Archive for the ‘violenza e femminicidio’ Category

Women shout slogans and hold up a placard that reads "Against Sexism - Against Racism" as they march through the main railway station of Cologne, Germany, January 5, 2016. About 90 women have reported being robbed, threatened or sexually molested at the New Year's celebrations outside Cologne's cathedral by young, mostly drunk, men, police said on Tuesday. REUTERS/Wolfgang Rattay - RTX215NV

‘Una modesta proposta di una giovane donna per risolvere gli allarmanti problemi legati alla presenza straniera in Italia.’
Così si intitolava il breve saggio pubblicato dalla nostra casa editrice di autoproduzioni Antelitteram nel 1998.
L’autrice, che qui non cito perché non ho ancora avuto l’occasione di sapere se questa proposta, alla luce delle sue ricerche e del passare del tempo, è ancora secondo lei valida, è una sociologa italiana nota per aver seguito anche le problematiche del femminicidio, dello sfruttamento della prostituzione, ed averne ben scritto.
In questa proposta si affrontava il problema della libertà femminile alla luce dell’immigrazione in Italia di maschi dal bagaglio culturale fortemente patriarcale. il saggio iniziava, alla maniera di Johnatan Swift, raccontando del viaggio da lei fatto in Tunisia, ospitata da un giovane e dalla sua famiglia. La scrittrice aveva notato quanto fosse assolutamente scontato per lui, nonostante vari anni passati in Italia per lavoro, trattare la madre e le sorelle come serve.
Tornata in Italia, l’accoglie nella sua città la notizia di uno stupro effettuato da due giovani rumeni contro una ragazza italiana, Scrive: “Stupita da tanta prontezza nel riportare la notizia di uno stupro ai danni di una persona del mio stesso genere, avvenimento pluriquotidiano per il quale non vi è certo necessità d’importazione di manodopera, decisi di mettermi alla ricerca di lumi nell’inusitata faccenda.
Già dalle cronache e dai commenti pubblicati sui giornali arretrati potei rendermi conto che l’oltraggio subito dall’infelice giovane aveva a che fare ben poco con la presa di coscienza della generale ostilità verso le donne da parte degli uomini, per i quali l’espressione di una volontà femminile contraria alla propria rappresenta nulla più che un alito di vento…”.
Continuando a raffrontare il regime patriarcale cui sono sottoposte le donne in alcuni paesi, in specie quello che aveva di recente visitato, rapportandolo con l’abitudine di molti uomini immigrati di molestare per la strada qualsiasi donna essi vedano essere sola, scrive: ” A tale comportamento tipicamente magrebino fa da singolare contrasto la totale riservatezza delle donne provenienti dalla medesima regione, le quali sfoggiano lunghe tuniche dentro le quali sembrano nascondersi, e veli di sobri colori, a volte collocati in modo da tappare loro la bocca. Tuttavia, per moderare tali tristi osservazioni, non posso non ammettere che alle nostre latitudini non è stata affatto riprodotta la geniale invenzione dei tunisini, che fanno reggere alle loro donne i lembi del velo in mezzo ai denti, per essere più certi, non potendogliela cucire, che tengano la bocca ben chiusa”.
La sociologa prosegue facendo una analisi delle differenze di classe e condizione sociale tra uomini immigrati e uomini originari, cita la convinzione che le donne siano state create da Allah “più generose” degli uomini, e che quindi a loro non dispiaccia mangiare in piedi, o a parte, mentre servono i maschi della loro famiglia. Certo questa convinzione fa parte della cultura patriarcale di ogni paese mediterraneo e non, ed è ancora bagaglio dei maschi di molti Paesi che anzi la dissumulano per convenienza sapendo di essere in minoranza, e la perdono o la smussano solo dopo generazioni di vita all’estero.
Ciò provoca i “fenomeni” che abbiamo con orrore osservato a Colonia, Amburgo e Stoccarda a Capodanno, espressione di massa di ciò che possiamo incontrare purtroppo in ogni strada o vicolo delle nostre città, quando ci capita di essere tampinate, molestate, insultate e aggredite da maschi che ritengono in quel momento di avere il controllo di quel lembo di territorio, spesso visibilmente incazzati perché abbiamo forse in tasca più soldi di loro.
Alla sgradevole sensazione, praticamente un fatto, di stare pericolosamente sottovalutando il pericolo di avere di nuovo bisogno di “tutori”, sia pure del cosiddetto ordine, e di avere tenuto poco conto della profonda ostilità verso le donne dimostrata dalle enclaves e comunità maschili “ricostruite” nelle nostre città (testimoniata del resto da tanti episodi, dai matrimoni forzati, dagli omicidi in famiglia ecc.), la studiosa porta sollievo con una illuminante proposta:
“Memore delle gravi ingiurie subite dal mio sesso e convinta della necessità di un pronto risarcimento, ora, in tutta modestia come si conviene al genere femminile, vorrei avanzare questa semplice proposta: che le frontiere vengano gioiosamente aperte a tutte le donne che desiderano venire a vivere sulla nostra terra, e nel contempo le si lasci inesorabilmente chiuse a tutti gli uomini del Terzo mondo e dell’Europa dell’est, spiritualmente troppo oppressi da una falsa visione dei rapporti tra i due sessi.
E dopo una parentesi sulla salvaguardia dei diritti umani continua:
“Per quanto riguarda le persone straniere che migrano in cerca di un lavoro, il principio di porosità femminile e impermeabilità maschile sia seguito con il massimo rigore”.
Difendendosi poi dalle accuse di razzismo: “le donne di qualunque nazionalità siano le benvenute”, passa poi a elencare i vantaggi di questa proposta: nei paesi in via di sviluppo, a causa dell’assenza di tante donne, calerà la crescita demografica troppo veloce per quei mezzi, bambini figli di immigrate continueranno invece a crescere al nord, ma i reati  diminuiranno , poiché come si sa” le statistiche di tutto il mondo vedono il pressoché totale monopolio da parte dei maschi di ogni tipo di violazione della legge”.
Inoltre il lavoro femminile delle immigrate nelle fabbriche e nei cantieri, prima destinato ai maschi, stimolerà una attenzione anche delle donne originarie a professioni prima solo maschili. Avremo quindi il piacere di vedere la donna filippina non più semplice cameriera ma operaia metalmeccanica, e la donna italiana idraulica.
Oltre a ciò si avrebbe uno sviluppo e uno scambio maggiore di culture, essendo notoriamente le donne di paesi non industrializzati le portatrici di saperi del corpo : “…la cura di sé, i massaggi reciprocamente offerti, la pratica di frequentare l’hammam o bagno turco…”.
La visione del mondo di queste donne, e la possibilità di maneggiare liberamente denaro senza il controllo o lo sfruttamento di padri, mariti o magnaccia, libererebbe la loro visione del mondo a nuove sperimentazioni. La modesta proposta quindi, a dire della esimia sociologa permetterebbe “il riequilibrio tra le risorse che questi paesi non certo ricchi possono investire nell’istruzione e il ritorno che i medesimi si possono attendere in termini di competenze e di capacità per la prosperità della nazione”.
Così infatti si eviterà che un uomo che nel suo paese ha avuto il privilegio, contrariamente alle sue sorelle, di laurearsi, debba fare il cameriere a vita, mentre si permetterà alle sue sorelle di terminare gli studi. Egualmente i maschi, lasciati nel loro paese, saranno costretti a imparare a occuparsi delle faccende domestiche, e si farà in modo che si rendano in questo consci del ruolo in cui avevano relegato in esclusiva le donne.
La sociologa termina augurandosi che, alla fine di questa esperienza di residenza e lavoro all’estero, sia le donne dei paesi dell’est che quelle mediorientali, africane o sudamericane, possano se mai decideranno di tornare (essendo spesso meno colte da nostalgia dei maschi), “essere accolte come regine”, e non come ora accade spesso, come semplici portatrici di stipendio.

