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un osservatorio sulla libertà femminile

– L’Italia estiva… o delle “Infermità mentali” maschili?


“Pensionato impazzisce e palpeggia una donna”, “Aggressione sessuale a una mamma, arrestato insospettabile”, sono le civette della cronaca di Fano (PU) di oggi, …direste che si tratta della stessa violenza sessuale? Non parrebbe, e invece si!
L’ormai noto Il Resto del Carlino conferma la sua nomea, minimizzando l’accaduto ed addirittura commissionando una vignetta a decorare la pagina dedicata al fatto, nella quale il fanese 65enne è ritratto come un simpatico Cupido.
L’aggressione sarebbe stata effetto di un momento di pazzia, ed anzi il “pover’uomo”, beccato, dice di non sapere cosa stesse facendo. Di altro tenore il Corriere Adriatico, che, seppure tentando il colpaccio del titolo (la mamma è sempre la mamma e certo fa più effetto se qualcuno ce la tocca), precisa che “la vittima prescelta” era stata “adocchiata nel corso della giornata”, ed è stata aggredita nel momento in cui si pensava fosse da sola…alla faccia del colpo di “pazzia”. Il quotidiano precisa anche che la donna è stata aggredita pesantemente, il “palpeggiamento” è consistito in una pesante e pianificata aggressione.
Da notare come entrambi i giornali hanno evitato di denominare l’aggressore come “Fanese”, il primo descrivendolo come pensionato (in realtà il figuro ha 65 anni e quindi è lungi dal far parte di quella schiera di nonnetti angelici che vorrebbe descriverci), il secondo lo definisce “insospettabile”, attributo questo che però è spesso usato per i pedofili. Di recente è stato denunciato un caso di un sacerdote che, sorpreso in auto con una bambina, ha dichiarato “era lei a prendere l’iniziativa”…chissà se Il Resto del Carlino dedicherebbe una vignetta con alucce angeliche anche a questo prete… o le donne, in quanto maggiorenni, sono considerate preda ragionevole?
Parole vane se non riescono a ricordarci un punto fondamentale del Codice Etico per la Stampa che abbiamo da tempo proposto e caldeggiato:

“I giornalisti e le giornaliste devono in ogni modo evitare di usare l’equazione “odio uguale amore” e mai utilizzare frasi che possano giustificare in qualche maniera simbolicamente la violenza come gesto sconsiderato o addirittura “folle” e quindi non del tutto legato alla responsabilità individuale. Da evitare in senso assoluto anche il presentare la violenza sessuale, domestica, e il femminicidio come amore passionale incontrollato con frasi dal vago sapore romanzato e romantico (follia d’amore, pazzia d’amore, amore e sangue) – La violenza e l’omicidio sono i più gravi crimini che si possono compiere contro un altro essere umano donna o uomo.”

 

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 22, 2018 da in codice etico per la stampa, femminismo pesaro e urbino con tag , , , .
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