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un osservatorio sulla libertà femminile

– DENTRO LA FAMIGLIA: donne uccise nel silenzio.

Home Life Domestic Women Showing housewife working in the home

Ancora una volta con grande dolore dobbiamo riprendere questo tema.
Marche, 9 dicembre 2014- A Numana un uomo uccide la ex e il figlio – nessuno si era accorto che era violento (?). Da mesi infarciva Facebook di messaggi e foto fasciste, violente e omofobe e non faceva altro che sfogarsi. Dove sono i suoi amici? Conoscenti? Colleghi di lavoro? La sua famiglia di origine? Chi era questo assassino che aveva “regolarmente”il porto d’armi? La donna con cui aveva avuto un figlio lo aveva lasciato e lui “non si rassegnava”.

Basta! Non ne possiamo più di questi ‘moventi’!

Possiamo ipotizzare che lei, rumena di origine, fosse stata trattata con poca attenzione dalle persone a cui avrà pure confidato che aveva paura? Lui era un “bravo ragazzo” lei “rumena”, ma lui ha ucciso lei, una ragazza di 28 anni, e suo figlio, il bambino di 5 che lui diceva di amare, a colpi di pistola entrando in casa come un killer professionista. Scrivono i giornali: ” La donna, temendo il peggio ha telefonato alla centrale del 112 per chiedere aiuto. I carabinieri l’hanno rassicurata sull’invio di una pattuglia consigliandole di non aprire la porta.” Ma lei ha aperto. Perché? Forse l’ha minacciata e lei voleva farlo ragionare …

Quanto tempo è trascorso dalla telefonata in cui lui si annunciava a lei, dalla telefonata di lei ai carabinieri e dall’arrivo della pattuglia? Il tempo dell’omicidio-suicidio. E se lo avessero preso con la pistola in tasca cosa sarebbe successo? Lui comunque aveva il porto d’armi … Qualche giorno di attenzione, una denuncia e poi di nuovo libero, oppure una sparatoria con i carabinieri… Il potenziamento degli strumenti di controllo per questo tipo di reati è importante, come è importante che la Regione Marche finanzi con soldi pubblici case protette e centri antiviolenza, ma non è sufficiente il ricorso alla polizia o alle istituzioni, è la rete sociale che deve attivarsi per portare alle istituzioni le donne che vivono situazioni di violenza: economica, psicologica, fisica, assistita (verso i figli). Chi sa di una sofferenza o di un disagio deve prendere la parola con la persona che vive la situazione e cercare di aiutarla e di metterla in una rete. La rete sociale può aiutare a spezzare la violenza ai primi stadi, il silenzio e la paura di entrare nelle cose della famiglia, quello è pericoloso, sempre.

San Filippo sul Cesano (Mondavio) un uomo di mestiere imprenditore (in crisi) con la moglie e il figlio di 9 anni, uccide lei, casalinga, a bastonate in testa. Un uomo mite che diventa violento? La crisi che lo ha esasperato? Ma chi ci crede? Chi aveva mai avuto il coraggio di capire queste persone? Di chiedere a questa donna di 40 anni come viveva in quella casa separata con l’ex marito? Chi si prenderà cura di un bambino orfano a 9 anni?

Siamo stanche di questo silenzio pesante che incombe dopo atti omicidi di questo tipo … ma non è un silenzio che giudica e che riflette … è un silenzio imbarazzato come di fronte a fatti ineluttabili. Invece è di questo silenzio che muoiono le donne, di questa ipocrisia tutta italiana e anche marchigiana in cui meglio non dire, meglio non vedere, e usare tante, troppe precauzioni prima di intervenire nella vita delle famiglie.

L’ipocrisia uccide sia in caso di mafia, sia in caso di violenza contro le donne.

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino.

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