Francesca Palazzi Arduini.

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Riportiamo qui il testo dell’emendamento a firma PD presentato alla Legge di stabilità in discussione e segnalato da un comunicato di tante donne che denunciano il pericolo che se approvato questo intrappoli le donne in un percorso obbligato e pericolosamente burocratico (vedi il riferimento all’intervento della polizia e alle Procure).
Proposta emendativa pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 06/12/2015 .

39.15.

Dopo il comma 451 aggiungere i seguenti:
451-bis. In attuazione dei principi e criteri direttivi di cui alla Direttiva europea 29/2012/UE del 25 ottobre 2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, nonché in attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, Convenzione di Istanbul, è istituito un nuovo codice di accesso alle strutture ospedaliere di pronto soccorso denominato «Codice Rosa», con la finalità di tutelare le persone appartenenti alle fasce della popolazione cosiddette «vulnerabili» che, nell’ambito delle relazioni affettive o di fiducia, più facilmente possono essere psicologicamente dipendenti e per questo vittime della altrui violenza, con particolare riferimento alte vittime di violenza sessuale, maltrattamenti o stalking.
451-ter. Con decreto del Ministro della giustizia di concerto e del Ministero della salute con il Ministro dell’interno, d’intesa con la Conferenza Stato Regioni, tenuto conto anche delle esperienze locali già operative, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono definite a livello nazionale linee guida volte a rendere operativo il nuovo «Codice rosa» secondo le seguenti finalità:
a) prevedere l’istituzione di un Gruppo multidisciplinare coordinato tra le Procure della Repubblica, le Regioni e le Aziende sanitarie locali (ASL), finalizzato a fornire assistenza giudiziaria e sanitaria riguardo ad ogni possibile aspetto legato alla violenza o all’abuso sui soggetti di cui al comma precedente, costituito da magistrati e rappresentanti della polizia giudiziaria, da personale sanitario dipendente delle ASL, volontario o individuato dal Direttore Sanitario da un magistrato nominato dal Procuratore Capo e da un sanitario nominato dal Direttore generale della ASL, Gruppo che può essere supportato da altre figure professionali, ivi comprese quelle di ambito socio-amministrativo e rappresentanti del volontariato ed associazionismo;
b) prevedere l’istituzione di un Coordinamento nazionale dei Gruppi da parte del Ministro della giustizia e del Ministro della salute allo scopo di delineare, sulla base delle esperienze pregresse nazionali ed estere, le linee guida nazionali per la definizione delle modalità di formazione del personale e delle procedure da seguire durante l’iter del Percorso Rosa;
c) prevedere l’istituzione presso i Pronto Soccorso e i DEA di 1o e 2o livello di un percorso, denominato Percorso Rosa, da attivare in seguito all’assegnazione del cosiddetto Codice Rosa in fase di accettazione sanitaria, nonché quella di un Gruppo multidisciplinare formato da figure professionali sociosanitarie e appartenenti alle forze dell’ordine, nonché da rappresentanti del volontariato e dell’associazionismo, con funzioni di presa in carico della vittima in seguito all’assegnazione del «Codice rosa».

Giuliani Fabrizia, Verini Walter, Ferranti Donatella, Ermini David, Tartaglione Assunta, Bazoli Alfredo, Amoddio Sofia, Mattiello Davide, Zan Alessandro, Campana Micaela, Guerini Giuseppe, Morani Alessia, Rostan Michela, Pini Giuditta, Bianchi Dorina, Bonaccorsi Lorenza, Braga Chiara, Capozzolo Sabrina, Coccia Laura, Covello Stefania, Epifani Ettore,Guglielmo, Famiglietti Luigi, Gribaudo Chiara, Iannuzzi Tino, Minnucci Emiliano, Mura Romina, Paris Valentina, Pes CaterinaRotta Alessia, Sbrollini Daniela, Scuvera Chiara, Tidei Marietta, Tinagli Irene, Locatelli PiaElda, Galgano Adriana, Milanato Lorena, Polverini Renata, Fabbri
Marilena, Cominelli Miriam, Manzi Irene, Carocci Mara, Cimbro Eleonora, Albanella Luisella, Maestri, Scuvera Chiara, Porta Fabio.

