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– Viaggio alla scoperta della sessualità nella pre-adolescenza

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Viaggio allo scoperta della sessualità nella pre-adolescenza.
Intervista a Ilaria Bonato a cura di Claudia Romeo.

Ilaria Bonato, dottoranda in Scienze pedagogiche dell’Università di Bologna, ha svolto, come tesi di laurea magistrale in Pedagogia, una ricerca nel mondo di adolescenti e pre-adolescenti per meglio comprendere il loro rapporto con il sesso, la pornografia ed i social network. Il suo lavoro è di una attualità straordinaria perché in una società in cui il mondo dell’infanzia viene precocemente adultizzato o ipersessualizzato -basta anche solo vedere le pubblicità che si rivolgono ai consumatori più piccoli ed indifesi- sembra che poi, improvvisamente, ci si scandalizzi o si viva come tabù la scoperta del sesso nelle e nei pre-adolescenti. E nel vuoto che noi adulti lasciamo si insinuano minacce come il cyberbullismo, l’adescamento di minori, il sexting.

Ilaria, perché hai avvertito la necessità di scrivere e fare ricerche su questo argomento?

Durante il mio corso di laurea magistrale in pedagogia ho avuto la fortuna di incontrare la professoressa Mariagrazia Contini, da sempre impegnata nella tutela delle infanzie. Sia di quelle “lontane” da noi, che muoiono per fame e malattie, nei conflitti armati e sfruttate nel lavoro e nella prostituzione, sia di quelle vicine, “i nostri bambini”, che stanno indubbiamente meglio ma che stanno perdendo l’infanzia, a causa dell’incuria e del consumismo del mondo adulto. In particolare, faccio riferimento al fenomeno dell’adultizzazione: bambini e bambine spinti precocemente all’autonomia, alla competizione, medicalizzati e ipernutriti. Insomma, sembra che a prescindere dal contesto la condizione dell’infanzia sia a rischio “scomparsa” a causa di un enorme vuoto educativo e di responsabilità. È stato prodotto anche un video “Corpi bambini, Sprechi di infanzie” che mette in luce questo grave problema, con un focus sulla ipersessualizzazione delle bambine.

Inoltre, non va mai dimenticato che gli stereotipi di genere sono estremamente pervasivi e influenzano ancora molto gli stili educativi, supportati dai media. In questa cornice, mi sono chiesta cosa accade quando questa infanzia si avvicina alla pubertà, alle prime esperienze di relazione con l’Altro. Considerando che spesso queste relazioni hanno luogo in un contesto online non privo di rischi, anche se ricco di opportunità. Ma per evitare facili determinismi , ho ritenuto fosse necessario “ascoltare” le voci delle e dei preadolescenti, per evitare i soliti titoli scandalistici e allarmistici dei media.

Puoi spiegarci le caratteristiche del campione da te scelto e perché ti sei rivolta a questa fascia d’età?

Grazie alla collaborazione della Direzione Generale della Regione Emilia-Romagna, ho sottoposto un questionario, elaborato grazie al supporto scientifico della mia università, da sottoporre a ragazze e ragazzi delle classi terze di alcuni istituti secondari di primo grado e alle classi prime di alcuni istituti di secondo grado. Avevo chiesto la collaborazione di tutti gli istituti comprensivi della città di Bologna e di quasi tutti gli istituti superiori, ma le domande sulla pornografia hanno suscitato moltissime resistenze. Un po’ perché i dirigenti hanno considerato che data la giovane età la pornografia fosse ancora lontana, un po’ per timore delle reazioni dei genitori. In nessun istituto era stato avviato alcun percorso di educazione sessuale in cui si potesse inserire il mio lavoro. Fortunatamente, dieci istituti hanno risposto positivamente, e ho potuto raccogliere e elaborare i dati di 600 questionari. Ho scelto di occuparmi della preadolescenza perché è una fase della vita in cui i cambiamenti sono davvero travolgenti, e non si ha ancora una grande consapevolezza di sé e del contesto esterno in cui si iniziano a muovere i “primi passi”. Dalla bibliografia che ho consultato per la ricerca, risulta che l’80% di questi soggetti è iscritto a un social network, un contesto che presenta pericoli e incognite tanto quanto quello reale, si pensi al bullismo o all’adescamento da parte di adulti, e volevo avere alcune risposte riguardo al fenomeno del sexting. A questo proposito, vorrei sottolineare quanto ci sia confusione riguardo alla propria responsabilità personale all’interno dei social network: ho chiesto di chi fosse la colpa nel caso della pubblicazione di un video dal contenuto erotico, se uno dei due protagonisti non fosse stato coinvolto in questa decisione. È una delle evenienze peggiori, secondo il mio campione, e dai tristi casi di cronaca. Si configura non solo come violazione gravissima della privacy, ma addirittura come reato di diffusione di pedopornografia. Per il 71% del mio campione, la colpa è di “entrambi”, non solo di chi ha divulgato il video. Ecco, io credo che questo sia un buon esempio di come il livello di consapevolezza sul buon uso della rete sia ancora un obiettivo lontano… .

