femminismi.it

un osservatorio sulla libertà femminile

-Una modesta proposta per risolvere i problemi legati all’immigrazione…

Women shout slogans and hold up a placard that reads "Against Sexism - Against Racism" as they march through the main railway station of Cologne, Germany, January 5, 2016. About 90 women have reported being robbed, threatened or sexually molested at the New Year's celebrations outside Cologne's cathedral by young, mostly drunk, men, police said on Tuesday. REUTERS/Wolfgang Rattay - RTX215NV

‘Una modesta proposta di una giovane donna per risolvere gli allarmanti problemi legati alla presenza straniera in Italia.’
Così si intitolava il breve saggio pubblicato dalla nostra casa editrice di autoproduzioni Antelitteram nel 1998.
L’autrice, che qui non cito perché non ho ancora avuto l’occasione di sapere se questa proposta, alla luce delle sue ricerche e del passare del tempo, è ancora secondo lei valida, è una sociologa italiana nota per aver seguito anche le problematiche del femminicidio, dello sfruttamento della prostituzione, ed averne ben scritto.
In questa proposta si affrontava il problema della libertà femminile alla luce dell’immigrazione in Italia di maschi dal bagaglio culturale fortemente patriarcale. il saggio iniziava, alla maniera di Johnatan Swift, raccontando del viaggio da lei fatto in Tunisia, ospitata da un giovane e dalla sua famiglia. La scrittrice aveva notato quanto fosse assolutamente scontato per lui, nonostante vari anni passati in Italia per lavoro, trattare la madre e le sorelle come serve.
Tornata in Italia, l’accoglie nella sua città la notizia di uno stupro effettuato da due giovani rumeni contro una ragazza italiana, Scrive: “Stupita da tanta prontezza nel riportare la notizia di uno stupro ai danni di una persona del mio stesso genere, avvenimento pluriquotidiano per il quale non vi è certo necessità d’importazione di manodopera, decisi di mettermi alla ricerca di lumi nell’inusitata faccenda.
Già dalle cronache e dai commenti pubblicati sui giornali arretrati potei rendermi conto che l’oltraggio subito dall’infelice giovane aveva a che fare ben poco con la presa di coscienza della generale ostilità verso le donne da parte degli uomini, per i quali l’espressione di una volontà femminile contraria alla propria rappresenta nulla più che un alito di vento…”.
Continuando a raffrontare il regime patriarcale cui sono sottoposte le donne in alcuni paesi, in specie quello che aveva di recente visitato, rapportandolo con l’abitudine di molti uomini immigrati di molestare per la strada qualsiasi donna essi vedano essere sola, scrive: ” A tale comportamento tipicamente magrebino fa da singolare contrasto la totale riservatezza delle donne provenienti dalla medesima regione, le quali sfoggiano lunghe tuniche dentro le quali sembrano nascondersi, e veli di sobri colori, a volte collocati in modo da tappare loro la bocca. Tuttavia, per moderare tali tristi osservazioni, non posso non ammettere che alle nostre latitudini non è stata affatto riprodotta la geniale invenzione dei tunisini, che fanno reggere alle loro donne i lembi del velo in mezzo ai denti, per essere più certi, non potendogliela cucire, che tengano la bocca ben chiusa”.
La sociologa prosegue facendo una analisi delle differenze di classe e condizione sociale tra uomini immigrati e uomini originari, cita la convinzione che le donne siano state create da Allah “più generose” degli uomini, e che quindi a loro non dispiaccia mangiare in piedi, o a parte, mentre servono i maschi della loro famiglia. Certo questa convinzione fa parte della cultura patriarcale di ogni paese mediterraneo e non, ed è ancora bagaglio dei maschi di molti Paesi che anzi la dissumulano per convenienza sapendo di essere in minoranza, e la perdono o la smussano solo dopo generazioni di vita all’estero.