femminicidio
Si è tenuto ieri ad Ancona l’incontro-dibattito organizzato dal Forum cittadino delle donne in occasione della Giornata contro la violenza alle donne. Presenti Emma Capogrossi, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ancona, Monia Andreani, Università di Urbino, che ha parlato di “Donne e diritti Umani” e della realtà sostanziale dei diritti umani delle donne nel nostro paese facendo riferimento sia ai ruoli di genere che alla difesa dei diritti di donne di altre culture con interessanti esempi , Laura Catena Avvocato Donne & Giustizia che è intervenuta su  “La realtà della violenza nel territorio: azioni e bisogni del centro antiviolenza di Ancona”. Pina Ferraro, Consigliera di Parità per la Provincia di Ancona su “Discriminazione di genere: azioni di contrasto e organismi di tutela”, moderatrice Laura Pergolesi, Presidente del FORUM Cittadino delle Donne.
Noi di Femminismi siamo andate ad ascoltare ed abbiamo ricevuto conferma, purtroppo, del finanziamento regionale ai Centri antiviolenza e alla Case di accoglienza: neanche centomila euro all’anno in tutta la Regione, cosa che fa sì che i centri vadano avanti solo perché alcune Onlus e cooperative mettono a disposizione una quantità enorme di lavoro completamente non retribuito.
Per chi volesse consultare i documenti discussi, linkiamo qui sia l’ultima ricerca sull’attività dei  5 Cav marchigiani  (2013) redatta dall’Osservatorio regionale delle politiche sociali: Osservazioni_8  che l’ultima delibera 2014 che stanzia per tutti e cinque i centri poco più di 97mila euro, per l’attività di centro e case di accoglienza si sarebbero dovuti aggiungere soldi dall’intesa Stato-Regioni, dei quali non è stata data notizia. DGR1022_14

Infine tutte sono state concordi nell’indicare il pericolo che il denaro speso in spot pubblicitari sull’argomento sia sproporzionato rispetto alla realtà del sostegno ai servizi offerti alle donne che chiedono aiuto e che il lavoro sa svolgere anche per il futuro richieda una maggiore attenzione da parte della politica e delle istituzioni, non solo a parole.

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FANO. Il Comune di Fano – Assessorato alle Pari Opportunità , Provincia di Pesaro-Urbino , Centro Antiviolenza Parla con Noi e l’Associazione NONDASOLA organizzano, con la Compagnia teatrale i FANIGIULESI, lo spettacolo teatrale di sensibilizzazione sul tema della violenza rivolto agli studenti degli Istituti Superiori di Fano. Lo spettacolo, intitolato Non ci resta che ridere… amaramente è tratto da “Ferite a Morte” di Serena Dandini e rappresenta un’occasione per far riflettere sui numerosi aspetti riguardanti la violenza nei confronti delle donne e ha lo scopo di creare nei ragazzi e nelle ragazze coinvolti\e una maggiore consapevolezza e una coscienza critica rispetto al fenomeno della violenza. La rappresentazione si terrà il 25 novembre 2015 nell’ambito della giornata internazionale contro la violenza sulle donne nella Sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano, P.zza XX Settembre alle ore 10,30.
Il 25 Novembre alle ore 18,30 è stato convocato un Consiglio Comunale monotematico sul tema.
Appuntamento dedicato a Valeria Solesin, il 26 novembre ore 21:15 al Cinema Politeama  si concentrerà sul tema dell’occupazione femminile, sul mobbing soprattutto in merito alla maternità e alla scarsa natalità in Italia, uno dei paesi al mondo con il più basso tasso di nascite.  Sarà proiettato il documentario “Uno virgola due” di Silvia Ferrari a cui (ingresso euro 3) seguirà il dibattito alla presenza della Consigliera di parità effettiva della Regione Marche Paola Petrucci che farà un quadro sia della legislazione sia dei dati numerici in merito, mettendosi a disposizione per rispondere a domande e dare indicazioni. (…).
PESARO. ” Sono 116 le donne che si sono rivolte nel 2014 al centro antiviolenza di Pesaro, di cui 83 per violenza psicologica, 75 fisica, 19 sessuale, ma non sono mancati casi di violenza economica, stalking, violenza e abusi nell’infanzia. Autori risultano soprattutto mariti, familiari/parenti, ex mariti e conviventi a conferma del fatto che spesso sono le persone più vicine ad abusare delle donne;  Alle donne che subiscono violenza vogliamo dire che NON SEI SOLA! e che puoi sottrarti parlandone e rivolgendosi al servizio Centro Antiviolenza di Pesaro 0721 639014 o al numero verde nazionale 1522;   Chiediamo a tutte/i di prendere posizione, perché la violenza contro le donne è un reato; perché non faccia più parte della cultura maschile e perché è una violazione dei diritti umani;
I Quartieri Muraglia, Porto/Soria, Villa San Martino e Pantano/Santa Veneranda invitano la cittadinanza a non restare indifferenti e costruire un percorso di sensibilizzazione insieme.”  Mostra fotografica itinerante “M’ama non M’ama”: La violenza se la riconosci la puoi evitare. A cura dell’associazione giovanile AltAttenzione e UDI Pesaro: (Ingresso libero) presso laBiblioteca comunale Baia Flaminia, Piazza Europa. Dal 25 novembre al 2 dicembre 2015 Per vedere gli orari e gli spostamenti della mostra e il calendario dei presidi organizzati nei quartieri: Volantino_Quartieri_25_Novembre