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Ilaria, secondo la tua ricerca qual è il rapporto tra adolescenza e pornografia?

Solo due ragazzi e una ragazza mi hanno scritto che non guardano pornografia (nonostante i dirigenti scolastici lo considerassero un tema da non affrontare), su 600. Ho chiesto proprio questo perché credo sia un elemento importante: in un paese in cui gli interventi di educazione sessuale sono sporadici, superficialmente informativi e osteggiati non si può pensare che ragazzi e ragazze non si avvicino al web per avere risposte diverse da quelle che troppo spesso, da parte degli adulti di riferimento, sono reticenti e imbarazzate, quando non ideologiche. Questo vuoto di educazione, che il mondo adulto irresponsabilmente non “riempie” di contenuti importanti, sarà ed è già colmato, almeno in parte, dal web e dal porno online. Anche questo fruito con pochissimi strumenti di decifrazione e comprensione. Infatti, per molti dei ragazzi e delle ragazze non c’è differenza tra il porno e il sesso “reale”, a volte lo usano per divertimento ma a volte “per capire qualcosa del sesso”. Sembra proprio che la relazione e il desiderio non siano più i motori che spingono la ricerca della relazione, anche sessuale. Il sesso esce dalla dimensione dell’immaginario e della sperimentazione, per entrare nel territorio della performance, in cui non esiste il corpo dell’Altro ma i suoi “pezzi”, utilizzati come oggetti. Peraltro, acuendo le già difficili sensazioni di inadeguatezza e insicurezza facilmente presenti nella vita dei e delle preadolescenti. Aldilà del tema di come sia rappresentata la donna, di quanto spesso sia volgare e violenta alcuna pornografia, tema importante e da tenere sempre presente; a mio avviso è importante anche volgere lo sguardo verso la rappresentazione del maschile, e della relazione tra i sessi. Ricordando che esistono anche diversi tipi di scene pornografiche, in cui ciò che eccita è più la violenza e la sopraffazione della donna, piuttosto che il sesso, spesso ad opera di più maschi. Ora, l’intento della mia ricerca non è né moralizzatore né tantomeno censorio, quanto, piuttosto, di stimolo ad una seria riflessione su quanto sia urgente e importante mettere da parte falsi imbarazzi e affrontare l’argomento. Possibilmente, in maniera seria, senza cercare il tono sensazionalistico e evidenti semplificazioni, come è stato fatto da qualche pseudo giornalista dopo la vicenda delle “baby-squillo” ma che io chiamerei per quello che è: reato di istigazione e sfruttamento di prostituzione minorile.

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Come si intreccia la delicata età dell’adolescenza con il mondo dei social network?

Credo che quando si parla dei social network sia sempre importante tenere presente uno degli elementi centrali emersi dalle ricerche sul cyberbullismo, ossia che l’offesa online rischia di essere estremamente feroce poiché la vittima “assente” e i suoi vissuti di sofferenza non sono davanti agli occhi del cyberbullo. In tono minore, tutte e tutti noi lo sperimentiamo se usiamo i social network. La divulgazione di materiale dal contenuto sessuale, inclusi messaggi, in tale tipo di contesto è facile e apparentemente indolore.

La divisione tra vita reale e vita virtuale per i soggetti preadolescenti appare assolutamente manichea: è vita, e basta. Intrecciate l’una all’altra in modo indissolubile e proprio per questo importante e ricca di influenze, che possono diventare davvero pericolose. Anche in questo caso, è impossibile pensare a una posizione di “difesa all’indietro”, per cui il mondo adulto possa deresponsabilizzarsi perché non è un “nativo digitale” e non sa come trattare questa “nuova specie”. Non è così, è possibile imparare anche per gli adulti ed è necessario impegnarsi per fornire strumenti utili a ragazzi e ragazze per proteggere sé stessi e gli altri.

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Quando e come sarebbe necessaria, secondo te, l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole?

Come prima cosa vorrei definire cosa intendo per educazione sessuale, rifacendomi a uno degli ultimi documenti dell’Oms con cui mi trovo in grande sintonia. Ma per fare questo è necessario ancor prima definire cosa sia la sessualità, in effetti! Cito testualmente la definizione data nelle linee guida indicate appunto dall’Oms per le regioni Europee:

“…un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, le identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni…

