femminismi.it

un osservatorio sulla libertà femminile

-La prima fanzine Wet Grrrlz arriva l’11 ottobre:

Le artiste del gruppo di ‘sole donne amiche’, Wet Grrrlz, che abbiamo ospitato in una collettiva presso l’Infoshop di Fano lo scorso giugno, hanno prodotto la loro fanzine, tutta dedicata in questo primo numero allo stereotipo femminile. Il numero sarà presentato sabato 11 ottobre a “Il Nascondiglio” di Urbania, in piazza duomo, nell’ambito delle Giornate del contemporaneo.
Pubblichiamo qui un anticipo del testo scritto da Dada Knorr per la fanza:

Prototipe, stereotipe, metrotipe.

C’era un tempo in cui le donne avevano due PROTOTIPI di riferimento: Eva, personaggio arguto capace di dialogare anche con gli animali a sangue freddo, ritenuta ingiustamente responsabile della cacciata del genere umano dal Paradiso terrestre, e la Madonna, esemplare di madre… (con il piccolo particolare d’ essere stata fecondata mentalmente da una colomba di origini extra terrestri) tutt’ora ritenuta in grado di intercedere presso le alte sfere per ogni suo pargolo umano. Una buttata giù e l’altra tirata su (Assunzione aveva già un significato). Era già chiaro sin dall’anno doppio zero che noi donne, ex costole, possedevamo una spiccata tendenza empatica e grande talento per il talk show e come creatrici di romanzi fantasy.
La società intanto si strutturava rigidamente in cellule riproduttive atte a difendere i propri beni e il territorio, e le donne venivano relegate al ruolo di fecondate, sparendo man mano da gran parte dei ruoli sociali e culturali differenti, tipo Dea madre ciccia o Strega non depilata. Addio, Giovanna d’Arco! Benvenuta, Debbie Reynolds! In fondo, siamo sempre state meno vanesie dei maschi , lo spiega bene la Woolf in ‘Orlando’(1928).
Ma torniamo a noi: attorno allo sviluppo della famiglia, di questa tessera LEGO fondamentale per la società capitalista tutta dedita a far fruttare i fottuti investimenti (la paranoia succhiativa del maschio: patriarca, capo famiglia e imprenditore), si sviluppava una cultura di cancellazione del femminile, ovvero di produzione di un femminile artefatto, dotato di pregiudizi di ogni tipo: noi deboli, indifese, cretinette e martiri, tutto corpo niente cervello, al massimo angeli del focolare. “Donne non si nasce, si diventa” , scriveva Simone de Beauvoir nel 1949, ponendo le basi per l’analisi della differenza sessuale e di genere.
Nel 1963 Betty Friedan, ne “La mistica della femminilità”, esponeva gli STEREOTIPI del femminile coltivati dalla società americana degli anni ’50 e ’60 e anticipava un cambiamento: “La scienza non doveva liberare del tutto le casalinghe dalla monotonia delle faccende domestiche. Doveva piuttosto concentrarsi per creare l’illusione del senso di creatività di cui le casalinghe sembrano aver bisogno.”
Dalla cultura dell’obbedienza quindi, a quella della performance: ognuna può essere artefice del proprio successo, mamma e manager, in casa e in ufficio! Basta avere il guardaroba e lo smartphone adeguati. Anche il nucleo familiare era cambiato: l’editto di Giustiniano, che nel 534 disponeva che fossero illegittimi gli atti sessuali al di fuori del matrimonio, ormai antiquato, si era evoluto: oggi possiamo dire che non esiste più la mistica della famiglia ma quella del matrimonio, appunto, come performance, che colpisce coi suoi 300 invitati come un virus.
Tutto può trasformarsi in performance: … (leggi sulla fanzine). Contatta Wet Grrrlz.

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