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Dopo l’omicidio di Sant’Angelo in Vado, un copione tribale svolto al cellulare, molti si sono detti: si è trattato di un raro caso di brutto intreccio tra problemi caratteriali e residui culturali… . Accendiamo allora la TV; The Mentalist, serie televisiva “in” che esalta la i collegamento logici. Battuta del protagonista di fronte a un tentato omicidio: “Le donne amano chi uccide per loro”. Passiamo allora ai programmi all’ora di cena. “Tre mogli per un papà”, recentissimo sceneggiato pseudo comico made in Usa che narra la storia di tre cretine che si contendono nel tempo e simultaneamente l’attenzione di un ricco avvocato, dall’aspetto anche insignificante. Tutto un susseguirsi di trovate anticonformiste per la storia più maschiocentrica che esiste. A seguire? mini fiction con la sceneggiatura di Ivan Cotroneo, gay-esperto in questioni familiari, sulla Mamma imperfetta, una serie di situazioni sopra le righe che si alternano a dimostrare che essere una madre che lavora, esaurita e spallata, si può, basta avere il sorriso sulle labbra e una connessione internet.
A seguire, Un posto al sole: sceneggiato storico di Rai Tre, apoteosi di conformismo, ora con personaggio gay. Qui gli adolescenti devianti vengono rapidamente puniti, la fiction è fortemente pedagogica, stile lato pacifista del PD. Ma basta ricambiare canale e si cade nelle pubblicità più ricche di glutei che possiate incontrare, quelle delle pay tv e delle tv satellitari, tutte impegnate a presentare i campionati di calcio come fossero parate militari, con musiche da armageddon, trombe, piani sequenza stile imperiale, e le tecno-cam ormai ficcate dappertutto, anche nei cessi, per trasformare gli eroi calciatori in calcio-attori quasi non ci avesse pensato già il calcio-mercato. Più maschile e maschilista che mai.
Di fronte a questi scenari, che includono anche tutti gli sceneggiati fantasy-storici con re, guerrieri e donnicciole… non ci stupiamo poi di vedere ragazzine in spiaggia che trascinano per i capelli le loro rivali, l’immaginario è addirittura più ricco di prima in quanto a tribalità, perché ha recuperato anche quel “primitivismo patriarcale” che mancava negli anni ’70 e ’80, più orientati semmai all scelta tra militarismo-eroico e pacifismo… Avete altri esempi da fare?

FPA.

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L’omicidio di un giovane di 17 anni di Sant’Angelo in Vado, che ha sconvolto le Marche, ci butta in faccia con uno doloroso schiaffo tutto l’orrore di una cultura maschile violenta nei confronti della libertà delle donne e della libertà delle relazioni, già tra minorenni.
Un ragazzo è stato ucciso in modo tremendo, come se avesse fatto uno sgarbo, qualcosa di simbolicamente grave e da punire in modo eclatante con una messinscena da clan mafioso, e il movente sembra essere solo quello di una banale gelosia tra ragazzi. La gelosia di un giovane per una ragazza che riteneva di sua proprietà e che temeva avesse un flirt con un altro ragazzo.
Se le notizie di queste ore sono confermate stiamo parlando di ragazzi che si conoscevano bene e che avevano più o meno la stessa età. Il fatto che gli imputati, già tradotti in carcere, siano albanesi di origine, non dice nulla di più se non rimandare una modalità culturalmente situata di gestire una violenza, che però è una violenza culturale comune a tutte le culture patriarcali, quella per cui una donna è una proprietà e se si comporta diversamente dal rimanere in silenzio e mostrare di gradire di essere proprietà di qualcuno viene stuprata, o uccisa, o si uccide il rivale.
Non facciamo ancora abbastanza per dare strumenti ai maschi giovani per vivere la loro mascolinità come occasione per promuovere amore e rispetto, libertà per sé e per gli altri dagli stereotipi della virilità violenta, un mostro culturale che uccide e che è segno di enorme debolezza personale e culturale nella nostra società.

Quello che è successo, il modo, il luogo, la vita spezzata di un minorenne, ci dicono che l’odio e la violenza hanno ancora oggi troppe giustificazioni culturali nella nostra società, non altrove, non è necessario, infatti, andare a cercarle lontano. Solo nel modo possiamo trovare una specificità . Questo delitto non è l’uccisione di una persona che improvvisamente si trova a sfogare la sua violenza, sembra qualcosa di costruito come una punizione. Uno dei più tremendi e nascosti reati ancora presenti nelle culture patriarcali al di là dell’Adriatico e in tutto il Medio Oriente è il delitto d’onore. Si obbliga una ragazza della famiglia a uccidersi o un fratello a uccidere la sorella o la cugina perché è stata disonorata (perché frequenta o ha relazioni sessuali o semplicemente ha disobbedito alle regole ferree di condotta decise per lei dalla famiglia). In questo caso la figlia è una proprietà di cui preservare la verginità simbolicamente, e altrettanto simbolicamente “vendere” alla famiglia designata come degna di acquisirla.
Questo delitto può essere associato a retaggi dell’immaginario violento di cui siamo tutti ormai ancora troppo inconsapevolmente fruitori: legare una persona mani e piedi con nastro adesivo e poi tagliargli la gola da dietro è un modo di uccidere che ha reso mediatica la morte terroristica da parte del cosiddetto Califfato Islamico (o ISIS) nelle sue rappresentazioni teatrali dell’orrore che girano in modo virale in tv e in rete.
In tanta ferocia e in tanta codardia c’è anche tanta responsabilità della nostra società che oltre a non prendersi cura della crescita emotiva e relazionale dei maschi giovani e a lasciarli nel pantano di una maschilità di riferimento violenta e perdente sotto tutti i punti di vista, si compiace di non censurare la pornografica sovrabbondanza di immagini da macelleria che i giovani vivono nel mondo virtuale, protagonisti di una “modernità” che in realtà ancora nasconde una mentalità tribale. Come ha fatto notare uno degli inquirenti: “Al momento è come avessero ucciso un personaggio di un videogioco”.
Femminismi, https://femminismi.wordpress.com

nb: Da alcune ore la stampa diffonde alcune dichiarazioni della ragazza dell’omicida: “ha ucciso per amore”, “è il mio uomo”, “lo aspetterò sino alla fine”, che mostrano come anche i più giovani possano essere portatori di una cultura ferocemente patriarcale e giocare copioni da delittto d’onore, in cui la donna diventa complice di decisioni prese senza di lei.

