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un osservatorio sulla libertà femminile

– Consultori: la sintesi dell’incontro


“Vogliamoci bene 1: donne, salute, consultori”, Fano domenica 26 settembre 2010.
Finalmente l’incontro atteso tra operatrici del settore sanità, operatrici dei consultori laici, sindacaliste, bioeticiste e donne femministe per discutere assieme del tema sotto più punti di vista.
Questo la sintesi.

Intervenute:
-Tiziana Antonucci, vicepresidente di Aied Ascoli Piceno
-Simona Ricci, Cgil Funzione pubblica Pesaro – Sanità
-Valeria Rossi Berluti, ostetrica ZT3 ASUR Fano
-Antonella Tinti, psicologa ZT2 ASUR di Urbino

Coordinamento a cura del gruppo provinciale Femminismi:
-Monia Andreani, bioeticista femminista e docente di Diritti Umani Università per Stranieri di Perugia 

I maggiori utilizzatori dei servizi dei consultori secondo l’esperienza delle intervenute:

  • Adolescenti – educazione sessuale e contraccezione, contraccezione d’emergenza
  • Straniere – ginecologia, ostetricia, psicologia
  • Genitorialità

Punti nevralgici di criticità rilevati:

1)     LA TOTALE ASSENZA di DATI dell’ATTIVITÀ CONSULTORIALE

(ASUR non fornisce dati raccolti con metodologia che renda possibile l’analisi del servizio)

2)     LA CARENZA DI INVESTIMENTI NELL’ATTIVITÀ DEI CONSULTORI e la necessità di monitorare il nuovo Piano Sanitario Regionale perché siano ricostituite le équipes multidisciplinari dei consultori – che costituiscono un fiore all’occhiello per l’Italia, riconosciuto a livello internazionale, per la gestione socio-sanitaria delle problematiche di salute delle persone.

Il personale dei consultori oggi è spesso precario e in alcuni contesti non è garantita la presenza di tutte le professionalità – ad esempio nella Zona ZT2 ASUR manca in molti consultori la figura del/della ginecologo/a.

3)     LA GRAVE CARENZA DI MEDIAZIONE CULTURALE nei consultori – vista l’utenza straniera si considera molto problematica l’effettiva mancanza di mediatori culturali formati in campo sanitario.

4)     LA MANCANZA DI DATI SULLA OBIEZIONE DI COSCIENZA – l’ASUR non rende pubblici i dati e soprattutto la presenza sul territorio degli obiettori all’interno del servizio consultoriale – pertanto per l’utenza non è possibile sapere in anticipo se verranno negati i servizi che devono essere GARANTITI per legge come ad esempio la certificazione per l’IVG, la contraccezione d’emergenza (PILLOLA DEL GIORNO DOPO), l’intervento dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza, l’applicazione dello Iud (spirale).

5)     L’ASSENZA DI CERTIFICAZIONE PER L’IVG. In molti consultori pubblici della Regione Marche non è possibile avere in tempi rapidi il Certificato che attesta la volontà della donna di ricorrere all’Interruzione di Gravidanza, primo atto dovuto per continuare l’iter previsto dalla Legge 194/1978, e la donna è costretta a girare per tutta la Regione fino ad arrivare a casi estremi, in alcune zone delle Province del Sud delle Marche, dove molte donne ricorrono al Consultorio dell’AIED,che è solo ad Ascoli Piceno. In alcuni casi l’iter si risolve in uscita dai termini della legge con la conseguente impossibilità di accedere al servizio.

6)     VIGILARE SULLE DECISIONI IN MERITO alle linee guida regionali per l’utilizzo della RU 486 – ancora non sono state emanate le linee guida per l’aborto chimico.

7)     ASSENZA DEL SOSTEGNO PER LA MATERNITÀ – le operatrici dei consultori hanno notato come gli strumenti di Welfare per sostenere la maternità espressi una tantum non siano sufficienti per aiutare concretamente le donne che lavorano o che cercano un lavoro, a vivere con rispetto e con costruttività la loro scelta di diventare madri. Spesso l’unico interesse che sembra riconosciuto a livello generale e pubblico è limitato alla sola decisione di portare avanti la gravidanza e di dare alla luce un figlio, la situazione di vita della famiglia successivamente a questo atto, non viene promossa da strumenti di sostegno al reddito, di immissione nel mondo del lavoro, di strutture di sostegno alla genitorialità.

8 –   DIFFICOLTÀ DELLA CONTRATTAZIONE SINDACALE in ambito ASUR e del servizio consultoriale, necessità di mettere insieme tutte le professionalità per elaborare richieste sindacali alla Regione. 

9)     Necessità dell’ISTITUZIONE DI SPAZI di ANDROLOGIA NEI CONSULTORI, per cominciare a diffondere una cultura della salute sessuale maschile già in giovanissima età, che servirebbe ad una maggiore responsabilizzazione delle relazioni eterosessuali ed omosessuali.

 10) Necessità di inserire nell’équipe consultoriale del personale che sia formato per favorire la piena consapevolezza e salute delle persone gay, lesbiche, transessuali, trans gender …

 RISULTATI DELL’INCONTRO

Tutte le intervenute hanno concordato di dover prestare attenzione e di vigilare, informare, rispetto alle tematiche nevralgiche emerse attraverso una rete di relazione e interventi specifici sul territorio nella consapevolezza che un servizio come quello consultoriale non può essere DELEGATO all’istituzione ma deve prevedere per statuto e per fine legislativo, un rapporto costante con la società civile del territorio, è ora che le donne si riprendano il loro spazio nella gestione dei servizi che le riguardano e che riguardano tutti.

 Un resoconto completo puoi leggerlo qui: Resoconto dell’ incontro sui consultori

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