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un osservatorio sulla libertà femminile

– 25 novembre: il vaso, la goccia, e noi donne di oggi.

E’ imminente la data del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e anche quest’anno sono molte le aspettative. Dalla manifestazione indetta dal coordinamento Non Una di Meno a Roma ci si aspetta una maggiore attenzione sul Piano nazionale antiviolenza per il quale le associazioni di volontariato femministe chiedono da almeno due anni una riscrittura sulla base di un profondo confronto tra istituzioni e associazioni.
Come sottolinea la Rete Di.Re, di ottanta centri antiviolenza, in Italia il rapporto della Corte dei conti del settembre 2016 ha sottolineato la pessima gestione dei fondi per l’assistenza e il sostegno alle donne vittime di violenza, ed ha messo in evidenza l’incapacità di spesa delle risorse, l’ inefficienza delle Regioni nonché il mancato esercizio di vigilanza da parte del dipartimento alle Pari Opportunità. Cosa significa? Che in Italia, nonostante le promesse, il rapporto tra Stato e centri antiviolenza è difficile.
Eppure queste risorse sono quelle che garantiscono che ogni azione decisa dalla donna che subisce violenza venga intrapresa solo con il suo consenso e che si lavori sempre per il suo vantaggio, “attraverso una modalità che consenta alla donna di parlare di sé, offrendole la possibilità di credere in se stessa, secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e del non giudizio da parte delle operatrici.” Queste parole non nascono dal niente, sono il frutto della cultura femminista.
La violenza domestica e lo stalking sono “strutturali” in società patriarcali come le nostre, per questo molte/i hanno protestato contro il cosiddetto “Codice Rosa” per il percorso di assistenza nelle strutture sanitarie, emendato in seguito alle critiche, in modo che sia la donna a decidere -se e quando- procedere alla denuncia. Teniamo conto che spesso le figure istituzionali che il Codice rosa delega non sono formate a considerare la violenza sulle donne come violenza di genere. Il Codice Rosa inoltre include le donne colpite in un contesto generico di “persone appartenenti alle fasce della popolazione cosiddette “vulnerabili” (anziani, persone con disabilità ecc.).
Eppure proprio la Convenzione di Istanbul (ratificata nel 2013 ed entrata in vigore nel 2014 in Italia) chiede ai governi di affrontare il fenomeno della violenza contro le donne in un’ottica di genere. Un modo in più per NON seguire questa raccomandazione è stata anche l’applicazione(risultato della riforma del Codice penale) della depenalizzazione di un caso di stalking: sarebbe stato possibile perseguitare una donna versando poi l’equivalente di una multa se la sentenza del GUP di Torino dell’ottobre scorso non fosse stata contestata e poi ritirata. L’Italia cioè si era GIA’ messa ai livelli del Codice penale russo, nel quale è in vigore la cosiddetta “legge del ceffone”, che ha invece depenalizzato le percosse se…“non ripetute”.
Il depotenziamento delle risorse del femminismo, quelle che tengono in piedi la solidarietà diretta tra donne, ha inoltre subito in questi anni anche attacchi diretti proprio ai centri di aggregazione : pensiamo allo sgombero nel 2016 del centro antiviolenza “Donatella Conti e Rosaria Lopez” di Roma, che lavorava dal 1997, e alla recente lettera di sfratto inviata dal Comune di Roma, oltretutto con una Sindaca donna, che ha interrotto le trattative per il comodato alla Casa internazionale delle Donne di via della Lungara a Roma, luogo storico e sede di molteplici attività sociali e di servizio alla città.
Forse per alcuni tipi di maschio il vaso della sopportazione, della pazienza, della capacità di reggere in silenzio abusi, offese, ingiustizia e persecuzioni, disparità e violenza per noi donne deve essere così grande da non traboccare mai. Anche quest’anno abbiamo circa 11 casi di stupro al giorno, quasi quattromila ogni anno.
E’ quindi la volontà di vivere in un paese civile che fa traboccare la goccia, mille gocce, quelle che scendono in piazza ma che soprattutto lavorano per rafforzare la libertà e la dignità femminile. I tempi sono cambiati.

Femminismi. Novembre 2017

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