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Ancona, 22 gennaio ore 9. Giudizio di secondo grado per il processo di Lucia Annibali, quello che noi di Femminismi abbiamo voluto chiamare “processo Varani” per dare ai fatti il giusto nome, quello dei colpevoli.  L’UDI lancia la presenza davanti all’aula come fatto in primo grado per ribadire solidarietà a Lucia. Ricordate le prime udienze, e la presenza di tutte noi di fronte al Tribunale di Pesaro? Grazie alle donne dell’Udi questa presenza c’è stata sempre, durante le lunghe ore del processo di primo grado, ed ecco  l’appello ad essere ancora presenti: “In questi lunghi mesi trascorsi abbiamo visto allungarsi la lista dei femminicidi e non abbiamo più parole per descrivere l’orrore di quelle storie. Ma non vogliamo abituarci all’idea che succede e quindi è normale. Lucia con la sua tenacia e la sua forza di reagire è oggi una persona nuova, la sua stessa esistenza rappresenta simbolicamente una risposta al femminicidio come lei stessa dice IO CI SONO e con lei anche noi.” Fb: io sto con lucia

Home Life Domestic Women Showing housewife working in the home

Ancora una volta con grande dolore dobbiamo riprendere questo tema.
Marche, 9 dicembre 2014- A Numana un uomo uccide la ex e il figlio – nessuno si era accorto che era violento (?). Da mesi infarciva Facebook di messaggi e foto fasciste, violente e omofobe e non faceva altro che sfogarsi. Dove sono i suoi amici? Conoscenti? Colleghi di lavoro? La sua famiglia di origine? Chi era questo assassino che aveva “regolarmente”il porto d’armi? La donna con cui aveva avuto un figlio lo aveva lasciato e lui “non si rassegnava”.

Basta! Non ne possiamo più di questi ‘moventi’!

Possiamo ipotizzare che lei, rumena di origine, fosse stata trattata con poca attenzione dalle persone a cui avrà pure confidato che aveva paura? Lui era un “bravo ragazzo” lei “rumena”, ma lui ha ucciso lei, una ragazza di 28 anni, e suo figlio, il bambino di 5 che lui diceva di amare, a colpi di pistola entrando in casa come un killer professionista. Scrivono i giornali: ” La donna, temendo il peggio ha telefonato alla centrale del 112 per chiedere aiuto. I carabinieri l’hanno rassicurata sull’invio di una pattuglia consigliandole di non aprire la porta.” Ma lei ha aperto. Perché? Forse l’ha minacciata e lei voleva farlo ragionare …

Quanto tempo è trascorso dalla telefonata in cui lui si annunciava a lei, dalla telefonata di lei ai carabinieri e dall’arrivo della pattuglia? Il tempo dell’omicidio-suicidio. E se lo avessero preso con la pistola in tasca cosa sarebbe successo? Lui comunque aveva il porto d’armi … Qualche giorno di attenzione, una denuncia e poi di nuovo libero, oppure una sparatoria con i carabinieri… Il potenziamento degli strumenti di controllo per questo tipo di reati è importante, come è importante che la Regione Marche finanzi con soldi pubblici case protette e centri antiviolenza, ma non è sufficiente il ricorso alla polizia o alle istituzioni, è la rete sociale che deve attivarsi per portare alle istituzioni le donne che vivono situazioni di violenza: economica, psicologica, fisica, assistita (verso i figli). Chi sa di una sofferenza o di un disagio deve prendere la parola con la persona che vive la situazione e cercare di aiutarla e di metterla in una rete. La rete sociale può aiutare a spezzare la violenza ai primi stadi, il silenzio e la paura di entrare nelle cose della famiglia, quello è pericoloso, sempre.

San Filippo sul Cesano (Mondavio) un uomo di mestiere imprenditore (in crisi) con la moglie e il figlio di 9 anni, uccide lei, casalinga, a bastonate in testa. Un uomo mite che diventa violento? La crisi che lo ha esasperato? Ma chi ci crede? Chi aveva mai avuto il coraggio di capire queste persone? Di chiedere a questa donna di 40 anni come viveva in quella casa separata con l’ex marito? Chi si prenderà cura di un bambino orfano a 9 anni?

Siamo stanche di questo silenzio pesante che incombe dopo atti omicidi di questo tipo … ma non è un silenzio che giudica e che riflette … è un silenzio imbarazzato come di fronte a fatti ineluttabili. Invece è di questo silenzio che muoiono le donne, di questa ipocrisia tutta italiana e anche marchigiana in cui meglio non dire, meglio non vedere, e usare tante, troppe precauzioni prima di intervenire nella vita delle famiglie.

L’ipocrisia uccide sia in caso di mafia, sia in caso di violenza contro le donne.

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino.

figlie dell'epoca spettacolo

Iniziative per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne a Fano e Pesaro.
A Fano MARTEDI’ 25 NOVEMBRE ALLE 18,30 SIT IN con le donne in nero di Fano ai GIARDINETTI AMIANI  di fronte alla MEDIATECA MONTANARI verrà distribuito il volantino con l’ultima lettera di Reyhaneh Jabbari impiccata a Teheran il 25 ottobre scorso. volantino DIN 25 novembre
In serata, alle 20.15 presso il  chiostro del Teatro della fortuna, nell’ambito della rassegna di film, arte e dibattiti organizzata come ogni anno da LiberaMente, performance di danza cui farà seguito la proiezione del film “Un giorno perfetto” di F. Ozpetek ed un dibattito con la esperta di violenza di genere Ilaria Vichi, vedi programma: Libera.mente_CA spettacoli 23nov2014
Giovedì 27 presso la Sala della Concordia alle 17.30 anteprima dello spettacolo di Roberta Biagiarelli “Figlie dell’epoca. Storia di (alcune) donne della Grande Guerra. Intervengono Marina Bargnesi, Roberta Biagiarelli, Monia Andreani, Mounya Allali, Simona Ricci, Frida Neri.
A Pesaro, 25 novembre, piazza del Popolo, presidio e simposio con microfono aperto a tutte, al mattino dalle 10 alle 12.30, pomeriggio dalle 15 alle 17.30. Organizza l’Udi, Unione donne italiane.

