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un osservatorio sulla libertà femminile

– Sii come Billa e Bulla, immunodotate

Pubblichiamo in anteprima uno dei reportage italiani di Samantha MacAuliffe:

Mi chiamo Samantha MacAuliffe, sono redattrice capo della rivista “Guerrilla Knitting” di Edimburgo. Durante le mie vacanze in Italia nell’agosto 2023 e devo dire, del tutto casualmente, ho avuto modo di incontrare due femministe italiane nel loro ambiente naturale e davanti a una tazza di whisky abbiamo parlato approfonditamente del periodo post pandemico e della guerra civile tra le due fazioni pro e contro il vaccino che ha portato come conseguenza un aumento dei morti per altre patologie.
Per riservatezza, le chiamerò con due nomi di fantasia.

Billa è poetessa, filosofa e contadina, sa rilegare almanacchi astrologici e conosce a fondo l’economia domestica, non tollera che vengano utilizzate posate di acciaio per mangiare la pasta avanzata nella padella, e non le piacciono i sandali di Bulla perché lasciano scoperti i piedi.

Bulla è pittrice, scrittrice, cartomante con l’hobby degli scherzi telefonici, venta (errata coggice: vanta) un intero archivio di cassette realizzate negli anni novanta del secolo scorso con l’ausilio della segreteria telefonica, e lamenta l’impossibilità di cazzeggiare per colpa del controllo digitale.

Billa ha deciso molti anni fa di acquistare una casa in campagna, in un villaggio appenninico immerso in un bosco incantevole. Pratica la permacultura e sostiene la biodiversità. Sogna di allestire un bed and breakfast per il turismo di prossimità, ma essendo un po’ misantropa non si impegna troppo in tale progetto e preferisce disegnare pollai con galline diplomate.

Anche Bulla ha acquistato una casa, in un borgo medievale incorniciato da dolci colline, trascorre le giornate in solitudine maledicendo i suoi ex, con l’unica compagnia di qualche postino e mille uccelli migratori. 

Pur vivendo isolate, emarginate dal tessuto sociale, le nostre amiche accettarono di farsi vaccinare con dieci dosi.

Fin qui nulla di rimarchevole, se non fosse per un episodio inquietante capitato a Billa, che un giorno si presentò dalla sua dermatologa con un paio di corna come nei quadri di Frida Kahlo mentre Bulla esasperata dal bruciore utilizzò la vulva come un enorme salvagente per galleggiare in piscina.

Tali trasformazioni temporanee (forse alcune centinaia di migliaia e tutte diverse le une dalle altre) imbarazzanti perciò destabilizzanti e quindi impossibili da gestire senza l’intervento altrui, costrinsero in quel momento chi viveva in solitudine a uscire allo scoperto.
I timidi e le timide, gli intolleranti e le intolleranti, gli affetti e le affette da idiosincrasie per eccesso di sensibilità dovettero fare i conti coi propri limiti per aprirsi verso il mondo.
Non fu che l’inizio di un grande movimento di incontri poi di iniziative sociali che coinvolse moltissime persone già forti e indipendenti in particolare donne con sistemi immunitari particolarmente vivaci.
Billa e Bulla fondarono una casa di non riposo per anarchiche combattenti.

Patrizia “Pralina” Diamante

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