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un osservatorio sulla libertà femminile

– Rebel Network Day, Rimini, il contributo di Femminismi:


Un bel mix di femminismo, volontariato, attivismo per i diritti, al Rebel Network Day  che si è tenuto oggi, dalle 9.30 alle 18, presso il Teatro degli Atti di Rimini. Tanti interventi (hanno parlato, in ordine alfabetico, le prime 55 associazioni iscrittesi, in totale ben 140); molte presenze autorevoli e tante testimonianze su ogni tipo di differenza e di diritto. Da una frase di Simone Weil, “Non credere di avere dei diritti”, già dal 1987 in Italia il movimento femminista fece propria la riflessione  sulla dipendenzadei diritti umani e civili dall’assetto sociale. Sappiamo che sono il Patriarcato ed il Capitalismo che ancora oggi decidono delle sorti, e dei diritti, delle persone e delle popolazioni. Ci è sembrato giusto proporre tre parole sul cosa fare ma anche sul come fare, a partire dai contenuti di otto anni del nostro blog.
Questo è il sunto dell’intervento portato per Femminismi da Francesca Palazzi Arduini, come contributo a ciò che era stato chiesto, essere propositive.

“Dirò tre cose del nostro piccolo blog di provincia, femminista e libertario, che esiste da otto anni. Solo tre cose, l’ultima è la sola cosa interessante e quindi la abbiamo astutamente lasciata per ultima per mantenere la vostra attenzione 😉

Innanzitutto due parole sul perché abbiamo scelto il plurale nel nome del blog, e due parole sul concetto di Trasversalità
Il femminismo per noi non ha mai avuto la necessità di darsi una identità complessa, di darsi un programma universale come fosse una forma partito, per noi il femminismo è plurale ed ha la semplice forza del partire da sé.
Esistono come sapete tanti tipi di femminismo, trasversale all’orientamento sessuale, all’età, alla classe sociale. (…)
Soprattutto in questo momento di grandi divisioni e disorientamenti, riconosciamo l’importanza della prassi, dei gesti concreti, e della capacità di unirsi su obiettivi raggiungibili chiari, con un fattibile percorso di ottenimento.
Trasversale è qualsiasi movimento autentico, che parte cioè da bisogni radicali dell’individua e della cittadina. Lo abbiamo visto nella Resistenza, nelle battaglie per il divorzio e per la Legge 194 (della quale ricorre il trentennale), per la Legge 40,  poi in quella emblematica per l’acqua pubblica, e lo abbiamo visto nella Genova del G8…

A questo proposito, a proposito di ‘battaglie’, vorremmo sottolineare il concetto di Non violenza:
proprio allora, a Genova, noi femministe abbiamo scelto il dissenso da modalità aggressive, da marcatori del territorio, da sfida tra maschi, tutto il movimento ha poi pagato il prezzo delle provocazioni e della violenza poliziesca. C’è chi non la pensa come noi.
Per noi di Femminismi la non violenza non è stata solo una scelta di quel momento, scelta che ci ha escluse dal gioco, ma è un valore fondativo ed assoluto. In questo riconosciamo l’eredità delle suffragiste e della loro battaglia, la scelta delle Donne in nero in tutto il mondo, e la comunanza di pensiero con gli uomini non violenti, quale Aldo Capitini, fondatore del movimento non violento, e con gli obiettori di coscienza al servizio militare di tutto il mondo.
La non violenza, secondo noi e non solo, sarà il fulcro di ogni scelta politica futura dei movimenti di massa, scelta che in una società del controllo tecnologico totale e della aggressività dei mass media, pare , di nuovo, l’unica possibile per non perdere ogni volta che lo spettacolo del conflitto ha inizio.

Solidarietà
Il nostro è un piccolo blog di provincia, che da otto anni comunica soprattutto per analizzare il sessismo nei media locali e nella politica e cultura locali. Cosa possiamo dire quindi della solidarietà tra donne, della solidarietà internazionale, che sarebbe necessaria oggi?
La Conferenza internazionale di Pechino appare lontana, era il 1995. L’Agenzia per l’uguaglianza è giunta a ribadire di recente, nel 2015, gli obiettivi della piattaforma, ma quella di Pechino resta l’ultima volta di una riunione assembleare mondiale delle donne. Ora le portavoce Onu fissano al 2030 l’anno nel quale gli obiettivi di eguaglianza debbono essere raggiunti.
Ma nel frattempo? Cosa possiamo fare noi italiane ed europee?
Il fenomeno delle migrazioni, per guerra, per il clima, per il lavoro, ci porta a chiederci, come fu durante la guerra nella ex Jugoslavia “cosa fanno le donne di là da questo muro, di là da questa frontiera, di là dal mare?”.
Noi pensiamo che l’urgenza più grande, ora che in tanti stanno migrando e migrano senza flussi, senza corridoi umanitari, dall’Africa e dal Medio Oriente, sarebbe proprio una conferenza con le donne di quei paesi, organizzata anche a partire dalle nostre forze, con la forza delle associazioni, a partire da quello che si può fare e come stimolo agli organismi internazionali.
Non possiamo aspettare un’altra Pechino, soprattutto noi europee, mentre da ogni parte viviamo non solo la strage di esseri umani ma una reazione misogina totale ed un reflusso di acidità maschilista inaccettabile.
Vorremmo ascoltare le donne che migrano o che vedono i propri cari migrare a rischio della vita, vogliamo sapere di più dei governi, sentire chi è governata, chi vive la cultura, la cura, la politica in quei paesi. V orremmo, anzi abbiamo urgente bisogno, che la voce sia delle donne che non hanno ancora avuto la parola. Vorremmo una Conferenza mediterranea delle donne sulla migrazione, laica ma inclusiva, partecipata ma non partitizzata, in Italia entro il 2019.” (FPA).

 

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 8, 2018 da in biopolitiche e destra, comunicati stampa, comunicazione, migrazioni con tag , , , , .
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