 

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Scrivo questa nota personalissima sul blog, nota che riguarda un aspetto del tutto marginale della vicenda Varani (la chiamo così perché mi pare giusto chiamare col nome dei colpevoli i processi). Lucia Annibali ha ricevuto la proposta dal PD di candidarsi alle prossime elezioni. Il senso del fuori luogo mi è venuto ieri, quando ho ascoltato le parole del presidente della Provincia Ricci, renziano di latta, che non mi risulta si sia mai proposto, come neanche il Comune (anch’esso con un Sindaco PD), di far costituire il proprio Ente come parte civile al processo, per significare simbolicamente ma concretamente il sostegno della cittadinanza a Lucia Annibali. Invece ieri sera la sua più che scontata nota per la stampa: “La città si stringe tutta attorno a Lucia…”.
In questi giorni ho visto amici e famiglia stringersi attorno a Lucia Annibali, e le donne della Unione Donne Italiane di Pesaro che sono state sempre presenti di fronte all’Aula del Tribunale per significare il sostegno morale ed emotivo, donne di grande intelligenza e fermezza. L’unico amministratore che mi pare di aver scorto una volta in Tribunale è stato l’assessore all’ambiente della Provincia, alla prima udienza.
Per la prima udienza ricordo che fummo prorpio noi di Femminismi a proporre ad Udi-Pesaro l’idea di essere lì dal vivo, senza demandare solo alla carta stampata la nostra incazzatura, e distribuimmo un volantino in italiano, arabo e albanese, perché vedevamo che in questo caso c’era un bieco legame tra mandante e sicari che oltrepassava le nazionalità e le culture per legare questi maschi con un patto patriarcale atroce.
Solo dopo, vista la spinta che avevamo impresso all’opinione pubblica mettendoci ” in piazza ” e facendo quel che dovevamo fare, in quanto femministe, fu organizzata una manifestazione di sostegno molto partecipata e che vide in strada tante associazioni e alla testa anche vari pezzi grossi della politica locale.
E’ indubbio che in Italia la battaglia per una legge contro la violenza sulle donne appartenne negli anni ’70 alle donne delle sinistra, che si fecero portavoce delle piazze, e che oggi che la presenza femminile  nei partiti e nelle liste è aumentata, l’interesse a legiferare meglio sul femminicidio è trasversale. Possiamo distinguere, certo, dalle campagne di alcune politiche di destra che si orientano solo sulla certezza della pena e sull’incremento dell’attività di polizia, però  siamo ormai lontane dai tempi (in fondo pochi decenni fa) in cui a parlare  in Parlamento e in Tribunale erano i maschi, e si parlava di “onore”.
E allora la domanda: perché il PD chiede a Lucia Annibali di candidarsi? Perché interessato alla sua competenza di avvocata? Perché pensa che la sua esperienza possa essere messa al servizio della politica per seguire questa tematica? No, è ovvio che ora, in corner, lo fa per i voti.
Perché oggi più che mai la politica si fa candidando nomi conosciuti, pigliandoli dalla società civile, con un sistema che sancisce la fine di questa democrazia e ci mette allo stesso livello delle proto-democrazie dei paesi in via di sviluppo, o peggio, visto il berlusconismo bipolare, un disturbo della personalità politica del nostro Paese  eretto a metodo proprio da questo attuale governo.
Perché da quando le liste civiche e  le Liste a cinque stelle hanno candidato perfetti sconosciuti/e, gente comune,  il Pachiderma PD ha capito che doveva mettere in lista più gente comune e meno rampolli di sezione allevati per le Primarie.  
Il Pd quindi “premia” Lucia con una proposta che in realtà andrebbe tutta a vantaggio del partito, in una corsa contro il tempo per le candidature.
A Lucia il consiglio di non farsi acchiappare, e comunque un augurio per ogni scelta che farà adesso che, come dice lei in realtà già da un anno, questo incubo è finito.
Questa vicenda ha segnato simbolicamente il Paese: lo mostra la gentilezza con cui sono state accolte e fatte circolare liberamente in Tribunale le donne manifestanti (anche con cartelli vari), il fatto che al primo sit-in il Presidente del Tribunale accolse una nostra delegazione, la presenza, evidenziata anche dagli scatti fotografici di questi giorni, di alti rappresentanti delle Forze dell’Ordine accanto a Lucia e alla sua famiglia fuori  dentro l’Aula quasi a “tutela” simbolica che dovrebbe significare un cambiamento. La mostra fotografica organizzata da Udi-Pesaro e da alcune classi di studenti sul femminicidio, con le proprie forze e soldi, è stata visitata anche dal Prefetto… ! e poi il rito della premiazione da Napolitano…  Ma l’attività contro il femminicidio è ancora  basata su fondi precari e sul volontariato, ed ogni cambiamento di assetto politico, ogni taglio, ogni fiato di crisi, rischia come sempre di mettere in pericolo proprio queste attività.
Così nelle città dove la presenza multiculturale è forte, i centri antiviolenza andrebbero potenziati con le mediatrici e i mediatori culturali. Così le istituzioni andrebbero sollecitate a farsi garanti dell’attività dei consultori pubblici, spesso primo luogo di intercettazione del disagio delle donne, anche in tempi di tagli alla sanità, così i gesti simbolici andrebbero trasformati in gesti ancora più concreti: una domanda ad esempio, qualcuno sa se Varani è stato sospeso dall’Ordine degli avvocati?

