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un osservatorio sulla libertà femminile

– Cos’è la solitudine.

di Nadia Agustoni.

L’arrivo del Covid19 e il lockdown che ne è seguito ci hanno portato situazioni di grande insicurezza. Da una parte la malattia diffusa e la morte dei più deboli e dall’altra la spina nel fianco dei diritti civili, o meglio della loro sospensione, unita a una insufficienza di pensiero critico, con pochissime eccezioni.

Il lockdown, un isolare che per alcune situazioni, per come sono state attuate (ad esempio il divieto di allontanarsi più di 200 metri casa) ricorda il confino degli avversari di un regime, ci ha rivelato alcune sgradevoli cose. Ci hanno imposto una sorta di stato paternalistico di polizia e abbiamo realizzato che i diritti civili e i diritti di chi lavora, sono soggetti a una discrezionalità esclusivamente in mano allo stato e alla classe padronale.

Una cosa è chiara, non tutte le vite umane hanno lo stesso valore. Infatti si è visto che le decisioni, su chi vivrà e chi no, sono in mano a qualcuno (medici, ministri, governo, governatori) che decide per noi. Anche le cure mediche e il luogo in cui somministrarle, sono prerogativa di alcune di queste autorità. La conta dei morti diventa così di una parzialità partigiana: ovvero alle cifre ufficiali mancano circa 19.000 (1) decessi, persone abbandonate nelle case per lo più. I calcoli politici di questo o quel governatore sono lampanti, ma lo stesso governo che stenta a riconoscere il diritto del cittadino maggiorenne a non subire cure quando sono accanimento terapeutico, non sembra urtato dalla prassi di non dare a tutti lo stesso diritto a vivere, come nel caso del Covid 19. In sostanza, non possiamo dire basta a cure inutili e lesive della nostra dignità, ma col coronavirus, nelle rianimazioni, qualcuno ha omesso di chiedere ai pazienti o ai loro famigliari se erano d’accordo sull’interruzione dell’ossigeno.

La schizofrenia è evidente e non c’è giusta causa che tenga o altrimenti è ben giusta causa anche quando un adulto cosciente dice basta al travaglio di cure inutili. Qui però la sua volontà non conta. Prendiamo atto che l’autodeterminazione è disconosciuta, perché ridotti a nuda vita siamo più che mai proprietà di chi esercita su di noi una potestà non richiesta o comunque siamo in loro balia, perché in assenza di un servizio sanitario capace di intervenire sul territorio in modo non disumanizzante, soccorrendo le famiglie che accudiscono i malati, si è costretti a un’attesa infinita e spesso senza alcun esito.

Le colpe sono politiche e da tempo si sono aperte ferite sul corpo delle nostre comunità, perché l’abbandono delle istanze di giustizia sociale con l’impoverimento seguito alle varie crisi degli ultimi dodici anni, ha imposto modelli che messi sotto pressione si rivelano inadeguati.

I diritti, va riconosciuto, sono sempre diritti umani e l’epidemia di Covid ha mostrato quanta disparità crea la loro mancata attuazione; inoltre i diritti umani sono anche diritti del lavoro.

Nel mondo della fabbrica, nei supermercati, nella logistica, non hanno fermato milioni di persone,  senza nemmeno fare verifiche sulla loro sicurezza. Mentre una parte del paese veniva relegata in casa, la parte bassa della piramide sociale continuava a produrre e subiva pure degli sberleffi.

Prima è stato detto che le mascherine servivano solo a chi era positivo, questo quando le mascherine non si trovavano, poi guarda caso sono divenute obbligatorie e in Lombardia lo sono state a lungo e parzialmente tutt’ora; inoltre il governatore Fontana si lamentava, alla metà di marzo, di quel 40 per cento di Lombardi che ancora si muoveva, evitando di dire, d’accordo coi suoi pari a Roma, che nessuno aveva voluto la chiusura delle fabbriche e la Lombardia ha migliaia di fabbriche e i maggiori depositi di logistica in Italia.

Facendo due conti quel 40 per cento che “ancora” si muoveva non andava a divertirsi. Aggiungiamo, che per tutto il mese di gennaio e oltre, una pubblicità televisiva del ministero della sanità ci rassicurava sulla non pericolosità del coronavirus.

In ogni caso, anche dopo la chiusura dell’intero paese abbiamo avuto almeno dodici milioni di lavoratori in deroga (2), sia in attività essenziali, sia meno essenziali. Quando il premier Conte ha detto che gli operai delle fabbriche e gli altri lavoratori della logistica, supermercati ecc. erano la struttura portante del paese, insieme a medici e infermieri, in molti hanno avuto l’impressione che si mettesse una pezza su un grosso buco, anche per non dover guardare dentro quel buco. Cosa avrebbe rivelato infatti? Un mondo di sfruttati, di subappaltati, di persone sfinite da decenni di fabbrica e di giovani spostati da un luogo all’altro per racimolare pochi soldi, giusto per vivere, non di più. (3)

La mera sopravvivenza, lavoro, casa e cibo, che tanti hanno conosciuto solo col lockdown, per milioni di persone è la realtà di una vita e per molte altre la soglia si abbassa ulteriormente. Chiediamoci allora cosa sono i diritti e per chi? E chiediamoci perché una nazione è arrivata a considerare degli optional la cultura, i libri, la vita salubre all’aria aperta, la scuola ecc. ma l’elenco completo sarebbe lungo. Infatti è qui che vediamo il risultato fallimentare delle politiche degli ultimi decenni; fallimento che il coronavirus evidenzia tutt’ora, a metà dell’emergenza, ma che non gli è imputabile, perché una grande fetta di paese questi optional se li sogna da sempre.

