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– Che madonna è? Sul ritiro del patrocinio al Perugia Pride Village.


“La provocatoria caricatura di un’immagine sacra  per i credenti costituisce una drastica rottura di quegli irrinunciabili principi di rispetto dell’altro, nei quali tutti dovrebbero riconoscersi”, scrive l’Amministrazione di Perugia motivando il ritiro del patrocinio comunale al Perugia Gay Village tenutosi nei giorni scorsi. Specifica con tono avvocatesco la Giunta che comunque l’immagine in questione non è  “rientrante nel materiale oggetto di patrocinio”, infatti il manifesto dell’iniziativa è un altro (rappresenta la fontana di Perugia colorata come arcobaleno), e l’elaborato “offensivo” pare pubblicato solo sul web.
Una caricatura di una immagine sacra? Ben guardando la foto sembra una Drag Queen con un accenno di aureola e una mano sul petto che potrebbe richiamare vecchie icone di sante ma certo senza nessun riferimento preciso a personaggi che, per alcuni credenti (non tutti i cattolici credono nei santi), stiano realmente assunti sugli scranni più “in” del Paradiso.
A me ha più che altro ricordato che il movimento Lgbt avrebbe bisogno ogni tanto di altri argomenti che non quelli ri-tritissimi del travestimento, dell’assurgere a mito del solito eterno femminino rococò… . Dopo essermi quindi chiesta: “ma che madonna è”? …Ho  Letto il programma del Pride perugino: non mi pare proprio che vi siano stati in cantiere atti o contenuti vilipendiosi tali da scatenare il sacro cuore di qualche credente. Il dibattito sulla laicità presentava  una schieramento PD-Possibile-Arcigay, quanto di più istituzionale, e forse democristiano, esista sulla faccia del pianeta terra…nemmeno un accenno di presenza di altre realtà, seppure esistenti, come liberali mangiapreti, giornalisti del Boston Globe, anticlericali ateisti. Di cosa ha avuto paura allora questa Giunta? Un gesto pesante e illiberale come questa revoca da cosa è stato scatenato?
Nel  comunicato l’Amministrazione parla di “credenti” offesi da una immagine che poteva essere vista solo da chi avesse digitato il blasfemo indirizzo del sito della associazione Omphalos, organizzatrice del Pride. Si tratta quindi di una “offesa” autoprocuratasi da attenti e vigili indagatori dei peccati altrui…e oltretutto “credenti” non alla maniera di Aldo Capitini, il più insigne umbro tra i pensatori religiosi dopo San Francesco… Aldo certo non si sarebbe scandalizzato per una fotografia ironica.
Perché di ironia si tratta, o se volete di satira: una Drag che si veste da Madonna o Santa fa satira sul costume italiano così come Gigliola Cinquetti (peraltro mai denunciata alla buocostume), o forse su quell’eterno femminino, sacro e profano, casalingo o ascetico (se c’è differenza), contrapposto allla donna come fonte di eterna dannazione erotica (Eva, of course), la religione non c’entra niente. E se c’entra il sentimento, e la tradizione, bisognerebbe dire al signor Sindaco che la tradizione cattolica integralista non è maggioritaria, e che oltre al rispetto delle minoranze (se servisse), esistono anche tradizioni laiche: sono quelle leggibili nella Costituzione che il Sindaco conosce credo, l’ho visto proprio ieri leggerne gli articoli a un matrimonio, con rito civile.
Se parliamo poi di tradizioni del pensiero religioso, certo molte non concorderanno con questo gesto censorio di una immagine “in costume”, censura che pare pesantemente cercata, come la Giunta si fosse trasformata, per segnalazione di qualche sentinella o gendarme dello stato islamico, in una esecutrice. Esecutrice di un atto  posto in essere “in nome” di una sensibilità interpretata, non collettiva, una sensibilità evocata più in nome dei voti raccolti che di proteste pervenute, una sensibilità che è esercizio di potere, un potere in nome del quale il Patrocinio diviene arma di separazione del grano dal loglio, di ciò che è gradito da ciò che non lo parrebbe…come arma di sostegno al Benpensare, un tempo trastullo della vecchia borghesia, questa sì vero strumento di alienazione da qualsiasi forma di coesione sociale.
In una società alla quale diviene sempre più estraneo il concetto di “spazio pubblico”, nella quale i dibattiti tra opinioni differenti somigliano sempre più a gare di insulti, ricordiamo al  sindaco, avvocato Romizi, le parole del suo concittadino Capitini (che diceva che il fare del bene era comunque ‘cosa laica’) sulla religione : “Ciò che conta non è di avere sempre la religione, ma che venga una relatà liberata che comprenda tutti; e perciò incontriamo ogni persona, ogni essere, senza l’apprensione che possa finire, e con la gioia di essere in seguito sempre più uniti e cooperanti, verso delle realtà aperte che non possiamo descrivere”. Queste realtà aperte, quindi, si auspicano essere scaturite dal confronto con la realtà vera, personale, umana, di ognuno di noi, quello che ad esempio potrebbe aprire uno spazio di realtà tra il Sindaco e quella coppia di due mamme che si sono viste negare l’iscrizione anagrafica del loro figlio. Ma per fare questo occorre gettare le maschere e usare la sensibilità umana, quella che il “Patrocinio”, questa Drag Queen in veste di Padre padrone , non può avere.

Francesca Palazzi Arduini.

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 1, 2017 da in biopolitiche e destra, lgbt, omofobia con tag , , .
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