Ciò provoca i “fenomeni” che abbiamo con orrore osservato a Colonia, Amburgo e Stoccarda a Capodanno, espressione di massa di ciò che possiamo incontrare purtroppo in ogni strada o vicolo delle nostre città, quando ci capita di essere tampinate, molestate, insultate e aggredite da maschi che ritengono in quel momento di avere il controllo di quel lembo di territorio, spesso visibilmente incazzati perché abbiamo forse in tasca più soldi di loro.
Alla sgradevole sensazione, praticamente un fatto, di stare pericolosamente sottovalutando il pericolo di avere di nuovo bisogno di “tutori”, sia pure del cosiddetto ordine, e di avere tenuto poco conto della profonda ostilità verso le donne dimostrata dalle enclaves e comunità maschili “ricostruite” nelle nostre città (testimoniata del resto da tanti episodi, dai matrimoni forzati, dagli omicidi in famiglia ecc.), la studiosa porta sollievo con una illuminante proposta:
“Memore delle gravi ingiurie subite dal mio sesso e convinta della necessità di un pronto risarcimento, ora, in tutta modestia come si conviene al genere femminile, vorrei avanzare questa semplice proposta: che le frontiere vengano gioiosamente aperte a tutte le donne che desiderano venire a vivere sulla nostra terra, e nel contempo le si lasci inesorabilmente chiuse a tutti gli uomini del Terzo mondo e dell’Europa dell’est, spiritualmente troppo oppressi da una falsa visione dei rapporti tra i due sessi.
E dopo una parentesi sulla salvaguardia dei diritti umani continua:
“Per quanto riguarda le persone straniere che migrano in cerca di un lavoro, il principio di porosità femminile e impermeabilità maschile sia seguito con il massimo rigore”.
Difendendosi poi dalle accuse di razzismo: “le donne di qualunque nazionalità siano le benvenute”, passa poi a elencare i vantaggi di questa proposta: nei paesi in via di sviluppo, a causa dell’assenza di tante donne, calerà la crescita demografica troppo veloce per quei mezzi, bambini figli di immigrate continueranno invece a crescere al nord, ma i reati  diminuiranno , poiché come si sa” le statistiche di tutto il mondo vedono il pressoché totale monopolio da parte dei maschi di ogni tipo di violazione della legge”.
Inoltre il lavoro femminile delle immigrate nelle fabbriche e nei cantieri, prima destinato ai maschi, stimolerà una attenzione anche delle donne originarie a professioni prima solo maschili. Avremo quindi il piacere di vedere la donna filippina non più semplice cameriera ma operaia metalmeccanica, e la donna italiana idraulica.
Oltre a ciò si avrebbe uno sviluppo e uno scambio maggiore di culture, essendo notoriamente le donne di paesi non industrializzati le portatrici di saperi del corpo : “…la cura di sé, i massaggi reciprocamente offerti, la pratica di frequentare l’hammam o bagno turco…”.
La visione del mondo di queste donne, e la possibilità di maneggiare liberamente denaro senza il controllo o lo sfruttamento di padri, mariti o magnaccia, libererebbe la loro visione del mondo a nuove sperimentazioni. La modesta proposta quindi, a dire della esimia sociologa permetterebbe “il riequilibrio tra le risorse che questi paesi non certo ricchi possono investire nell’istruzione e il ritorno che i medesimi si possono attendere in termini di competenze e di capacità per la prosperità della nazione”.
Così infatti si eviterà che un uomo che nel suo paese ha avuto il privilegio, contrariamente alle sue sorelle, di laurearsi, debba fare il cameriere a vita, mentre si permetterà alle sue sorelle di terminare gli studi. Egualmente i maschi, lasciati nel loro paese, saranno costretti a imparare a occuparsi delle faccende domestiche, e si farà in modo che si rendano in questo consci del ruolo in cui avevano relegato in esclusiva le donne.
La sociologa termina augurandosi che, alla fine di questa esperienza di residenza e lavoro all’estero, sia le donne dei paesi dell’est che quelle mediorientali, africane o sudamericane, possano se mai decideranno di tornare (essendo spesso meno colte da nostalgia dei maschi), “essere accolte come regine”, e non come ora accade spesso, come semplici portatrici di stipendio.

Francesca Palazzi Arduini.

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