Francesca Palazzi Arduini

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Pensavate che tutti i discorsi, le celebrazioni, gli spettacoli, le commemorazioni sul femminicidio fossero servite a mettere finalmente in testa ai professionisti dei media un minimo di PRINCIPIO ETICO per smettere di confondere (e giustificare) la violenza sulle donne con l’amore, la passione, il desiderio ecc.? Pensavate che i soli a fare retorica sul pover’uomo tradito negli affetti, scioccato, e quindi giustificato, magari “non in grado di intendere” a causa di TROPPO amore, fossero solo i giornaletti locali? E invece leggete il testo della notizia diffusa dal Tg Marche ieri sera a proposito dello stupro avvenuto a Castelbellino stazione, dal servizio di Patrizia Ginobili:
“Un AMORE non corrispoto per una ragazza che conosceva solo di vista, un SENTIMENTO distorto SFOCIATO nel sequestro e nella violenza feroce a quella giovane oggetto del suo DEISDERIO. un pomeriggio di terrore, il RAPTUS è scattato quando lui si è dichiarato E LEI LO HA RIFIUTATO. è successo ieri a Castelbellino stazione, piccolo e appartato paese della vallesina. era l’ora di pranzo, lui un 31enne italiano incensurato e disoccupato costringe la ragazza a salire sulla sua auto, cominciano così 8 ore di violenza RACCAPRICCIANTI, la giovane viene sequestrata e picchiata, poi portata a casa dall’aguzzino che la violenta per ore…. arrestato in flagranza di reato, lei ricoverata per le violenze definite “inaudite” a cui è stata sottoposta…”.
…servizio che già lega vittima e carnefice con un giudizio, per cui le attenzioni del violento sono definite non tenendo conto della violenza stessa, che è aggressione emotiva e fisica, ma del suo stato emotivo di “innamorato”. Ricordiamo alla signora Ginobili e alla redazione del TG Marche che forse, nel 2014, e dopo tante parole spese, sarebbe il caso di attenersi ai fatti lasciando i commenti su “quanto le piaceva la ragazza” al cosiddetto uomo della strada, quello che spesso ci si augura di non incontrare di notte.
Per rispetto delle vittime, osservate, molestate, seguite, rapite, sarebbe il caso di smettere di legare amore e sangue e di rileggere il Codice etico per la stampa in caso di femminicidio.

Francesca Palazzi Arduini

iostoconlucia
Abbiamo partecipato stamattina al presidio “Io sto con Lucia” organizzato con grande dignità e forza da Udi Pesaro (brave!) oggi 17 marzo di fronte all’Aula dell’udienza per il processo Varani.

Dalle amiche dell’Udi una nota finale a chiusura del presidio che è stato mantenuto sino a fine udienza:
A sabato 29 marzo è stato aggiornato il processo che prevede la replica della PM Garulli, dopo il giudice si ritirerà per decidere la pena, che potrebbe arrivare lo stesso giorno, ma questo ovviamente non è confermato. Oggi è stata una giornata con un carma molto pesante, niente a che fare con l’idea della giustizia pacificatrice, appartiene ad una visione romantica della dea con la bilancia. Piuttosto il terreno di azzeccagarbugli esperti in cavilli, questa è la giustizia. Nessuna pacificazione verrà da questo terreno, purtroppo! Oggi si è celebrata un’altra offesa a Lucia che è uscita solo quando ha parlato Varani. Solo la sua presenza fisica ha riportato sempre alla realtà, presenza ingombrante per chi voleva raccontare un’altra storia. Noi, semplici testimoni di una violenza annunciata! A Sabato 29 marzo con IO STO CON LUCIA.

cuore
Il primo caso a Fano – un uomo che di professione fa il prete – si fa arrestare in flagranza di reato mentre con baci e carezze intrattiene in spiaggia una tredicenne. Passa alcuni mesi in carcere e poi dopo un anno arriva la sentenza, che gli riserva poco più di due anni. Due anni che sono due anni di condizionale. Non sono niente ma del resto non è “niente” quello che lui ha fatto – per questo “niente” si è scusato, dicendo di aver coinvolto delle persone – così spiega nella lettera che ha letto alla stampa. Ha coinvolto “delle persone”? Ha molestato pesantemente, ha abusato del suo potere per fare l’innamorato di una ragazzina di 13 anni ma, lui dice, cosa ha fatto in concreto? Solo baci e carezze dati con “affetto” è questa la parola che ha letto a tutti nel video che ha diffuso. Il capo d’imputazione è il 609 quater del codice penale, gli atti sessuali con minore, che cita: “a differenza dell’art. 609 bis c.p. riguarda situazioni caratterizzate da una condizione di preminenza, di autorevolezza del soggetto attivo sul minore, in ragione della relazione fiduciaria intercorrente con esso, idonea a condizionare e a suggestionare il minore stesso, inducendolo a prestare un consenso agli atti sessuali agevolato dalla specifica qualità dell’agente. Non sono emerse né violenze fisiche né coercizioni morali, ma una relazione affettiva fra la minore e il mio assistito” chiosa però il legale al Resto del Carlino (21 maggio 2013). Come se questo “affetto”  non fosse comunque violenza psicologica, un danno, una inaccettabile manipolazione.

Il secondo recente caso in Calabria – un uomo che lavorava nei servizi sociali e che è stato intercettato e poi scoperto a letto con una bambina di 11 anni con cui aveva instaurato una relazione morbosa, una bambina che gli era stata affidata perché la famiglia era in stato di indigenza per aiutarla nei compiti. Il primo e il secondo grado lo condannano a 5 anni per “violenza sessuale”, la Cassazione annulla i due gradi di giudizio perché occorre tenere presenti le ‘attenuanti generiche’ e considerare che il fatto ha minore gravità visto “il legame di affetto che univa i due” – e dato che la bambina “sembrava innamorata”.

Due casi diversi ma simili. Diversi per cosa? Se la diversità consiste nelle pratiche sessuali, allora questa lista dell’orrore in cui i pezzi del corpo delle bambine sono raccontati nei dibattimenti come alla fiera del bestiame, non ci interessa. Il motivo per cui i due casi sono simili, invece, riguarda le due situazioni di relazione affettiva tra chi ha abusato – perché compiere atti sessuali con un minore di anni 14 è abusarne – e la bambina o ragazzina pre-adolescente. La gravità sta proprio in quello che una magistratura- culturalmente impreparata ad affrontare tali casi – ha definito attenuanti o ha considerato meno rilevanti al punto da cambiare capi di imputazione. Il trasformare l’abuso sessuale in “affetto” nei confronti di chi sta imparando cosa significano amicizia, affetto, amore, è la violazione più grave, quella presente nelle interpretazioni tutte a favore del soggetto agente.
Due casi davvero inquietanti per come sono stati trattati nei tribunali. La magistratura non è preparata a affrontare questi casi, il paese e la cultura maschilista che lo pervade non sanno rispondere a fatti che prefigurano un dolo maggiore proprio perché mascherati come “affetto”, perché ogni atto sessuale ottenuto da minori o praticato su minori avviene con un abuso di potere, con il carisma e attraverso una intimidazione da parte del soggetto più forte sul soggetto più debole. Questa non è una forma di violenza?