…è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali”

se concordiamo con questa definizione, che io trovo completa, appare evidente come l’educazione sessuale  inizia fin da subito, già dal modo in cui nasce il bambino o la bambina, come verrà allattato e così via perché attiene al modo in cui viene “manipolato” il corpo. Se pensiamo ai ruoli di genere, già da piccolissimi bambini e bambine vengono indirizzati verso certi comportamenti e inibiti verso altri, in virtù di stereotipi di genere  ancora molto presenti. Ecco che l’educazione sessuale informale appare da subito. E quella formale? Credo   che la risposta debba essere: non appena bambini e bambine entrano in contesti formali. Mi spiego meglio.   Dal momento in cui si iniziano a frequentare i nidi o le scuole d’infanzia, bambini e bambine incontrano i pari  e altri adulti di riferimento che risponderanno alle loro domande e ai loro atteggiamenti, in un percorso  educativo che informerà loro circa alcuni aspetti della sessualità. Il punto diventa, allora, quali risposte verranno fornite, come e perché. Se le figure educative non sono formate riguardo ai molteplici aspetti, le      risposte potranno esser evasive e sulla base dei pregiudizi e degli stereotipi che tutte e tutti hanno. Ad   esempio, rispetto la masturbazione precoce, che tanto ha “sconvolto” alcuni dei commentatori degli standard  proposti dall’Oms: bambine e bambini non agiscono la sessualità in modo sovrapponibile a quello adulto, ma  nonostante questo, la pratica della scoperta del corpo è spesso osteggiata e umiliata, invece che indirizzata   verso la libertà e il rispetto sia del proprio corpo e intimità, che di quella altrui. Inoltre, l’educazione sessuale a   questa età potrebbe e dovrebbe configurarsi come un importante aiuto per bambine e bambini nel difendersi   dagli abusi. Uno degli obiettivi principali degli Stati che hanno sottoscritto la Dichiarazione dei diritti   dell’infanzia e dell’adolescenza, tra cui l’Italia, nel 1991. L’educazione alla sessualità non può essere solo una   proposta “in negativo”, per fornire alcune informazioni utili solo ad evitare i rischi come le malattie  trasmissibili o le gravidanze indesiderate, ma un percorso che accompagni ragazzi e ragazze nella scoperta di un aspetto centrale della loro vita, fornendo anche importanti competenze quali la capacità di riconoscere e  comunicare le proprie emozioni, negoziare, trattare i conflitti, accettare le differenze. Insomma,  un’educazione che miri all’empowerment e capace di incontrare ragazzi e ragazze, riconoscendo e ascoltando i  loro bisogni, considerandoli partner attivi. Che sia utile nel fornire strumenti per riconoscere i tanti condizionamenti che agiscono sulla percezione di sé e nel modo di relazionarsi agli altri, ai pregiudizi di cui  siamo sia vittime che carnefici, ad esercitare un pensiero critico che, una volta acquisito, si eserciti in ogni     contesto di vita. Non riconoscere questa responsabilità educativa, significa non farsi carico di una parte molto  importante della vita di questi soggetti, lasciando che siano le immagini fuorvianti e spesso errate del web ad  essere i riferimenti principali.

Quali sarebbero, secondo te, altre misure importanti da attuare per rispettare e difendere l’infanzia e   l’adolescenza?

Sicuramente l’educazione sessuale, che io preferirei chiamare alla sessualità e all’affettività, non può essere il solo strumento. Innanzitutto, ritrovare il ruolo educativo diffuso della società è importantissimo per contrastare il fenomeno dell’adultizzazione, per riportare bambini e bambine a poter vivere una condizione d’infanzia che manomettiamo ogni giorno di più. Contrastare il mercato, che rende bambini e bambine piccoli consumatori di cui sollecitare bisogni da soddisfare, e che smarriscono il desiderio, diventa un imperativo, soprattutto se pensiamo alle conseguenze: poco più che bambine che si prostituiscono per il denaro, necessario ad un certo status. Certamente, ci saranno state mancanze nelle storie di vita di queste ragazze, ma l’humus culturale in cui sono vissute ha fornito loro delle risposte molto chiare su quale sia la traiettoria esistenziale “vincente”. Ecco, io credo che si sia perduto volontariamente e colpevolmente uno degli aspetti più importanti dell’educazione: l’impegno etico nei confronti dei soggetti educativi, che non è una posizione moraleggiante e giudicante, ma piuttosto una posizione esistenziale, capace di fornire anche un esempio, una testimonianza forte di riflessione e ascolto, una forma di Resistenza contro una dis-educazione seduttiva e performante che ci condiziona, ci intrappola e abbandona bambini a bambine, rubando loro l’infanzia.

Per chi vuole approfondire l’argomento e conoscere il lavoro della Facoltà di Pedagogia dell’Università di Bologna, rimandiamo al blog: corpibambini.wordpress.com

 Claudia Romeo

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3 commenti su “– Viaggio alla scoperta della sessualità nella pre-adolescenza

  1. Paolo
    agosto 13, 2014

    ben l’81% sa che la pornografia è diversa dal sesso vero (al di là di cosa si intende per porno), mi pare un buon segno. Comunque questa ottica difensiva verso le immagini del web o di altro non so quanto mi convinca,anche quelle immagini vanno affrontate

  2. ilaria
    agosto 20, 2014

    Caro Paolo, affrontare i temi della sessualità e della pornografia è esattamente ciò che ritengo debba essere fatto.

  3. Pingback: Viaggio alla scoperta della sessualità nella pre-adolescenza |

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 13, 2014 da in articoli a firma, immagine femminile con tag , , .
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