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– Pillon e la farfalla. Castrazione ed Invidia del feto nei misogini di oggi.

Rilanciamo alcuni appunti su “Pillon e la farfalla. Complesso di castrazione e invidia del feto nei reazionari misogini”.
Il testo è apparso sul numero di giugno 2019 di A rivista anarchica, contenente il dossier Verona, sul congresso dei movimenti reazionari familisti.

Dopo il tredicesimo Congresso “mondiale” della International Organization for the Family (ICF), tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo scorso, dobbiamo di nuovo chiederci quanto conti, in una società totalmente mediatizzata, il piano simbolico nella biopolitica.
L’evento, infatti, avrebbe potuto essere un semplice convegno di nicchia, una kermesse meno frequentata del congresso ungherese di ufologia, se non fosse che alcuni politici istituzionali borderline vi hanno voluto fare passerella:
presidenti di Regioni siberiane (Friuli Venezia Giulia e Veneto) sindaci di città storicamente clericali (Verona), ministri leghisti (Salvini, Bussetti e Fontana), e loro consulenti filoPutin, presenti con obiettivo bisex: sia prendere voti che sfogare le proprie velleità di artefici della razza.
Da sfilata di nobildonne devote ex “principesse al tritolo” e principi borbonici, di contorno al sangue sovranista dei convenuti, il convegno si è palesato con un 76 per cento di relatori maschi che argomentavano il loro desiderio di gestire la famiglia ed i figli, soprattutto quelli altrui.
I Paesi “culla delle civiltà” dai quali venivano questi Testimonial della Famiglia “naturale”? Moldavia, Ungheria, Brasile, Ucraina, USA, Russia, Uganda, Malawi, Serbia, Tailandia, Croazia. Per darsi una parvenza di mondialità si è dovuto raccattare anche tra i leader religiosi. Un mondo ortodosso già in scisma, e la Chiesa cattolica in forma minoritaria, presente col solo Arcivescovo di San Francisco ad una spopolata tavola rotonda tra “leader religiosi”. Sì, perché l’enciclica Humanae Vitae (1968) pare un documento rivoluzionario di fronte alle concezioni demografiche dell’ICF.
E qui non si tratta di preoccupazioni gesuitiche, come per Bergoglio che teme che nel 2024, a causa dell’età media innalzata, non ci saranno soldi per pagare le pensioni ai laici. Qui si tratta di richiesta di dominio patriarcale sul corpo femminile, attraverso la programmazione politica di una struttura familiare teorica.
Al di fuori dei cancelli, una marea di persone con bandiere magenta e rainbow, annunciate da slogan del tipo “un orgasmo vi seppellirà”, davano vita ad un Pride “transfemminista” unendo i temi LGBTQ a quelli del femminismo di ultima generazione (Non una di meno e Me Too), con significative bordate ironiche anti-famiglia. La teoria femminista, che da un po’ di tempo (secondo me) non dice nulla di radicalmente nuovo, resta quella che ha contribuito ad affermare che, per il concetto cardine di cittadinanza e per i diritti, è la persona il soggetto, e non la fantasiosa Famiglia Naturale, paradosso del “nucleo naturale” citato nella Dichiarazione dei diritti umani (1948), fraintesa volutamente dall’ICF.
Ma, sul piano simbolico e biopolitico, cosa rappresenta la “difesa dei figli” per costoro?
Si è discusso per secoli sulla realtà umana della vita post concepimento, ed altri secoli passeranno per chi non accetta di attenersi alla realtà dei fatti, al ragionevole dato che si è persone dopo il parto, una volta autonome e venute al Mondo, e che la donna ha un potere primario e non cedibile né allo Stato, né a un Avvocato né a un Dio sulla maternità, ed ha il diritto di regnare sulle proprie gravidanze.
Che in Italia, oggi, uno dei più noti portavoce della reazione misogina alla libertà ed autonomia femminile, l’avvocato Pillon porti sempre al collo un papillon, è invece un dato simbolico interessante. La farfalla non è infatti solamente un riconosciuto simbolo della sessualità femminile:
le due ali rappresentando le labbra del sesso femminile, e già Marija Gimbutas, nel suo famoso “Il linguaggio della dea”(1989) ne indicava vari esempi nel neolitico.
L’ascia bipenne delle Amazzoni, se vogliamo richiamare una geometria simile, è anch’essa simbolo di forza sessuale femminile. Per di più, l’avvocato che narcisisticamente fa il verso al suo cognome col cravattino, segnala così l’avversione alla cravatta, il più noto accessorio maschile di mascheramento della cesura, del taglio di apertura di ogni camicia.
