Costituzione e ogni carta dei diritti ci chiede come cittadine e cittadini, e la prima richiesta sta proprio nella reversibilità di diritti e di doveri e il primo diritto e dovere implicito è costituito dalla responsabilità.
Se leggiamo il testo di Immanuel Kant Che cos’è l’Illuminismo? – troviamo subito il senso di responsabilità come legato a una grande innovazione della politica occidentale settecentesca: il fatto che per essere cittadini occorre stare nell’arena pubblica ma non solo come rappresentanti politici di qualcuno o come deputati o come consiglieri, come sindaci, ma soltanto come cittadini.” continua a leggere.
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