Se l’Italia ha reti televisive in cui in alcune trasmissioni si è data la caccia a chi portava fuori il cane o andava in montagna, addirittura si muovevano i droni, noi che facciamo? Paghiamo il canone e le tasse e stiamo zitti? Non chiediamo nemmeno i costi reali di queste assurdità?

Con costi reali intendo non solo la spesa in denaro, pur alta, qui va aggiunto ed è l’aspetto peggiore, lo sprofondo morale, etico e politico in cui tutti siamo stati trascinati, magari stando malissimo e senza riuscire in quei momenti a dire qualcosa.

Ora con tutto questo dobbiamo misurarci. Non si può rinunciare ai diritti civili e umani e al pensiero critico. Dobbiamo smettere di nasconderci davanti al mascheramento di un esperimento sociopolitico che ricorda gli incubi di Philip Dick. Bisogna riconsiderare quello che abbiamo ingoiato nell’impotenza, nella vergogna (anche nella vergogna che induce la malattia), nel disorientamento e nella solitudine.

La morte di amici e persone care deve essere un punto fermo per chiedere non l’oblio, ma la chiarezza su chi ha sbagliato, su chi ha stravolto le nostre vite dandoci informazioni di volta in volta aggiustate e contraddittorie per non dire che avevano sottovalutato o nascosto quel che sapevano. 

La loro verità sui decreti e su tutto, non ci basta. La loro retorica “degli eroi” non ci basta. Se ci basta chiediamoci cos’è la solitudine, chi siamo noi.

Note
L’articolo che appare qui era stato scritto per A rivista. Data a metà giugno ma da allora A ha cessato le pubblicazioni. Le cose di cui tratta sono proposte per una riflessione collettiva.-

1 — Il Manifesto  2/04/2020

https://ilmanifesto.it/la-regione-lombardia-ci-ha-abbandonato/

Mirko Tassinari segretario dei medici di famiglia della provincia di Bergamo così rispondeva a una domanda nell’intervista al Manifesto

Lindagine del quotidiano LEco di Bergamo sui decessi dice che i morti reali sono più del doppio di quelli ufficiali. È così?

Forse il doppio è addirittura un dato sottostimato. Ragionare sui dati delle anagrafi dei decessi è sicuramente il modo per avvicinarsi alla realtà.

Corriere della sera  21/05/2020

https://www.corriere.it/cronache/20_maggio_21/coronavirus-inps-poco-attendibili-dati-protezione-civile-morti-sono-quasi-19mila-piu-bc3bc49a-9b6c-11ea-b206-e08ec5340715.shtml

La Repubblica  21/05/2020

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/05/21/news/inps_dati_sulla_mortalita_della_protezione_civile_poco_attendibili_-257295403/?refresh_ce

2 —  Il manifesto del 14/04/2020

https://ilmanifesto.it/oltre-il-lockdown-le-aziende-lombarde-sono-gia-al-lavoro/

Il Fatto Quotidiano 25/05/2020

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/25/coronavirus-quasi-200mila-aziende-riaperte-in-deroga-durante-il-lockdown-il-558-nelle-regioni-piu-colpite-prima-la-lombardia/5782265/

PMI.IT.   20/04/2020

https://www.pmi.it/economia/lavoro/331007/coronavirus-quanti-lavoratori-vanno-in-sede.html

Open  15/04/2020

https://www.open.online/2020/04/15/coronavirus-lockdown-piu-meta-italiani-si-sposta-lavoro-burioni-no-errori-epidemia-non-sotto-controllo/

Corriere della sera  10/04/2020

https://www.corriere.it/cronache/20_aprile_10/coronavirus-80-mila-aziende-lavoro-controlli-piu-difficili-piccole-754a8d8e-7b62-11ea-afc6-fad772b88c99.shtml

3 — Quanto poco conti la vita dei proletari lo possiamo vedere da un dato riportato su alcuni quotidiani un po’ in sordina; la denuncia proviene dai sindacati e dice di 17.000 morti sul lavoro dal 2009 al 2019. Una strage.

https://ilmanifesto.it/il-lavoro-e-una-strage-17mila-morti-negli-ultimi-dieci-anni/

https://www.repubblica.it/economia/2019/10/12/news/landini_in_dieci_anni_anni_17_mila_morti_e_una_strage_-238344218/

Naturalmente la classe operaia è passata di moda da un pezzo, gli intellettuali continuano ad ignorare gli effetti del nuovo (in verità vecchio) sfruttamento dei ceti deboli. Salvo accusarli di votare in modo sbagliato per ignoranza. E se invece la presa per i fondelli di tanta sinistra che li ha usati, traditi e abbandonati avesse portato a questi effetti?

Il modo in cui l’intellighenzia di quasi tutta la sinistra pensa di avere sempre ragione è quasi, oltre che segno di semplice arroganza, un sintomo vistoso di suprematismo classista.

Il peggio è che proprio il 52 per cento delle tasse sugli stipendi applicate alla classe in produzione è la base da cui lo stato trae il denaro per pagare tutto il resto: scuole, università, ospedali ecc; ogni funzione di servizio elargita dalla stato prende i soldi da qui.

Si chieda chi sputa su questa gente se ha la coscienza a posto. Il disprezzo occulta verità scomode.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 31, 2020 da in articoli a firma con tag , , .
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