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino.

avvocati comunicato annibali
Avevamo chiesto da tempo come mai, dopo tante chiacchiere sul femminicidio e doverose dichiarazioni ufficiali di sdegno, il Comune di Pesaro non si fosse costituito parte civile al processo contro l’avvocato Varani, imputato di lesioni gravissime e tentato omicidio contro Lucia Annibali, un fatto che ha leso gravemente l’immagine della città oltre che la serenità di tutte/i. Neppure la stampa aveva raccolto il nostro invito, forse per timore di mettere in imbarazzo le istituzioni.
Sta di fatto che l’udienza con rito abbreviato di febbraio vedrà solo Lucia Annibali parte civile per le ovvie richieste di risarcimento danni, e agli imputati verrà concesso un terzo di sconto sulla pena come è automatico col rito abbreviato. Pare che alla fine, tutto si risolva in una faccenda burocratica di “stima del danno” in euro.  Per fortuna gli avvocati colleghi di Lucia, con grande senso pratico, scendono in campo  occupandosi di queste mancate prese di posizione simboliche, significative, denunciando il fatto che finora neanche il Consiglio dell’Ordine degli avvocati si è riunito per decidere gli opportuni provvedimenti nei confronti del Varani, qui il loro comunicato, che ci sembra uno dei pochi reali elementi di solidarietà concreta dimostrati a Lucia in questi giorni: professionisti liberi.

bla
Sostenendo la proposta di UDI,  Unione donne italiane, sezione di Pesaro, di essere di nuovo presenti lunedì 9 dicembre di fronte al Tribunale di Pesaro (ore 9-13) in occasione dell’udienza sul caso Varani, invitiamo tutt* a venire con scritti e parole ma senza simboli di partito. Il comunicato di indizione del sit-in Prima udienza del processo. Ecco anche le prime riflessioni del nostro gruppo sulle vicende di questi giorni:

Femminicidio e udienza Varani: meno parole e più fatti.

Mentre con due sentenze, quella per il parroco fanese don Ruggeri condannato con la minima pena, e quella per il branco dello stupro accaduto durante la Notte bianca fanese, la magistratura dimostra di adoperarsi per evitare al massimo il carcere ai colpevoli (si leggerà il dispositivo giudiziario per capirne motivazioni e ragioni), scende in campo chi ama la luce dei riflettori.
A nome di Fratelli d’Italia lancio un appello a tutte le forze politiche, alle Associazioni e alla cittadinanza tutta di partecipare ad un presidio silenzioso e soprattutto senza nessun tipo di bandiera e striscione politico per sostenere tutta la nostra vicinanza a Lucia Annibali”, scrive il portavoce pesarese del partito Fratelli d’Italia invitando ad essere presenti al Tribunale di Pesaro il 9 dicembre, e noi ci chiediamo con che coerenza egli si ponga come promotore di un sit-in, chiedendo anche l’assenza di ‘striscioni politici’, mentre dirama comunicati stampa a nome del suo partito. Dovremmo venire a fare le comparse per dar lustro alla presenza di Ciccioli o della star Barbara Benedettelli, autrice del libro dal criticato titolo “Vittime per sempre” e già criticata nel 2011 per la mostra di fotografie di Vip che gridavano “basta”?
A questo gioco mediatico noi non ci stiamo: non crediamo alle rassicurazioni del portavoce dei “Fratelli”, che afferma di aver invitato anche la assessora Alessia Morani e la senatrice Camilla Fabbri come se ciò garantisse la trasversalità dell’ iniziativa. Della questione del femminicidio, in questo periodo elettorale, molti parlano ma noi donne di associazioni femministe, che da tempi certo non sospetti ce ne occupiamo, vorremmo riportare l’attenzione sui fatti:
quello che conta, come già abbiamo affermato lo scorso aprile nel sit-in in Tribunale, è che le istituzioni locali si adoperino per supportare l’attività dei Centri antiviolenza, a rischio chiusura in molte città, a questo proposito avevamo ricordato che a Pesaro era carente la mediazione culturale per donne di lingua non italiana. Altra cosa basilare è che nei casi come quello di Lucia Annibali la cittadinanza si dimostri unita sì ma nella pratica, ci eravamo quindi chieste se il Comune di Pesaro si sarebbe costituito parte civile per significare il grave danno apportato a tutta la città. A Fano, per lo stupro da parte dei minorenni della “Notte bianca”, l’assessora Cucuzza aveva dichiarato che il Comune di sarebbe costituito parte civile, forse neanche sapeva che nei processi ai minori ciò non è consentito.
A distanza di otto mesi dal fatto ci aspettiamo quindi risposte concrete: ci sono le forze per fare un serio e metodico lavoro sulla differenza di genere sul territorio?
Chi dice di volere “un cambiamento culturale” contro la violenza, fa però parte di un partito che si chiama “Fratelli d’Italia”, escludendo le “sorelle” in perfetto stile patriarcale … questo dimostra che non è più rinviabile il lavoro culturale sul linguaggio, e quello su educazione sentimentale tra i più giovani in tutti i livelli scuola, famiglia e social-media. Anche il modello di maschilità da cui tante di noi sono attratte (purtroppo!) è da rivoluzionare.
Seguiremo con attenzione il processo di Pesaro, oltre la prima udienza, innanzitutto augurandoci che lunedì non si decida per il rito abbreviato e che l’istituzione municipale scenda in campo rappresentando concretamente la vicinanza e la solidarietà di cittadini e cittadine a Lucia Annibali.

Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino.





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