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un osservatorio sulla libertà femminile

-Consultorio pubblico? Sorpresa!


Una riflessione sul servizio pubblico di sostegno alla sessualità responsabile a 40 anni dalla Legge 194.
Papà dice preservativo, mamma dice pillola, io dico “sorpresa!”. Lo spot pubblicitario di una nota azienda automobilistica pare voler presentare i giovani di oggi come indipendenti dai genitori e capaci di scelte “creative” pianificate.
Il problema è invece che, a distanza di 40 anni dalla promulgazione della Legge 194 del 22 maggio 1978, le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” sono ben poco applicate, ed il servizio pubblico lavora scarsamente per garantire il diritto alla pianificazione familiare, che parte innanzitutto dalla gestione consapevole della sessualità sin dall’adolescenza.
Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile” inizia così il testo della Legge, e inoltre sancisce: “l’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite”.
Ma come lavorano i consultori pubblici per garantire a tutti/e la possibilità di gestire la propria sessualità? Un’ inchiesta de L’Espresso del 6 maggio scorso evidenzia come i consultori siano tragicamente a corto di personale e privi di una progettualità che li metta, come dovrebbe essere, in grado di informare e sostenere adolescenti e giovani nel percorso di autonomia sessuale consapevole. Quest’ultima non è solo una questione di difesa dal bullismo e di sereno orientamento sessuale, è anche molto praticamente la possibilità, ad esempio, di conoscere e scegliere i metodi contraccettivi, che dovrebbero essere un servizio gratuito.
Tra i 1500 ragazzi e ragazze intervistati da L’Espresso, il 61% dice di non avere mai preso parte ad una lezione sulla sessualità, quasi la metà degli intervistati/e non sa se nella sua città esista un consultorio pubblico. Internet e Tv sembrano invece essere la fonte principale di informazione per tutti, adulti e soprattutto adolescenti.
Nel 2016 il Ministero dichiara 2.596 casi di interruzione di gravidanza tra ragazze minorenni, e questi sono solo i casi dichiarati. Eppure in Italia di consultori ne esistono 1.944, un tasso di 0,6 consultori ogni ventimila abitanti mentre dovrebbe essere quasi del doppio. Se i dati ufficiali dicono che in caso di necessità si ricorre al ginecologo privato o a quello ospedaliero, e non al consultorio, un motivo ci sarà. E intanto si stima che ci siano tra i 12 e i 15 mila aborti all’anno eseguiti fuori dalle strutture pubbliche, dei quali 3-5mila di donne straniere.
Anche il ricorso alla pillola abortiva RU486 è aumentato ma in Italia possiede molte zone d’ombra (mercato farmaceutico clandestino) che non proteggono certo diritti e salute delle donne, la prescrizione inoltre non viene sempre garantito dai medici ginecologi, tanto è vero che è in aumento l’acquisto all’estero del farmaco. Così come per l’aborto, che viene garantito solo in alcune strutture pubbliche (il 60% circa) a causa dell’alto tasso di medici obiettori, costringendo le donne all’esodo verso altre province o verso altre regioni! Anche il “boom della contraccezione d’emergenza” segnala che sono le donne a dover rimediare alla carenza di informazione e cultura contraccettiva, la “pillola dei 5 giorni dopo” è salita dalle 7,7 mila confezioni del 2012 alle 189mila del 2016… la Norlevo, detta “pillola del giorno dopo”, ha venduto nel 2016 un numero di 214.532 confezioni, rispetto al 2015 in cui ne erano state vendute in Italia 161.888.
Anche sul nostro territorio, ci chiediamo quanto siano cambiati i dati sull’attività e i punti critici dei consultori familiari pubblici rispetto al nostro incontro del 2010[1], nella quale già si segnalava la precarietà del personale, l’assenza di dati sull’attività, la non trasparenza sulla presenza dei medici obiettori nel servizio consultoriale pubblico, l’assenza di servizi specifici di mediazione culturale, la carenza di servizi destinati alle persone Lgbt.
Peccato che in questo frangente l’Ambito territoriale 6 non sappia fare altro che sostenere iniziative con i consultori privati, di matrice confessionale, iniziative[2] nella quali si dà ampio spazio ad associazioni il cui focus altro non è che la “tutela del concepito” o “l’accompagnamento del Feto terminale”, tanto che pare che ormai siano la Curia e i consultori privati la sede delle attività di riflessione, analisi e informazione del servizio pubblico. Servizio pubblico che, senza una rete cittadina che interagisce, rimane nel sistema di “sanitarizzazione” che è sterilizzazione e svuotamento di contenuti sociali.

 

Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino.

 

[1] https://femminismi.wordpress.com/2010/10/15/consultori-la-sintesi-dellincontro/

[2] Essere Madre tra Vita e sfide bioetiche, sabato 19 maggio, Centro Pastorale diocesano Fano.

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