Elemento del tutto classico del vestire maschile occidentale, nelle versioni che invece richiamano ad un mero fiocco, come per i grembiuli scolastici dei bambini, potrebbe simboleggiare la fase precedente al conflitto e/o all’accettazione del ruolo paterno, quello che la teoria freudiane indica, se irrisolto, fonte del complesso di castrazione.
Cosa può suggerire quindi Pillon col suo vestire? Da un lato il fiocco, per presentarsi nella innocenza pre-virile del bambino, ed evitare il rischio della castrazione paterna per il desiderio infantile della madre (per altri motivi poi la farfalla è anche simbolo della morte in molte culture). Dall’altro, un’ evidente barba estesa su tutta la superficie possibile del suo viso e mantenuta sempre semi-rasata. Quale è il messaggio?
Chi ha ascoltato qualcuna delle conferenze “a slide”’ di Pillon ricorderà come egli insista con appassionata enfasi sul contatto della guancia del bambino con la ruvida barba paterna, contatto che a suo dire sarebbe un momento fondamentale di percezione della differenza di genere (termine che lui non usa, ovviamente). Ciò che può ispirare il Pillon-style è forse un preoccupante dissidio tra volontà di figurarsi innocente, e quasi giocoso, e contraddizione interiore per il desiderio di impersonare colui che detta le regole, l’autorità che interpreta la realtà, il Padre.
Le battute sull’essere maschi, virili, abbondano nella sua pedagogia preconfezionata per conferenze, ma le frasi aggressive sono sempre pronunciate col sorriso sulle labbra, e certo il suo abbigliamento, se si eccettuano i pope vestiti da Belfagor con crocefissi da rapper anni ’90 del Congresso, è tra i più significativi.
Stiamo esagerando con la decifrazione? Ma che il corpo, la genetica (‘grande scoperta’ anche della Chiesa negli ultimi decenni) e la mente, e quindi l’abito, debbano essere un tutt’uno lo dice lui, mica noi!
Nelle sue conferenze uno dei crucci che esprime con più convinzione è per il pensiero di Platone, oltre a quello di Butler, entrambi rei a suo avviso di essersi permessi di disfare l’animalità innata, integrale, rigidamente orientata dal sesso dell’essere umano: Platone il principale colpevole dell’”invenzione” del dualismo corpo-mente, …e allora il cristianesimo?
Ogni essere umano per i misogini della Famiglia deve condurre la sua vita solamente e solo in base a ciò che serve per la riproduzione, ed il modo riproduttivo, che potrebbe essere vario, deve invece somigliare esclusivamente al modello stereotipato di famiglia: padre, madre, figlio maschio e figlia femmina. E vai col Diluvio.
Oltre al complesso di castrazione, risolto o irrisolto, simboleggiato dal papillon, potremmo presentare una variante dell’invidia del pene, attribuita dal povero Freud alle donne ma in realtà, e vai con Lacan, invidia simbolica… l’invidia del feto. Il più grande cruccio per l’ICF? Il detto storico millenario, per “Mater semper certa est, pater nunquam”.
E’ cosa risaputa che la stessa simbologia religiosa cattolica, dalle sottane ai copricapi, dalle cupole agli uteri battesimali, rappresenti un lungo percorso di appropriazione maschile del potere di generare. La distribuzione degli orribili gadget in plastica, piccoli “feti” costoluti ci ricordano come la patologia dell’invidia del feto possa assumere aspetti fetish.
La frase scritta sopra i pacchetti di feto, “L’aborto ferma un cuore che batte”, è a sua volta significativa dell’emotività che si vuole comunicare: il cuore viene “fermato”. Non è stato scritto “l’aborto uccide una persona”, pure se è ciò che si afferma sin nelle aule dei Parlamenti con proposte di legge sui “diritti del concepito”, cercando nuovi appigli per questa mistificazione tesa a depotenziare le donne, militarizzare le gravidanze ed assumere come dogma il pari potere tra genitori.
A proposito della parità nella differenza: sappiamo che non si può imporre ma che si crea nella realtà culturale libera delle persone. Così come i tristemente noti InCel (Celibi involontari) non sono credibili quando rivendicano di piacere alle donne, è demenziale voler imporre per legge diritti astratti tra genitori, oltretutto in un mondo in cui le donne sono ancora reificate e trattate come proprietà.
Così la difesa dei “sentimenti” e della “naturalità” tramite i feti di plastica ha marchiato invece un Congresso dalle tesi di plastica, imbastito tra farfalle e testosterone.

Francesca Palazzi Arduini.

 

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