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– Solidarietà con le donne afghane:

Il 12 agosto The Guardian pubblica un articolo della giovane giornalista Ruchi Kumar, reporter dall’Afghanistan ora rientrata in Turchia, intitolato “Più a lungo possibile”, sulla associazione di donne reporter afghane Rukhshana Media.
Questo ci ha dato la possibilità di contattare le giovani giornaliste, alla ricerca di informazioni dirette e per fare solidarietà. Grazie al social network Facebook, che certo non brilla in altre occasioni, scopriamo che è possibile avere delle incerte ma utili traduzioni dei post presenti sulla pagina di Rukhshana Media, mentre il sito web è in persiano.
Scrive Zora Nadher sul sito web di fundraising Chuffed, sul quale è stata lanciata per loro una raccolta fondi, dal Canada dove ora risiede, e nel quale esiste una forte attività di sostegno alle profughe:

“Nel mio paese, l’Afghanistan, comandano gli uomini. Governano la sfera della guerra e della politica, i media e lo spazio pubblico. Sono gli uomini afgani che decidono cosa è “degno di nota” e cosa “importa” di più in Afghanistan.
Le opinioni delle donne sono quasi sempre escluse. Lo so per esperienza. Negli ultimi sette anni ho lavorato come giornalista per vari media afgani. Spesso l’unica donna nella stanza, ho capito presto che le opinioni delle donne non vengono prese in considerazione e le nostre voci vengono regolarmente messe da parte.
Per cambiare questa situazione, nel novembre 2020, ho fondato Rukhshana Media, dal nome della donna lapidata a morte dai talebani nel 2015, per produrre notizie dal punto di vista delle donne. Da allora, Rukhshana Media ha riferito esclusivamente di questioni che riguardano le donne afghane, dal tabù delle mestruazioni, ai matrimoni precoci, alle molestie di strada e alle difficoltà economiche alla violenza e alla discriminazione di genere e cosa significa vivere come sopravvissute allo stupro.
Abbiamo riferito in tutto il paese, lavorando con una piccola squadra di cinque reporter e volontarie. Ho finanziato Rukhshana Media con i miei risparmi personali con la speranza che riceverà il sostegno dei donatori una volta che la gente vedrà quanto sia importante il nostro lavoro. Ma garantire finanziamenti per un media indipendente incentrato sulle opinioni delle donne si è dimostrato altrettanto impegnativo quanto cambiare il panorama dei media afghani dominato dagli uomini. Dopo un anno di supporto a Rukhshana Media, sono giunto alla sfortunata conclusione che non posso più sostenerlo finanziariamente. È stata una scelta difficile da fare: ora più che mai, mentre i nostri peggiori incubi si avverano, le donne afghane hanno bisogno di una piattaforma per parlare da sole. Poiché la notizia del ritorno dei talebani perseguita l’Afghanistan e le mie sorelle afgane, la sopravvivenza di Rukhshana Media dipende dal tuo aiuto.”

Alla chiamata hanno subito risposto in tant*, raccogliendo per ora una cifra grande cinque volte quella richiesta (20mila dollari), tanto che le giornaliste ora scrivono per ringraziare:
“Grazie per la solidarietà con le donne afghane e per la fiducia in Rukhshana Media
Mentre scriviamo, i talebani sono sul punto di ottenere il controllo totale dell’Afghanistan; milioni di persone sono sfollate e migliaia sono uccise e ferite nelle violenze che si sono scatenate in tutto il paese. Con le lacrime agli occhi e il cuore spezzato, scriviamo per ringraziarvi tutti per averci mostrato che non siamo soli, che la sorellanza esiste, che ci sono uomini e donne che si prendono cura di noi, che ci aiutano a superare l’oscurità, grazie a Voi.
Sappiamo che ci aspettano tempi difficili, ma con il vostro generoso sostegno, aiuteremo i nostri giornalisti a mettersi in salvo, se un posto esiste in Afghanistan.
In segno di apprezzamento per la vostra fiducia, lavoreremo di più per scoprire la situazione delle donne afghane in tutto il paese. Stiamo pianificando di lanciare il nostro sito web in inglese ed espandere il nostro team in modo che i nostri sostenitori possano vedere che il loro supporto non è stato vano.

Ancora una volta grazie Zahra Joya e Zahra Nader

  • Siamo sicure che, grazie ai canali internazionali di solidarietà, presto riceveremo notizie anche dalla rete delle donne antimilitariste e pacifiste di tutto il mondo, e in special modo da Kurdistan e Turchia, anche se il sito delle Rawa (Revolutionary Women of the Women of Afghanistan) non risulta invece aggiornato da molto tempo.
    Nel frattempo continua a essere virale l’hashtag #sanctionpakistan
    Notizie dalle RAWA giungono invece dal Coordinamento CISDA di sostegno alle donne afghane, sul cui sito si possono trovare informazioni aggiornate sulla situazione e si può contribuire con donazioni per l’attività.


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Questa voce è stata pubblicata il agosto 15, 2021 da in antimilitarismo, comunicazione, internazionale, islam e femminismo con tag , , , .
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